Canonizzazione di quattro Missionari gesuiti |
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Leon Ignace Mangin, Paul Denn, Modeste Andlauer e Remi Isoré |
Testo tratto dal sito internet dei Gesuiti della Provincia di Francia.
Traduzione di Egidio Ridolfo s.j.
Tra i 120 martiri canonizzati il 1° ottobre 2000 in Piazza San Pietro a Roma, vi sono anche i quattro gesuiti francesi oggetto del presente articolo
Tutti i 120 nuovi santi - cinesi, francesi, spagnoli e italiani - offrirono la loro testimonianza di fede in Cina durante le persecuzioni che ebbero luogo dal 1648 al 1930.
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Poiché il martirio avvenne in regioni affidate dalla Santa Sede a religiosi di differenti ordini e congregazioni, i martiri sono stati divisi in gruppi secondo le loro congregazioni rispettive: 6 Domenicani, 30 Francescani, 56 Gesuiti, 2 Salesiani e 24 delle Missioni Estere di Parigi.
Due martiri non appartengono a nessuno dei gruppi citati. La maggioranza dei martiri sono laici, ma vi sono anche alcuni vescovi, sacerdoti e religiosi.
La Missione Cinese nel 1900
Siamo in Cina nel 1900. L’imperatrice Tzeu-Hsi, intrigante e retrograda, conduce a poco a poco la dinastia mandchu alla rovina. Era persuasa che al di fuori della Cina il mondo non fosse popolato che da selvaggi senza importanza.
Il giovane imperatore Koang-Hsu comprese la situazione, prese il potere e organizzò un complotto, che però fu scoperto. Egli fu allora segregato fino alla fine della sua vita. Furono i cento giorni dell’impero liberale.
La reazione, condotta dall’imperatrice Tzeu-Hsi, condusse a una rottura con le potenze straniere. Il movimento liberale si era posto sul terreno del patriottismo: "L’imperatrice ha venduto la Cina agli stranieri", diceva K’ang Yeu-wei, uno dei partigiani di Koang-Hsu. Per allontanare questo rimprovero l’imperatrice e il suo partito si diedero a sussulti di xenofobia. Fu la catastrofe, e gli strumenti di questa furono i Boxer.
I Boxer
"Boxer" è il nome che diedero gli inglesi alla società "Giustizia e concordia", che non era che la succedanea dell’antica e misteriosa associazione rivoluzionaria Pai Lien Kiao, tante volte condannata dalla dinastia manchu dei Ts’ing, e sempre rinascente.
L’imperatrice Tzeu-Hsi credette vantaggioso farne degli alleati. La boxe a cui si dedicavano i membri della setta non era che un gioco di agilità e di grazia. Ma durante le pause il "Grande Fratello" parlava ai protagonisti e spettatori, instillando il veleno della xenofobia.
A poco a poco infiammava questi giovani di odio contro i cristiani, li spingeva alla lotta, promettendo loro la vittoria. Li persuadeva che, in questa guerra santa, sarebbero stati invulnerabili.
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I Cristiani della Missione di Tchely Sud-Est
In questa Cina immensa, i Gesuiti del nord della Francia si videro affidata la Missione di Tchely Sud-Est, come si diceva allora. Nel 1900 questa missione contava 50.000 battezzati su 8.000.000 di abitanti, quasi tutti contadini. In questo territorio non c’era alcuna vera città. Pechino e Tientsin sono a 150 km a nord.
La situazione dei cattolici è delicata, perché un trattato tra la Francia e la Cina assicurava la libertà di religione, ma al rischio di far considerare il sacerdote come l’avanguardia della conquista straniera. Le buone relazioni che i missionari intrattenevano con i mandarini non allontanavano questo sospetto.
Del resto l’Occidente è già alle porte della Cina: guerra dell’oppio nel giugno 1840. Occupazione di Tientsin da parte di Inghilterra e Francia nel 1858 e nuova spedizione nel 1860. Il 13 ottobre gli alleati fecero il loro ingresso a Pechino.
Per rappresaglia contro le crudeltà e torture inflitte ad alcuni parlamentari che erano caduti nelle mani dei cinesi, Lord Elgin fece incendiare il Palazzo d’Estate, dove le torture erano avvenute. In breve, questa pagina di storia non fa onore né ai cinesi né agli occidentali.
La rivolta di T’ai-P’ing, che scoppia nel sud contro la dinastia manchu nel 1850 riconcilia l’imperatore con i residenti stranieri, ma non fu che un fatto momentaneo. Il movimento xenofobo e anticristiano ricomparve in breve tempo, e il 20 giugno 1870, a Tientsin, 20 francesi, 10 suore della Carità e 2 missionari furono massacrati, con la tacita complicità delle autorità. Dal 1861 era al potere l’imperatrice Tzeu-Hsi, e la sua influenza xenofoba paralizzava ogni iniziativa conciliatrice di questo o quell’altro principe della sua corte.
