Esperienze missionarie in Albania Ernesto Santucci s.j. |
Ho trascorso sei anni di lavoro missionario in Albania, essendo stato tra i primi gesuiti - nel settembre 1991 - a raggiungere questa nazione lacerata dalla dittatura comunista. In questo periodo mi sono dedicato all'apostolato nei villaggi del distretto di Kruja, costruendo, o ricostruendo, case e ambulatori.
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Così scrivevo nel maggio '97: "In questa terra dove vivo da quasi sei anni vedo una ripresa dell'Albania lenta e a ritmo incostante, soffocata dalla corruzione. E' vero che ora si vedono telefoni portatili e Mercedes nelle città, ma le strade sono ancora in gran parte inpraticabili. C'è una corsa a star bene, a migliorare il tenore di vita, ma talvolta per questo non si esita a ricorrere anche al contrabbando di droga, alla prostituzione, ad altri mezzi illeciti.
Per fortuna le piccole comunità nei villaggi sono ancora immuni da questo modo di pensare e agire, ma ogni tanto qualche persona scompare, e mi dicono che è andato - clandestino - in Italia o in Grecia per fare fortuna.
Dal punto di vista religioso non posso non essere soddisfatto. Grazie anche alle comunità religiose femminili si rinsalda la fede con una catechesi continua, la frequenza alla Messa e ai sacramenti è più che soddisfacente, le opere di misericordia corporale vengono fatte là dove più vivo è il bisogno della gente.
C'è ancora molta miseria sommersa. Molte case nei villaggi sono senza servizi igienici e senza acqua corrente, con un mobilio molto sommario. Eppure queste persone sono buone, non si lamentano, e ti sono infinitamente grate anche per un piccolo regalo.
Abbiamo iniziato a costruire una nuova chiesa a Mallkuç, e al contempo iniziamo a ristrutturare un fabbricato rustico come abitazione per le suore e locali per una asilo e un ambulatorio. All'inizio la Messa veniva celebrata all'aperto, su un piccolo tavolo; poi venne recuperata una rozza costruzione che almeno permetteva una celebrazione al coperto.
Ricordo la Messa di mezzanotte del Natale '93. L'angusto locale era gremito, e più volte, man mano che la gente arrivava, dovetti retrocedere il piccolo altare. Pensavo tra me: «Credevo di essere venuto a portare la fede a queste persone, ma sono loro ad accrescere la mia!».
Un altro progetto è ricostruire un piccolo santuario in una collina presso Fusaë-Kruja, che era dedicato a S.Nicola. Tra le rovine di questo santuario celebro la Messa ogni martedì, con un notevole concorso di persone. E anche molti musulmani vengono per pregare.
Spesso mi vengono in mente queste parole, scritte qui in Albania dal gesuita P.Pasi, verso il 1902, parole che mi sembrano più che mai vere e attuali: «Sto vivendo in una atmosfera di consolazione e di pace dello spirito, che è propria delle missioni, soprattutto in mezzo alla povera gente».
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