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Attività Missionaria di P.Santucci in Albania |
Chiesa paleocristiana scoperta all'inizio dei lavori |
Il 6 dicembre scorso è stata posta la prima pietra per l'erigenda chiesa da dedicare a San Giuseppe Moscati, nel villaggio di Fushë-Derven.
Accanto alla chiesa è prevista una costruzione che servirà da sacrestia e ambulatorio.
Farla a destra o a sinistra della chiesa?
Dopo aver riflettuto a lungo, propendo per l'idea di situarla a sinistra. Ma, mentre si procede allo scavo delle fondamenta di questi locali, (è il 3 dicembre!), mi arriva una telefonata dall'Ingegnere Shota: gli operai hanno trovato tracce di antiche mura!
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Mi precipito subito a constatare de visu il ritrovamento e mi trovo dinanzi, a circa un metro sotto il livello del terreno, a mura larghe circa 50 centimetri, costruite con pietre lisce miste a mattoni di forma quadrata. Per un puro caso è stata ritrovata l'antica chiesa di cui gli anziani facevano memoria, ma di cui si erano perse le tracce.
L'antico villaggio di Derven era costruito a poca distanza dal fiume Ishen che, molto spesso, usciva dal suo alveo e sommergeva le abitazioni sotto un mare di fango. Soltanto circa tre secoli fa fu spostato l'alveo del fiume. Ma, nel frattempo, gli abitanti si erano trasferiti a Kodër-Derven (una collina nei pressi di Derven), e, a Bilaj, anche qui, in una zona sopraelevata.
La chiesa era stata sommersa, un po’ come le abitazioni dell'antica Pompei, da un mare di limo e di terriccio. Alcuni giorni dopo la scoperta di un tratto di mura, è venuta alla luce l'abside, piuttosto piccola, confermando l'ipotesi che si tratta realmente di una chiesa. E da alcune ricerche fatte, pare che i mattoni - di forma quadrata - possano riferirsi ad epoca bizantina.
Sappiamo dalla storia che nel Concilio di Dalmazia, tenutosi a Spalato nell'anno 887, fu stabilita la divisione definitiva tra Roma e Costantinopoli. Da allora, la chiesa albanese si lega a Roma, e, dalla località di Dioclaea, città che sorgeva a nord di Scutari, ora completamente scomparsa, (distrutta nel 927) dipendevano ben 12 diocesi situate nel territorio del centro-nord.
Inoltre, nella zona di Kruya, erano presenti diverse comunità benedettine.
Da queste considerazioni la chiesa in questione potrebbe essere, con molte probabilità, un reperto paleocristiano, da datare negli anni 700 e 800…
Informo l'Ambasciatore d'Italia, il Dottor Foresti, della scoperta ed egli mi mette in contatto con il Professor Muzafer Korkuti, Direttore dell'Istituto di Archeologia.
Dopo un'accurata visita si decide di fermare i lavori di sterro e si convoca un incontro presso la Sede della Direzione di Archeologia a Tirana, per la metà di gennaio. Si è tutti concordi che si tratta di una chiesa paleocristiana.
Per ora si possono fare soltanto ipotesi poiché ancora non si conosce esattamente il perimetro delle mura e perché, anche scavando alla profondità di più di 2 metri, non si è trovato ancora il pavimento.
A parte il valore storico della scoperta, non si può non fare un'osservazione: tutto ciò conferma le radici cristiane dell'Europa e anche dell'Albania.
La testimonianza del Gruppo Giovanile di Fushë-Derven
Alla fine, dopo aver atteso così a lungo, anche noi abbiamo provato le emozioni di un giorno particolare, quando abbiamo messo la prima pietra della nostra chiesa. Questo giorno ci pareva lontano, però, grazie a Dio, è arrivato…!
Negli ultimi due anni la Messa si celebrava all'aperto, coperta soltanto dal cielo e sotto l'ombra di un albero grande , molto antico. Tutti noi aspettavamo questo giorno.
Il 6 dicembre, alle tre del pomeriggio, tutto il villaggio era presente per ricevere Mons. Rrok Mirdita, Arcivescovo della nostra Diocesi, Tirana-Durazzo.
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Mons. Mirdita, mandando nel nostro villaggio Don Carmine Leuzzi, e poi le sorelle Canossiane, ha reso possibile farci crescere non soltanto fisicamente, ma, quello che era più importante, crescere nel Signore e nel rapporto con Lui. Durante questo tempo abbiamo capito che le pietre vive della Chiesa siamo noi, ma abbiamo bisogno anche di avere un posto, o un ambiente, dove poter adorare il Signore presente nell'Eucaristia, dove possiamo manifestare la nostra fede e ricevere Dio attraverso i Sacramenti.
Molte persone quest'anno hanno dedicato preghiere, tempo, impegno e contributo finanziario, rendendo possibile la realizzazione di questo progetto. Oltre al Sacerdote, alle Suore, vogliamo ricordare particolarmente gli amici di Grosseto ed alla fine Padre Ernesto Santucci s.j, il quale, dopo avere realizzato alcune chiese nei villaggi dei dintorni, ha accettato di collaborare anche per la nostra chiesa.
Questa chiesa sarà dedicata a San Giovanni Battista ed a San Giuseppe Moscati, medico santo che è vissuto a Napoli ed ha dedicato il suo servizio a tutti, in particolare ai poveri.
Il campo davanti alla piccola capanna ormai costruita e le fondamenta della chiesa nuova appena aperte, erano pieni di gente.
Alcuni di loro erano riuniti lì soltanto per questa festa, altri presenti, soprattutto bambini, adolescenti e giovani, erano già assidui alle celebrazioni che si compiono di domenica, o, alle feste del paese. Il vescovo ha espresso la sua gioia, ma ha ribadito con forza che non serve a nulla una chiesa nuova se la gente non si avvicina a Gesù, se non impara a vivere con Lui, se non rende testimonianza della sua presenza nel mondo.
Anche se noi giovani la desideriamo da tanto tempo, sappiamo che è inutile una costruzione soltanto per il nostro orgoglio di cristiani. Proprio per comprendere il significato dell'essere legati a Gesù e costruire in Lui la nostra chiesa e la nostra vita, il vescovo, dopo avere benedetto la pietra angolare, importante per la costruzione di ogni casa, l'ha deposta nell'angolo delle fondamenta ed è stato rinforzato il cemento dove sarà fondata l'abitazione che si ergerà tra poco.
La Bibbia ci ricorda che questa pietra è proprio Gesù, la pietra angolare, la pietra che scartata dai costruttori è divenuta testata d'angolo, la roccia sulla quale noi anche oggi costruiamo la nostra vita.
Auguriamoci che innalzando le mura della chiesa ci innalziamo anche noi, secondo l'esempio dei suoi protettori come San Giovanni Battista, testimone di Gesù sino alla fine, ed anche come San Giuseppe Moscati, al servizio dei poveri e dei bisognosi.
Ancora una volta ringraziamo di cuore tutti coloro che hanno collaborato, collaborano e collaboreranno nella realizzazione di questa chiesa.
Il Signore vi benedica e vi ricompensi!
[Dal n.10/2006 del giornale albanese: "Kisha dhe Jeta"]
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