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S.Chiara ad Arameras:
Ernesto Santucci s.j. |
Arameras luogo di accoglienza – Un progetto: una "Casa di Pregheira" accanto alla chiesa
Evangelizzazione e Catechesi --
Collaborazione con i Volontari di Verona per l’orfanotrofio di Bubq
Arameras luogo di accoglienza
Di ritorno da un breve rientro in Italia, vorrei tracciare un primo bilancio delle attività 2001-2002, e inizio costatando come in questo periodo si è accentuata sempre più la funzione della chiesa di S.Chiara ad Arameras come "luogo d’accoglienza" per incontri, ritiri, giornate di studio.
La chiesa è ben sistemata e ideale per la liturgia e la preghiera, c’è una saletta attrezzata con audiovisivi e una lavagna, per le riunioni e i colloqui, l’essenziale per incontrarsi, discutere, pregare. Non dimentichiamo poi la costruzione ex-novo di due bagni, costruzione che era divenuta ormai indifferibile.
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e per la liturgia, l'antica chiesa ricostruita di S.Chiara. |
Intorno alla chiesa c’è un largo spazio di terreno recintato, con alberi secolari, un panorama aperto verso il mare e la montagna che offre un’atmosfera propizia alla riflessione e meditazione tra un incontro e l’altro.
Mensilmente ad Arameras sono stati ospitati i ritiri dei religiosi e delle religiose della zona. Da Tirana sono venuti diversi gruppi di Prima Comunione e di Cresima, e gruppi di catechisti e catechiste per incontri di formazione.
Recentemente abbiamo ospitato un gruppo di giovani animatori di gruppi giovanili, che sono seguiti dai Salesiani e provengono da Tirana, Scutari e dal Kossovo. Si sono fermati ad Arameras anche i giovani di Scutari che si riuniscono intorno alle Suore Angeliche, in occasione del centenario di S.Antonio Maria Zaccaria.
Altri piccoli gruppi sono venuti da Luz, Maminas e Shengijn. E come ho descritto in una pagina apposita di questo sito web, in agosto ho ospitato un nutrito gruppo di volontari proveniente dalla Sardegna, da Nuoro, che con un lavoro faticoso ma portato avanti con generosità e precisione, hanno realizzato la pavimentazione della chiesa di Mallkuç e installato l’impianto elettrico.
Si delinea quindi sempre di più il carattere e la funzione di questa località, situata a circa 20 km da Tirana e collegata abbastanza bene con le altre località grazie ad una superstrada che inizia si può dire proprio dove si trova la chiesa di Arameras.
Un progetto:
una piccola "Casa di Preghiera" accanto alla chiesa
Molti gruppi chiedono di poter pernottare o di trascorrere qualche giorno di ritiro e preghiera. Una richiesta che per ora può essere soddisfatto solo in minima parte. Si rende perciò necessaria la costruzione di una casa semplice che possa accogliere chi lo desidera. Alcune camere, una cucina e una sala dove consumare i pasti. In pratica una piccola "casa di accoglienza e di preghiera".
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Riuscirò a realizzare questo obiettivo? Per ora c’è solo il denaro per le fondamenta e per le colonne portanti. Credo che, con un po’ di "santa imprudenza", comincerò ad attuare questo "sogno" nei primi mesi del prossimo 2003. Conto molto sulla Provvidenza, che si rende visibile attraverso tanti amici e sostenitori, cioè anche attraverso tanti di voi che leggono queste righe!
Molto adatta si sta rivelando - per la preghiera personale o per liturgie con piccoli gruppi - la piccola chiesa ricostruita di S.Chiara, accanto alla nuova, come mostra l’esperienza di questi ultimi mesi. Ora è in corso la copertura del tetto con capriate in legno, un lavoro che spero si concluderà prima dell’inverno. Abbiamo trovato il legno adatto, e le capriate saranno ricoperte da vecchie tegole.
In questa piccola chiesa, la cui origine sembra risalire agli inizi del XIII secolo e ora rinata dopo la distruzione del passato regime comunista, vengono in tanti a pregare, cattolici ma anche musulmani, e tutti dicono: "E’ un luogo santo!…"
Evangelizzazione e catechesi
La piccola comunità cattolica che fa capo ad Arameras, ma che comprende anche i fedeli di Fush Kruja e di Larushk, cresce e si consolida. Ho avuto la gioia di dare i sacramenti del Battesimo, Cresima, Eucaristia, e Matrimonio, ad una famiglia di Fush-Kruja. Vennero da me e mi dissero: "Sappiamo che i nostri antenati erano cattolici, ora vogliamo anche noi tornare all’antica fede!"
