Un grande dono per Derven

Le Canossiane dell'Albania

Una lunga attesa ha avuto termine il 12 settembre 2010; infatti i cristiani di Derven Posht hanno aspettato per circa dieci anni la realizzazione della promessa di costruire una chiesa nel villaggio.

Dei volontari italiani di Grosseto fecero tale promessa, ma dal dire al fare ci sono voluti tutti questi anni. La spinta ad iniziare fu data quando tali volontari, nella persona di Mario Rossi, offrirono la prima somma. Bastò per recintare il terreno, e costruire una piccola stanza con pareti di plastica e tetto in legno per la Celebrazione Eucaristica e perle attività, ma fu l'inizio... Sua Eccellenza Monsignor Rrok Mirdita, Arcivescovo di Tirana diede il compito di iniziare i lavori a Padre Ernesto Santucci, gesuita, tenace realizzatore di tale progetto; lui aveva già fatto lo stesso dono ad altri villaggi. Ci sono voluti circa sei anni; ha dovuto tanto faticare per cercare i soldi presso diverse fonti, ma ci è riuscito. Di tanto in tanto anche da Grosseto arrivava qualche piccola somma.

P. Ernesto Santucci s.j.

Durante questi anni, al villaggio non è mai mancata la Santa Messa domenicale, e la presenza delle nostre Madri. Prima si celebrava in un ambiente della scuola, poi le autorità scolastiche non lo permisero più e, per due anni si è celebrato all'ombra di un "albero" grandioso. La gente diceva: "Qui c'è la chiesa, qui sotto quest'albero!". Infatti proprio lì nello scavare le fondamenta per la nuova chiesa furono trovati i resti di una chiesa risalente all'anno mille circa, sepolta da un alluvione. Allora qualcuno ebbe a dire: "E risorta la chiesa".

Li la gente in mancanza di altro luogo, ma soprattutto per mantenere viva la memoria del luogo sacro, si trovava a ritmo settimanale, per pregare, per accendere le candele... lì portava segni votivi semplicissimi, per esempio una mela, un uovo...lì, vi lasciava un indumento come a chiedere una grazia... lì lasciava piccole monetine...lì si "consumava" la preghiera, si può dire, dei poveri di Yave fin dal tempo del regime.

Ora c'è una bella struttura con annesse due stanze per la pastorale, ma la gente non dimentica di fare visita al "luogo sotto l'albero", lì c'è la memoria della tradizione, lì c'è il ricordo di una fede conservata nel cuore e a denti stretti nel tempo in cui volevano uccidere Dio.

Il 12 settembre è stata consacrata dall'Arcivescovo Mons. Rrok Mirdita con la presenza del Vescovo ausiliare Mons. Georg Frendo, del Nunzio Apostolico, di 16 sacerdoti, di un'Assemblea formata dalla gente del villaggio, da altre religiose, da fedeli dei villaggi vicini, da amici di Kruja e di altri luoghi.

Durante l'omelia così si è espresso l'Arcivescovo: "Questo nuovo tempio del Signore è il nono costruito da Padre Santucci nei suoi 20 anni di missione in Albania, questo nuovo tempio è vostro, qui potete radunarvi per esprimere la vostra fede...per incontrare il Signore nell'Eucarestia..."

Padre Santucci già in varie occasioni, aveva detto: "Carissimi, la chiesa non è mia, l'ho costruita per voi, è un dono per il villaggio e, tanti miei amici hanno collaborato... voi ora avete un luogo dove potete esprimere la vostra fede e crescere in essa". Dopo il tempio occorre far prendere coscienza che la Chiesa è una realtà viva, fatta di persone e che va costruita giorno per giorno e, questo si realizza con l'impegno personale e di tutti insieme. L'augurio espresso per la gente del villaggio è : "Voi siete la Chiesa costruita dal Signore che verrà a pregare in questa chiesa fatta da mani d'uomo, siatelo, siate la Chiesa di Dio che lo loda, lo glorifica, lo ringrazia...!". Alcuni gesti propri della consacrazione, compiuti durante la celebrazione Eucaristica, forse non sono stati compresi dalla gente, non avranno mai assistito alla consacrazione di un tempio... occorrerà farne memoria nella catechesi e spiegarli, per far crescere il senso di appartenenza e il rispetto per il luogo sacro, per far apprezzare la preziosità del dono.

Un grazie va a quanti erano presenti per la celebrazione, a quanti hanno collaborato per la costruzione, soprattutto a Padre Santucci per la sua fede, per la sua tenacia e per la sua umiltà e pazienza nel chiedere e attendere ..., il Signore lobbia a ricompensare largamente con la sua grazia; in quel giorno festeggiò il 50° anno di ordinazione sacerdotale grazie va anche a Madre Maria Caferra, che con Padre Santucci ha seguito l'avanzare dei lavori come quando uno vede crescere una propria creatura.

Un pensiero particolare va anche all'associazione "Dashurié" che è nata a Grosseto per fare qualcosa per il villaggio, e al volontario Mario Rossi della quale faceva parte e che non ha avuto la gioia terrena di partecipare alla consacrazione della chiesa perché molto malato e che dopo alcuni giorni ha raggiunto la casa del Padre. E' diventato nostro protettore che dal cielo protegge la missione.

A quanti leggono chiediamo una preghiera perchè dopo aver costruito la chiesa il Padre e lo Spirito ci aiutino a costruire nel villaggio la Chiesa di Cristo Gesù.


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