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Il dramma
E’ in questo contesto che si situa il dramma di tanti cristiani cinesi, in particolare di quelli della missione di Tchely Sud-Est. I cristiani, vedendo l’esaltazione dei Boxer, comprendevano che la crisi era sul punto di scoppiare, e si prepararono per una legittima difesa.
Le comunità cristiane più numerose si munirono di terrapieni, raccolsero armi e accumulavano riserve di grano. Nel nord della missione si ebbero sei di queste vere fortezze, e tutte scamparono al massacro, tranne Tchu-Kia-Ho.
Tchu-Kia-Ho, villaggio della regione di Kingchow, oggi chiamata Kingshien, era una fortezza cristiana di prim’ordine. Il Padre Mangin ne animava la difesa. Abbiamo le lettere o suoi biglietti che egli scrisse in questi mesi d’angoscia ai suoi superiori, anch’essi assediati nella residenza di Sien-Hsien:
"20 giugno, le tre e mezza del mattino: Fiat! Un catechista arriva dando notizia del massacro di due Padri europei, evidentemente i Padri Isoré e Andlauer. E’ stata incendiata la loro residenza ieri verso le tre del pomeriggio. E qui, cosa avverrà di noi?"
"24 giugno: le teste dei nostri due martiri sono ancora appese alle porte della città di Ou-I. Il mandarino ha fatto murare la porta della cappella dove sono i cadaveri, ma li si può ancora vedere dalla finestra."
E’ il 7 luglio che P.Mangin scrive la sua ultima lettera. Frattanto le bande di Boxer si moltiplicano, saccheggiando e bruciando i villaggi cristiani del circondario. Così una massa crescente di rifugiati affluiscono verso il rifugio di Tchu-Kia-Ho. In dieci giorni la popolazione cresce fino a 3.000 persone.
Le armi per la difesa non sono più di 150 fucili o pistole vecchio tipo, ma anche i Boxer non erano meglio armati, tanto che i cristiani occuparono il 16 luglio il loro fortino di Lou-Kia-Tchoang.
La fortezza cristiana avrebbe retto se non fossero passate da quelle parti delle truppe imperiali. Le comandava il generale Li-Ping-Heng, antico governatore di Shantung, dove per primo aveva organizzato la Boxe. I Boxer trovarono in lui un buon alleato. Un luogotenente a cui il generale aveva affidato l’affare si defilò, e allora, su nuova istanza dei Boxer, con intermediario il mandarino di Kingchow, il generale Tchen prese lui stesso l’iniziativa.
Il martirio
Mercoledì 18 luglio ci fu un bombardamento in piena regola contro la fortezza cristiana di Tchu-Kia-Ho. Le donne e i bambini si rifugiano nella chiesa. Venerdì 20 luglio appaiono sei torri di legno montate su carri, come negli assedi del Medio Evo, e già alle sette del mattino Tchu-Kia-Ho era presa.
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Dopo aver massacrato per le strade, gli assalitori giungono alla chiesa, piena di cristiani. Al rumore dei fucili le donne furono prese da panico. "Restate al vostro posto! – gridò P.Mangin – ancora poco tempo e saremo tutti in Cielo!"
I Padri Mangin e Denn erano seduti all’altare di fronte ai loro cristiani, per esortarli a morire bene, mentre i Boxer premevano per entrare. Una seconda ondata di panico stava per prodursi quando il Padre Denn, con la sua voce possente, intonò il Confiteor in cinese. E tutti allora risposero in modo ammirevole. Quando la preghiera ebbe termine P.Mangin rinnovò l’assoluzione generale, mentre già la fucilata era iniziata.
Una donna, sposa dell’amministratore Chu, separata da P.Mangin dal banco delle Comunioni, si era alzata per ripararlo con il suo corpo, ma – erano quasi le dieci – una pallottola abbatté questa donna coraggiosa, e anche P.Denn fu ferito.
Ma è con il fuoco che i due Padri dovevano perire. Verso le 11 scoppiò un incendio che in breve tempo riempì la chiesa di fumo denso, che soffocava i sopravvissuti. Alcuni uomini saltarono fuori da una finestra della sacrestia, ma il nemico li aspettava e perirono.
Ci fu qualche apostasia, perché bastava gridare "Pei chiao!", cioè "Rinuncio alla religione!", per essere risparmiati. Questo d’altra parte è la controprova dell’autenticità del martirio degli altri cristiani.
Il 21 luglio, all’indomani del massacro, i soldati imperiali ripresero la loro marcia verso Pechino, lasciando un villaggio ormai in rovina, con 1.800 cristiani cinesi morti per restare fedeli a Cristo. Tra questi i due gesuiti francesi, i Padri Léon Mangin e Paul Denn, avevano condiviso la stessa sorte.
A qualche chilometro di distanza pendevano ancora le teste degli altri due gesuiti, i Padri Isoré e Andlauer. E molti altri episodi sanguinosi e molti altri martiri resero gloriosa la Missione di Sienh-Hsien, come per esempio la piccola Anne Wang, detta la "Agnese della Cina".
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