Dopo sei mesi di intensa preparazione, hanno voluto anche prendere nuovi nomi cristiani. Pensate che il figlio minore si chiamava Sandokan! Ora i genitori si chiamano Giuseppe e Maria, e i figli Pietro e Paolo. Ho detto all’ "ex-Sandokan": "Guarda che San Paolo ha vissuto avventure molto più difficili che non Sandokan!" Adesso questa famiglia frequenta regolarmente la chiesa e in casa hanno ormai fatto l’abitudine a chiamarsi con i nuovi nomi.
Parlavo prima del villaggio di Larushk, distante pochi chilometri da Arameras. Alcuni esperti in storia antica mi hanno detto che quasi certamente, nei secoli scorsi, il villaggio si chiamava "Klarushk", proprio perché si trovava nei pressi dell’antica chiesa di S.Chiara, quella che sto terminando di ricostruire accanto alla nuova ugualmente dedicata alla Santa di Assisi.
"Klarushk" si potrebbe tradurre "Piccola Chiara", quindi la vecchia chiesa dava il nome a tutta la zona. E’ interessante notare anche che la sorella dell’eroe nazionale albanese, Giorgio Skanderbeg, che si chiamava "Mamiza", era una suora clarissa! E’ probabile pure che in zona doveva esserci anche un monastero di Clarisse, di cui però si è persa ogni traccia… Mi piace pensare che questo monastero sorgesse accanto all’antica chiesetta, proprio dove ora vorrei costruire la "Casa di preghiera"…
L’energia elettrica continua ad essere erogata saltuariamente, ma – caso strano – abbiamo usufruito di essa ininterrottamente soltanto durante il mese di giugno, in concomitanza con i… Mondiali di Calcio! Da ciò la proposta di qualcuno che i Mondiali si svolgano ogni mese… in modo che l’Albania possa sempre usufruire dell’elettricità!
E’ evidente che la mancanza cronica di energia elettrica, oltre che impedire lo sviluppo di piccole e medie attività commerciali, frena molto anche il lavoro pastorale, perché non permette l’uso regolare di mezzi audiovisivi, di computer, fotocopiatrici per diffondere un giornalino a uso di quanti frequentano la chiesa e così via.
Collaborazione con i Volontari di Verona
per l’orfanotrofio di Bubq: "Casa Betania"
Vorrei dedicare qualche rigo sulla mia collaborazione con i Volontari italiani di Verona, che hanno la cura di una trentina di orfani, nel vicino villaggio di Bubq. Il Generale Gianni Marizza, carissimo e indimenticabile amico, nel suo volume: Sessant’anni dopo… La "Julia" nel paese delle Aquile, così scrive:
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"Bubq è un villaggio dalla pronuncia difficile e dalle condizioni di vita ancor più difficili. E’ un agglomerato di casupole collegate da stradine sterrate e sgangherate. In queste catapecchie si vive, si mangia e si dorme su pavimenti di terra battuta. Non ci sono letti in queste case, al massimo una stuoia vegetale o una trapunta stesa tra l’essere umano e la terra.
Proprio qui la volontà di Antonia Vitale ha fatto nascere "Casa Betania"! I bambini ospiti della casa sono in parte figli di carcerati, di famiglie che si sono dissolte come neve al sole, oppure bambini semplicemente abbandonati."
Cito ancora dal libro del Gen.Marizza: "Qui è approdato Guido, pochi mesi d’età, abbandonato dalla madre e recuperato piangente dai volontari di Betania in un ospedale, coperto di piaghe e di sporcizia. Oggi è sano, mangia di tutto e ha imparato a sorridere.
Qui è arrivato anche Angelo. Poco più di un anno fa, è arrivata una bimba che viveva in una "casa" di tre metri per due, con il padre, la madre incinta e alcuni fratellini…"
Quando da Arameras vado a Casa Betania, i bambini mi vengono incontro sulle loro gambette traballanti, mi chiamano babi (papà) e fanno a gara a venirmi in braccio! La casa che li ospita ormai si è fatta stretta, ed ecco allora l’inventiva di Antonia che pensa di acquistare un terreno, portarvi 10 prefabbricati e fondare il "Villaggio Betania".
Ma questo ha fatto gola all’attuale direttore albanese della Casa, che ha creduto – con un colpo di mano – di impadronirsi di tutto. Ingiunzioni della Polizia, lettere dal Ministero che intimano di chiudere tutto e rimandare i minori o in famiglia o negli orfanotrofi statali! Sembrava di essere tornati agli anni della guerra spietata alla religione.
La presenza però dei militari italiani del KFOR, unita alla protesta della gente, l’opera di un agguerrito Studio Legale di Tirana, tante e tante preghiere e la volontà del Padre che non vuole che i suoi figli si perdano, hanno fatto sì che tuto tornasse come prima e meglio di prima.
I bambini possono tornare a sperare, Casa Betania può tornare a vivere, tanti altri poveri innocenti potranno ancora essere accolti! Casa Betania resta come un segno di speranza, come un simbolo per tutta l’Albania che vuole vivere, che vuole che tutti i suoi figli abbiano un futuro migliore.
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