"Hanno voluto uccidere Dio" Presentazione di P.Ernesto Santucci s.j. al libro di Didier Rance |
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"La storia non aveva ancora conosciuto ciò che accadde in Albania…" – " Così, cari albanesi,
il vostro dramma deve interessare tutto il continente europeo: è necessario
che l’Europa non dimentichi" (Giovanni Paolo II).
Alla morte di Padre Luli, mio confratello, trovai questo libro nella edizione originale in lingua francese, sulla sua scrivania. Gli era stato donato dall'autore, che tempo prima lo aveva intervistato, e c'era un segnalibro fermo sulle prime pagine. Dopo averlo scorso, mi era sembrato molto interessante, ma poi l'avevo riposto tra gli altri libri, nello scaffale.
È stata l'insistenza di una carissima amica, che qui pubblicamente ringrazio, la professoressa Elvira Martino Di Carlo, a spingermi a consegnarglielo perché lo potesse tradurre. Ed ecco l'impresa è terminata e, grazie all'interessamento dell'amico Antonio Lombardi, il volume vede la luce in edizione italiana. Un pensiero di ringraziamento rivolgo anche al giovane Luigi Pastoressa che ha curato la parte editoriale.
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Sono ormai sedici anni che vivo in terra albanese. Nei primi anni di permanenza a Tirana ho sentito tante persone raccontare ciò che era accaduto negli anni precedenti. Tutto "in presa-diretta", direttamente dai protagonisti o da coloro che avevano visto o sentito raccontare gli orrori degli anni trascorsi, in cui in nome del marxismo-leninismo erano state sacrificate tante vite umane.
Ritengo anche ora, dopo tanti anni, che sia molto importante, fondamentale, direi, portare a conoscenza degli italiani quelle pagine di storia che si sono avvicendate per la durata di quasi cinquant'anni a pochi chilometri da noi, sull'altra sponda dell'Adriatico, e di cui ben pochi hanno avuto sentore. Un muro impenetrabile era stato eretto, muro che ha reso l'Albania un immenso carcere.
Oggi, in Italia, più che conoscere l'Albania si conoscono, o si crede di conoscere, gli "albanesi". Un luogo comune, uno stereotipo ben radicato, li vuole "brutti, sporchi e cattivi", inaffidabili, protettori di prostitute, spacciatori di droga, rapinatori, violentatori, trafficanti di armi. Ma è finito da un pezzo il periodo dei "gommoni" che scaricavano sulle coste pugliesi un popolo di disperati che, col miraggio del guadagno facile, tentavano il tutto per tutto, molto spesso rischiando o perdendo la vita. Ormai questa è preistoria. Attualmente gli albanesi che vivono in Italia sono dotati di regolare permesso di soggiorno, sono bene inseriti, lavorano in ogni campo, dall'agricoltura all'edilizia, e con il frutto del loro lavoro aiutano parenti e familiari in terra albanese.
Questo volume ci aiuta a ricordare da dove vengono, questi uomini. Quali cicatrici conservano nelle loro anime, quali ricordi incancellabili restano per sempre nei loro cuori. Vengono da una nazione con una storia sempre molto travagliata, storia che ha avuto il colpo di grazia cadendo, nell'ultimo dopoguerra, sotto una dittatura spietata e crudele, stupida e malvagia, che ha ridotto uomini e donne a vivere come in un gigantesco lager, dove tutto doveva essere funzionale al "Partito del lavoro", una divinità mostruosa cui sono state sacrificate migliaia e migliaia di vittime.
In questi anni si sta stendendo un velo pietoso - di oblio - su quello che è stato il fenomeno del comunismo in Europa e nel mondo. È bene, invece, alzare il velo per conoscere e ricordare, affinché certe atrocità non si ripetano mai più. Ed è bene conoscere la storia di tanti uomini, laici e religiosi, vescovi e sacerdoti, le cui vite sono state barbaramente sacrificate.
Questo libro deve farci riflettere. Alcuni di questi uomini che hanno avuto il coraggio di non tacere, di opporsi alla marea crescente della disumana dittatura, tra breve, lo speriamo, riceveranno il riconoscimento ufficiale della Chiesa e saranno inseriti nel catalogo dei numerosissimi martiri che la fede cristiana genera in ogni periodo della storia.
Un elenco di quaranta nomi: vescovi, sacerdoti, diocesani, francescani, gesuiti, laici, tra cui anche una donna. Elenco che riportiamo di seguito.
Ma meritano di essere ricordate tutte le altre vittime senza nome, conosciute e sconosciute, cristiane o appartenenti ad altre confessioni religiose. Anche per il sacrificio di tutti costoro possiamo dire oggi di essere uomini liberi!
In attesa di Beatificazione:
Mons. Vinçenc Prendushi, | Don Ndre Zadeja, |
Nota: Didier Rance è direttore nazionale dell’ACS ("Aiuto alla Chiesa che Soffre") per la Francia. Ha pubblicato una decina di libri sui martiri e i testimoni della fede nell’Est Europeo. Il volume è edito da Avagliano Editore – 2007.
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