"Casa Betania": un miracolo dell'amore
per i bambini albanesi orfani o abbandonati

Ernesto Santucci s.j.

Antonia Vitale e l'Associazione Betania -- Assistenza ai bambini albanesi abbandonati
La mia collaborazione con Casa Betania -- Un grave pericolo superato grazie alla fiducia in Dio
Il grande progetto prende forma

Premessa. Diverse volte ho parlato di Casa Betania. Ritengo utile ora farne una presentazione più esauriente, affinché tutti i miei amici, che segnono il mio lavoro missionario in Albania, possano conoscere meglio quest’opera così benemerita per questo Paese, e a cui sto dando una collaborazione e un sostegno convinto. Per chi volesse conoscere ancora più a fondo questa meravigliosa opera di carità, porgo l’invito a fare una esperienza di volontariato che potrebbe cambiare la loro vita e in ogni caso inciderà profondamente. I bambini albanesi non sono da meno di quelli del Madagascar e dello Sri Lanka e del Brasile, tanto per fare un esempio. Tutti hanno bisogno d’amore!

Antonia Vitale e l'Associazione Betania

Antonia Vitale è una donna dal cuore grande, e più la si conosce più si ha la certezza di venire a contatto con una persona predestinata ad una missione di carità, piena di fede e determinata a raggiungere gli obiettivi che il Signore le mostra.

Un gruppo di bambini accolti a Casa Betania

E' una donna ormai di una certa età, provata dalla vita e dai malanni, ma forte e risoluta. Il suo carattere rivela la sua origine lucana. Nasce a Palazzo San Gervasio (Potenza) e - piccola - emigra con la famiglia al nord.

Sono anni di stenti e di duro lavoro, di povertà dignitosa e di presa di coscienza della realtà che la circonda. Nasce nel suo cuore il desiderio di aiutare, di venire incontro a chi sta peggio di lei.

Passano gli anni e la sua vocazione si delinea e prende forma. Attorno a lei si crea un cenacolo di preghiera e diventa guida di un piccolo gruppo di persone, che dà vita nei pressi di Verona, nel 1990, all'Associazione Betania.

Betania come la casa di Marta e Maria, dove Gesù trovava affetto ed ospitalità, luogo di amore contemplativo e operativo. I primi volontari che la seguono cominciano a condividere i loro beni, arrivano a vendere ogni loro proprietà nello spirito della Chiesa degli Apostoli, e cominciano a vivere insieme in un vecchio rustico, che viene faticosamente acquistato e reso nuovamente vivibile, col contributo di tutti.

Non c'è esaltazione, non ci sono idealismi, c'è soltanto il desiderio di vivere lo spirito autentico e genuino del Vangelo. L'insieme dei volontari sente subito il bisogno di dare una testimonianza visibile, e allora si cominciano a raccogliere le prime persone emarginate, in difficoltà, in particolare immigrati, persone ammalata, sole, abbandonate, senza tetto. Il rustico comincia a diventare troppo piccolo ed ecco, l'anno dopo, l'apertura di una nuova casa, sempre in provincia di Verona.

Le convinzioni e le vocazioni dei volontari si radicano sempre più, specialmente durante le difficoltà, che sono tante e a volte sembrano insuperabili. Difficoltà economiche ma anche di incomprensione, critica, ostilità verso queste persone - i volontari - che lasciano sicurezze per dedicarsi totalmente agli altri, ai fratelli.

Ma presto altre persone lasciano la loro vita, per taluni anche molto comoda ed agiata, per intraprendere il nuovo "cammino" che hanno scoperto, forse apparentemente più scomodo e incerto, che però dà loro la convinzione profonda che possono dare un senso autentico alla loro esistenza.

Così, persone che sentono la necessità di vivere l'amore verso il prossimo e persone bisognose di aiuto si incontrano e non si sa chi sia più felice.

Tanti sono i bambini e i ragazzi soli o che vivono situazioni difficili, che necessitano di una famiglia per crescere, tante sono le mamme sole con i figli in grembo e l'ansia di dover presto provvedere a loro.

Nascono così le case-famiglia, una ad una, tutte frutto dell'amore: Salizzole, Presina, Perzacco (tutte località vicino a Verona) e Palazzo San Gervasio, in Basilicata, luogo d'origine di Antonia Vitale.

Assistenza ai bambini albanesi abbandonati

Nel 1998 la svolta. Antonia e gli altri volontari rimangono colpiti dal numero degli emigrati albanesi e delle storie che riguardano la loro nazione, in particolare le zone rurali. Vista la vicinanza geografica, Antonia e altri due soci dell'associazione, Claudio e Paolo, decidono di recarsi nel "Paese delle Aquile" (così è storicamente denoninata l'Albania) per rendersi conto personalmente della situazione.

Durante il viaggio nasce e cresce velocemente la volontà di fare qualcosa anche lì per aiutare i più deboli, cioè i bambini, vittime innocenti degli errori degli adulti e di grandi tragedie, che si consumano nell'indifferenza e nella rassegnazione.

Tornata in Italia, Antonia esprime agli altri volontari il desiderio di far sorgere in Albania una "oasi di pace e di amore", dove possano essere accolti e rinascere tanti bambini orfani o abbandonati, o che sopravvivono miseramente senza speranza di un futuro migliore. L'idea è condivisa dai volontari e da alcuni benefattori. Nasce così Shogata Betania, "Casa Betania".

