Albania ieri, oggi e domani
La mia esperienza con
l'Esercito Italiano in Albania

Ernesto Santucci s.j.
[Articolo pubblicato sulla rivista militare "Il Cursore"]

L'Albania dopo il comunismo -- Una prima democrazia -- Il tracollo bancario
La migliorata situazione attuale -- Il ruolo positivo dell'Esercito Italiano -- Prospettive per il futuro

L'Albania appena uscita dal comunismo

Il mio primo contatto con l'Esercito Italiano in Albania risale a quasi dieci anni fa, nel dicembre del 1991. Ero in questa terra da pochi mesi, vivevo, con altri due gesuiti, in una piccola e squallida casa di Tirana.

Il cibo era scarso, e anzi poi la situazione precipitò, perché voci allarmistiche parlavano di penuria di farina. I forni venivano dunque assediati. Per avere un pezzo di pane si faceva la fila fin dalle quattro di mattina, e dopo aver fatto a gomitate non sempre la gente riusciva ad avere qualcosa.

Ricostruire le chiese distrutte:
una delle mie prime attivitą in Albania

Fu così che decisi di andare a Durazzo, al Quartier Generale dell'Operazione Pellicano. Con un po' di timore chiesi di parlare con il Generale Quintana, e quando fui davanti a lui gli esposi la situazione, e gli chiesi l'elemosina di un po' di pane per questa povera gente. Credo che mai richiesta fu accolta con tanta generosità. Il Generale fece riempire la macchina di panini e biscotti, e mi disse che sarebbe venuto volentieri incontro a qualsiasi altra nostra necessità.

Questo episodio fotografa bene la situazione tragica dell'Albania appena uscita dal triste periodo comunista. A noi che giungevamo per la prima volta in questo paese si rivelava un passato terribile, durato quasi un cinquantennio.

Il comunismo albanese, per crudeltà, è ai primi posti, secondo soltanto a quello della Cambogia. Una dittatura spietata che nel 1967 decreta, per legge, che "Dio non esiste" e che si proclama "il primo stato ateo del mondo".

Un sistema politico stupido e cattivo che elimina senza pietà tutti coloro che la pensano diversamente, che fa saltare in aria chiese antiche di secoli, che brucia icone di grande valore, che cerca di sopprimere, innanzitutto, ogni rappresentante della Chiesa Cattolica, fucilando, incarcerando, deportando.

L'Albania è stata, per mezzo secolo, un "grande carcere", dove si voleva costruire "l'uomo nuovo", ma dove regnava l'odio, la delazone, il sospetto, la paura.

Man mano si succedette la separazione da Tito, poi dalla Russia "revisionista e kruscioviana", poi anche dalla Cina di Mao, quando quest'ultimo si apre al mondo americano e al presidente Nixon.

Con una caparbietà luciferina Enver Hoxa si proclama l'unico fedele esecutore del "verbo staliniano", e così si isola dal mondo intero. Costruisce ben 700.000 bunker, temendo aggressioni di nemici, e trascina un intero popolo verso l'abbrutimento, l'ignoranza, la miseria.

Le rovine del comunismo albanese furono rappresentate plasticamente dall'abbattimento della gigantesca statua del dittatore, che sorgeva sulla piazza di Tirana, da parte principalmente dei giovani, che ormai si aprivano al mondo occidentale attraverso la visione dei canali della televisione italiana e perciò non credevano più alle "meraviglie" tanto decantate del marxismo-leninismo.

Una mia visita alla Base militare italiana
di Ure e Limuthit

Una prima faticosa democrazia

Così comincia a nascere, molto faticosamente, la nuova democrazia. Ricordo la primavera del 1992, quando dopo le elezioni ci fu la clamorosa vittoria del Partito Democratico. Una folla immensa avanzava lungo tutti i viali di Tirana, uomini e donne piangevano di gioia, e i distintivi con la stella rossa venivano calpestati e gettati nel fango.

Qualche mese prima - dicembre 1991 - per la prima volta si celebrava nuovamente in Albania la festa religiosa del Natale. La chiesa di Tirana era gremita e tanti erano i giovani che piangevano per la commozione insieme agli altri.

Una primavera democratica durata purtroppo troppo brevemente. Il nuovo leader sorto dalle rovine, Sali Berisha, anche se ancora troppo legato al passato, raccoglieva i consensi e le speranze di molti. Tornava un certo benessere, copiato dalle nazioni occidentali, si cercavano nuove alleanze e aiuti, specialmente dall'Italia. Mi illudevo che in 5-10 anni l'Albania sarebbe risorta in tutti i sensi, con l'energia elettrica non più a singhiozzo, con strade asfaltate, comunicazioni rapide ed efficienti.

Il tracollo delle società bancarie

Ma sopraggiunse il tracollo. Cominciavano a nascere come funghi società bancarie (le cosiddette "piramidali") che promettevano a chi versava denaro alti interessi in tempi brevi. Un po' come l'albero che avrebbe fruttificato monete d'oro, promesse a Pinocchio dal gatto e dalla volpe nel celebre libro di Collodi.

