L'Albania attende il grande giorno
dei nuovi Beati

Ernesto Santucci s.j.

L'8 dicembre 2010, festa dell'Immacolata Concezione, nella Cattedrale di Scutari, con una solenne cerimonia, si è chiuso il Processo Diocesano dei martiri albanesi, per i quali può usarsi il titolo di "Servi di Dio".

Chi sono questi martiri? Il capolista è il Vescovo Vinçent Predushi O.F.M. e 37 compagni, tra cui 3 gesuiti. A questi sono stati aggiunti il Padre Luigi Paliq, francescano,ucciso nel 1913 nel Kosovo e Don Gjon Gazulli, sacerdote diocesano, ucciso nel 1927, durante il periodo del re Zog.

Erano presenti il Cardinale Claudio Hummes, ex Prefetto della Congregazione per il Clero, il Nunzio Apostolico Mons. Ramiro Moliner Ingles, tutti i Vescovi albanesi, Mons. Dode Gjergji, Vescovo del Kosovo, i Provinciali francescani dell'Albania e della Bosnia, i Superiori gesuiti di Scutari e Tirana e tante altre autorità religiose e civili.
Affresco nella chiesa di Blinish rappresentante la fucilazione dei Padri Fausti e Dajani, accanto al cimitero di Scutari.

Il Processo era iniziato nel 2002, sono state raccolte molteplici testimonianze, sono stati aperti archivi per poter arrivare alla certezza che tutti hanno offerto la loro vita per Gesù Cristo e per la Chiesa. Ora tutta la documentazione è in Vaticano e si pera che tra non molti anni possa avvenire la solenne beatificazione di tutti questi "Servi di Dio".

Naturalmente, coloro che negli anni bui del comunismo hanno versato il loro sangue sono molti di più. E' stato scelto un campione variegato tra sacerdoti diocesani e religiosi. Ma ci sono anche tanti sacerdoti che non sono ufficialmente "martiri", e tuttavia hanno trascorso anni e anni di carcere, subendo inaudite torture e umiliazioni di ogni genere.

Ho avuto la fortuna di conoscere, tra costoro, il Padre Anton Luli, mio confratello, che tra anni ed anni di detenzione, lavori forzati, torure varie, potrebbe benissimo essere definito "martire" anche se non ha versato il sangue. Quest'uomo meraviglioso ha perdonato tutti i suoi aguzzini ed ha vissuto gli ultimi suoi anni testimoniando in prima persona tutta la "via crucis" che ha dovuto subire.

Tra questi martiri, come un giglio, emerge l'unica figura femminile, Maria Tuci, postulante Stimmatina, nata nel 1928 e morta nel 1950, dopo aver subito torture inenarrabili. Mi riserbo di tornare a parlare di questa giovane donna.

Sono fiero ed orgoglioso di avere come miei confratelli, prossimi beati, il P Giovanni Fausti, italiano, il P. Daniel Dajani, albanese, e il Fratello Gjon Pantalija, Kossovaro, cugino di 1° grado di Madre Teresa.

Che tutto questo sangue versato possa essere veramente il seme che faccia rinvigorire la fede dei cattolici albanesi e per fa nascere tra loro tante vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa!


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