San Francesco Saverio
della Compagnia di Gesù - Patrono delle Missioni - 2

Antonio Tripodoro s.j.

Con Ignazio di Loyola -- Nascita della Compagnia di Gesù -- Partenza per "le Indie"
Missionario del Giappone -- L'ultimo desiderio: la Cina

Missionario del Giappone

Nel dicembre del 1547, mentre si trovava a Malacca, s’incontra con un uomo di nome Anijro, che gli parla delle isole del Giappone, dalle quali egli proviene. Francesco resta ammirato di ciò che gli si dice, ma prima deve visitare le comunità cristiane che lo attendono con ansia. Percorre migliaia di chilometri per terra e per mare e con gioia nota che in quelle terre ormai lavorano ben 32 Gesuiti, i Frati Minori e i Padri Domenicani.

Gesuiti in Giappone

Finalmente il 15 aprile del 1549 s’imbarca con sei compagni gesuiti, tre giapponesi cristiani, un cinese e un malabarico e il 15 agosto sbarca nel porto di Kagoshima. Scrive che il Giappone "è la migliore razza che si sia scoperta fino ad oggi, e, credo che tra gli infedeli non si possa trovare gente come i Giapponesi". Parla poi delle loro consuetudini di vita e dice che adorano il sole e la luna, sono buoni ragionatori, ma commettono peccati contro natura.

Francesco a poco a poco si abitua alle loro consuetudini di vita: si siede sui talloni (posizione difficile per uno straniero, dice), fa profondi inchini, mangia come loro. Contemporaneamente riceve molte persone e con l’aiuto di un compagno giapponese dialoga moltissimo.

Viene ricevuto da un Daimyo (principe) nel suo castello di Kokubu e ottiene il permesso di far cristiani tutti i vassalli che lo avessero voluto. Ha molti contatti con i monaci buddisti e soprattutto con un monaco anziano che, dice, "ha tra essi il ruolo di un vescovo". Visita poi molti monasteri, discute con i bonzi, però non si illude: le loro idee sono opposte alle sue e non si meraviglia se ci saranno persecuzioni.

Ha la gioia di battezzare il primo giovane giapponese, che prende il nome di Bernardo e che in seguito diventerà gesuita in Europa. Anche altre persone chiedono di farsi cristiani, ma presto l’ostilità dei bonzi si fa sentire. Scrive infatti: "Tutta la gente sarebbe diventata cristiana, senza i bonzi". Però nutre una grande stima per questo popolo e spera che in seguito tutto sarebbe andato per il meglio.

L’aspirazione di Francesco Saverio, però, era quella di parlare con l’Imperatore. Intanto si era ammalato, ma il suo spirito era pieno di energie. Nell’agosto del 1550 intraprende un viaggio di oltre 200 miglia, riesce a convertire e battezzare alcune centinaia di persone e poi, su una piccola imbarcazione, verso la fine di ottobre si dirige verso l’isola di Honshu, dove risiedeva l’Imperatore.

Un suo compagno di viaggio, scrivendo, parla di ciò che avevano sopportato: freddi intensi e bufere di neve, incontro di pirati per mare e briganti per terra, notti passate sempre all’aperto per mancanza di locande, gonfiore alle gambe, scherni di molti che incontravano, essendo mal vestiti e denutriti, spesso fame e sete. In vari luoghi cercavano di predicare, ma spesso venivano derisi, perché ovunque (tra il popolo, nei monasteri buddisti e nelle corti dei signorotti) imperversava la poligamia, la sodomia, l’idolatria e altri vizi. Nonostante tutto, però, non mancano alcune conversioni.

Un giorno Saverio con due compagni viene ammesso nel palazzo di un potente principe che li accoglie benevolmente, si interessa dei loro viaggi, dell’India e dell’Europa, e chiede notizie sulla dottrina che essi predicano. Il Saverio fa leggere ciò che aveva preparato, ma quando si cominciano a toccare i difetti e i peccati diffusi nei costumi giapponesi, il Principe si indigna e i tre sono costretti a lasciare il palazzo.

Proprio per queste delusioni, il Saverio è fermamente convinto che il popolo non si può convertire se prima non si convertono i capi. E’ necessario avvicinare l’Imperatore. Intraprende altri viaggi per terra e per mare con i soliti disagi e pericoli e finalmente giunge a Miyako, dove risiede l’Imperatore, il "figlio del cielo. Ma la delusione è grande: i tre, essendo mal vestiti e con l’aspetto di mendicanti, non vengono ammessi nel palazzo.