Ma pochi mesi dopo ecco la delusione dei mancati guadagni e la disperazione di tanti che avevano perso tutto. Fu come una marea montante che sfociò in una specie di rivoluzione interna, con giorni e settimane di caos totale, in cui lo Stato era praticamente assente.

Ruberie, saccheggi, assassinii, tutto era ormai facile e impunito. Le caserme militari venivano anzi assalite di preferenza, e i soldati non avevano direttive precise, si davano alla fuga e così un ingentissimo numero di armi e munizioni vennero rubate da orde impazzite. Per giorni e giorni si sentiva sparare ininterrrottamente, e l'esercito e la polizia sembravano scomparsi. Tutto era lecito, tutto consentito, la gente viveva nel terrore, chiasa in casa e terrorizzata per ogni bussare alla porta.

Una domenica, tornando da alcuni villaggi dove avevo celebrato la Messa, il mio fuoristrada fu bloccato da tre giovani che spararono una salva di Kalashnikov. Inutilmente cercai di oppormi al furto dell'automezzo, anzi diressero verso di me alcuni colpi che fortunatamente non mi raggiunsero. Come prevedevo, il ricorso alla Polizia e una lettera al Ministro degli Interni si rivelò del tutto inutile.

Con il Cappellano Militare
all'interno della Base dell'Esercito Italiano

La migliorata situazione attuale

Oggi la situazione politica è abbastanza buona e le forze dell'ordine, in buona parte, hanno ripreso il controllo del territorio. Certo è negativo l'esodo continuo, verso l'Italia o altri paesi europei, di centinaia di giovani, sia legalmente che clandestinamente (i famosi "gommoni"!). Questo continuo salasso genera instabilità e priva l'Albania di tanti giovani.

Ne soffre particolarmente l'agricoltura, che resta la prima risorsa (il 70%) del paese. Ora tanti campi sono abbandonati, o usati solo per il pascolo, o occupati da costruzioni abusive che si moltiplicano continuamente, coi proventi del denaro che viene inviato da chi lavora all'estero.

A parte la cosiddetta "autostrada" Tirana-Scutari, la cui realizzazione procede lentamente, le strade sono in generale in stato di abbandono, non solo nei piccoli villaggi ma anche nella stessa Tirana.

L'energia elettrica continua ad essere fornita solo per alcune ore al giorno, con conseguenze gravissime, tra le quali la fuga conseguente di tanti imprenditori italiani che qui avevano aperto delle piccole industrie. In questa situazione i generatori autonomi di corrente possono solo in minima parte sopperire, ma questo non permette l'utilizzo per esempio di tante attrezzature come i computer, e di conseguenza anche la rete internet albanese è ancora ai minimi termini.

Solo chi proviene da famiglie agiate può permettersi di andare all'università, e l'istruzione primaria risente di molte carenze, sia per i locali come per attrezzature scolastiche, cui si aggiunge la scarsità di docenti ben preparati.

In questo quadro una delle poche strutture efficienti è proprio quella della Chiesa Cattolica, ormai diffuse capillarmente nel territorio con scuole, ambulatori, centri sociali e attività caritative.

Il ruolo positivo dell'Esercito Italiano

Cosa fare perché in Albania ci sia un "salto di qualità"? Innanzitutto ritengo utilissima la presenza qui delle forze militari italiane e della NATO, che hanno compiti umanitari validissimi, e anzi indispensabili. E' stata per me una grande gioia, guidato dal Cappellano Militare P.Paolo Nacci, visitare le basi di Durazzo e di Ure, nei pressi di Vora.

A dire il vero avevo una idea sbagliata di quello che potesse essere la presenza in Albania dei soldati italiani, forse a causa di informazioni alterate che avevo ricevuto. Ho trovato invece Ufficiali superiori paterni e comprensivi, soldati convinti di quello che fanno, felici di sacrificarsi per aiutare questa gente secondo le loro possibilità e in un clima di famiglia, cordiale e disponibile.

L'operazione Joint Guardian, anche se con altre finalità, continua a perfezione l'ormai mitica Operazione Pellicano. Ma certamente l'Albania ha bisogno ancora di altro. Si era pensato, al momento in cui il sistema comunista franava, ad un "protettorato" italiano di 10-20 anni. Forse l'idea era buona, ma la situazione politica non lo ha consentito.

Prospettive per il futuro

Oa occorrerebbe una specie di "Piano Marshall", finanziato dall'Europa. Il paese è - inutile illudersi - chiaramene sottosvilupato. Questo piano dovrebbe quindi ricostruire strade, ferrovie, linee elettriche e telefoniche, garantire servizi minimi per una vita dignitosa e una economia di sussistenza. Solo così si potranno fermare le fughe clandestine e l'instabilità politica.

L'auspicio è che i politici italiani, con l'aiuto e le informazioni disinteressate delle autorità militari, riescano a comprendere e a convincersi della necessità di questo intervento massiccio e capirne l'opportunità.

Solo in questo modo, forse anche in tempi più brevi del previsto, l'Albania potrà aspirare a entrare a pieno titolo nella Comunità Europea, per una crescente auspicabile stabilità ed equilibrio di tutta la regione balcanica.


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