E’ una lezione per Francesco Saverio, che riparte e cambia metodo. Ritorna in Giappone da Ambasciatore, munito di lettere di presentazione del Governatore dell’India, rappresentante del Re di Portogallo e del Vescovo, rappresentante del Papa. Porta con sé ricchi doni e si veste con uno splendido kimono e una spada a tracollo. I due compagni fungono da suoi cortigiani.

S.Francesco Saverio
[stampa giapponese]

All’inizio del 1552 vengono ricevuti con tutti gli onori dal Duca di Yamaguchi, che rimane ben impressionato e ricambia i doni con oro e argento, con la concessione di un monastero e con il permesso di predicare la loro dottrina. I tre ne approfittano e ottengono diverse conversioni, e tra esse uscirà anche un futuro Padre gesuita, il P.Lorenzo.

Giungono a Francesco vari inviti di alti dignitari, che lo accolgono con grandi onori; ottiene altre conversioni, ma contemporaneamente riceve anche notizie non buone di persecuzioni dei cristiani. Con soddisfazione nota che ormai la Chiesa giapponese ha una sua consistenza e quindi decide di far ritorno nelle prime comunità.

Con viaggi, sempre pericolosi e faticosi, e passando per Sancian, Singapore e Kochin, giunge a Malacca, dove con immensa gioia trova varie lettere giunte dall’Europa: in una di queste, scritta dal Padre Ignazio, apprende che è stato nominato Superiore della nuova Provincia dell’India della Compagnia di Gesù.

Intanto riprende il viaggio e ai primi di febbraio giunge a Goa. Erano trascorsi dieci anni da quando era sbarcato per la prima volta in quella città. Vi rimane due mesi e in questo tempo scrive numerose lettere, visita le case dei Gesuiti, nomina nuovi superiori, dà a tutti istruzioni e direttive

L’ultimo desiderio: la Cina

Un viaggio in Cina era stato sempre il sogno di Francesco Saverio, per portare in quelle terre la luce del Vangelo. Quando era in Giappone, dove si aveva per la Cina una grande ammirazione, i giapponesi gli avevano chiesto: "Come mai può essere vera la religione degli europei, se la Cina non ne sa nulla?"

Il viaggio in Cina era quindi indispensabile, anche se egli sapeva che l’ingresso in quelle terre era severamente proibito agli stranieri. Nonostante ciò, in una lettera scrive: "Siamo dunque decisi ad aprirci una via in Cina a tutti i costi. Spero in Dio che il risultato del nostro viaggio sarà di aumentare la nostra fede, qualunque sia la persecuzione del demonio e dei suoi ministri. Se Dio è con noi chi può abbatterci?"

L’occasione gli viene data dal capitano Diego Pereira, il quale è munito di credenziali quale ambasciatore del viceré dell’India., e parte il giovedì santo del 1552 con due Gesuiti e un cinese di nome Antonio. Purtroppo il Pereira non può proseguire per dissensi e antichi rancori con uno dei figli di Vasco de Gama, e Francesco Saverio, che ormai non può più andare in Cina legalmente, si affida alle promesse di un mercante, e lo attende sull’isola di Sancian.

Il tempo passa e intanto Francesco si ammala, mentre alloggia con il fedele Antonio in una povera capanna. E Antonio, in una lettera al P.Manuel Texeira, nel 1554, descrive gli ultimi giorni di Francesco, e ci fa sapere che la febbre forte lo faceva delirare, che invocava continuamente la Santissima Trinità e la Madonna e che chiedeva perdono a Dio.

Trascorre così l’ultima notte, e all’alba del 3 dicembre 1552, all’età di 46 anni e 8 mesi, "col nome di Gesù sulle labbra – scrive Antonio – egli rese la sua anima al suo Creatore, con gran serenità e pace".

Anche se Francesco non ha messo piede in Cina, lo si può considerare il primo missionario di quella terra, fecondata certamente dal suo grande desiderio di evangelizzarla.

Francesco Saverio è stato proclamato santo - insieme a Ignazio - il 12 marzo del 1622; Patrono dell’Oriente cristiano nel 1748; Patrono dell’Opera della Propagazione della Fede nel 1904; Patrono delle Missioni nel 1927. Sempre nel 1927 Pio XI proclamò come copatrona delle Missioni S.Teresa di Lisieux (1873-1927).

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Missionario del Giappone -- L'ultimo desiderio: la Cina

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