Si affitta una vecchia casa rurale in una zona collinare, ai margini della vallata dominata da Kruja, un tempo gloriosa capitale dell'Albania, oggi umile città di provincia che cerca di risollevarsi. Nella vallata vari piccoli villaggi sono raggiungibili attraverso polverose strade sterrate. Nelle case sparse nella campagna tanta povertà, rassegnazione, a volte dignità, altre no, frequentemente grandi tragedie e drammi familiari.

Il villaggio più vicino si chiama Bubq. E a questo punto la storia di Casa Betania comincia ad intrecciarsi con la mia.

A Bubq, villaggio in prevalenza musulmano, ma con una piccola presenza cattolica, ero stato invitato diversi anni prima. Vi celebravo la S.Messa domenicale, all’interno di una abitazione privata, avevo battezzato i bambini ed i giovani e li istruivo nella fede. Un gruppetto di giovani erano diventati i miei catechisti, mi accompagnavano la domenica nei vari villaggi per la celebrazione delle Messe ed erano i miei traduttori.

La mia collaborazione con Casa Betania

Oltre ai membri dell'Associazione fondata da Anna Vitale, è frequente l'aiuto di volontari provenienti dall'Italia per prestare la loro opera, a vario livello, a servizio dei bambini di Casa Betania.

Un giorno uno di essi mi disse che non lontano dal villaggio si era stabilita una comunità di volontari italiani, che accudivano un gruppetto di bambini. E mi accompagnò a Casa Betania.

L’accoglienza fu aperta e fraterna. Quei volti di piccoli bimbi mi colpirono profondamente il cuore. E così iniziò la mia collaboraziione che, col prosieguo del tempo, divene sempre più stretta ed assidua.

Il vecchio edificio era stato rimesso a nuovo dai volontari, che spesso erano stati costretti a lavorare anche nelle ore notturne, le uniche in cui veniva erogata con regolarità l’energia elettrica. Fu preziosa anche la collaborazione dei militari italiani del KFOR, che con le loro visite frequenti e col dono di generi alimentari e di containers, contribuirono a rendere un po’ più facile la vita dei volontari e dei bambini, specie nei primi tempi.

I più piccoli avevano pochi mesi di vita, quasi tutti abbandonati dalle loro mamme, chi per un motivo chi per un altro. Un bambino era stato portato a Casa Betania dalla Polizia di Fush Kruya, che lo aveva trovato quasi in fin di vita sopra un mucchio di spazzatura. Un altro, abbandonato in ospedale dalla madre (ragazza-madre), appena partorito, era stato affidato ai volontari di Casa Betania. Appena in tempo, perché l’indomani i fratelli della madre del bambino erano venuti in ospedale con l’intenzione di sopprimerlo, per cancellare - a parer loro - l’onta del disonore. Ma fortunatamente non lo avevano trovato!

E così per tanti altri, abbandonati appena nati, chi per una lieve malformazione, chi perché "frutto del peccato", e sempre erano stati accolti amorevolmente a Casa Betania,che ha provveduto a dare loro, oltre a tutto il resto, anche il proprio cognome.

Arrivano poi tanti altri bambini più grandi, sempre con un vissuto di miserie e di stenti, molto spesso orfani e con tragedie familiari alle spalle. I loro volti tornano piano piano a sorridere e in Italia vengono sottoscritte le prime adozioni a distanza.

Dopo aver vissuto, in conseguenza del crollo del regime dittatoriale comunista, i primi anni di anarchia, la popolazione è scettica e diffidente, e alcuni manifestano una certa ostilità. Ma l’amore vissuto di Paola, Chiara, Monica e degli altri volontari, riesce ad addolcire anche i più burberi e prevenuti.

Nel 1999 i volontari italiani affiancarono la popolazione albanese in occasione della tragica guerra del Kosovo. Aiutarono nell’accogliere i profughi kossovari, e durante queste dure esperienze tanti pregiudizi vennero meno e fiorì invece l’amicizia e la concordia.

Col passare del tempo Casa Betania si inserisce sempre meglio nel locale contesto sociale, sempre più bambini vengono accolti e salvati, e molti aiuti provenienti dall’Italia vengono distribuiti con periodicità sempre più intensa. La gente comincia a star meglio e di questo è grata e felice.

Un grave pericolo superato grazie alla fiducia in Dio

Ma ecco presentarsi per tutti, bambini e volontari, una prova molto dura. Per la gestione della casa e delle pratiche burocratiche, e anche per garantire un reddito regolare a tante famiglie bisognose, si cominciò ad assumere del personale albanese. Ma ad un certo punto uno degli assunti, cui era stata data fiducia e responsabilità, cominciò a tramare un piano diabolico al fine di presentare l’operato dei volontari italiani, alle istituzioni locali e al governo albanese, in modo completamente falso e distorto. Il fine era chiaro: impossessarsi dell’opera per poterci speculare finanziariamente.

I volontari vennero esonerati dalle loro mansioni educative, correndo il rischia di essere espulsi. Per i bambini la sorte che si prospettava sarebbe stata ancora più tragica: essere condotti in un orfanotrofio pubblico. Essere cioè privati di amore e di affetto, e della prospettiva di un futuro sereno e prospero!

Ma le nubi, così come pesantemente si erano addensate, all’improvviso diradarono e sparirono. La prova è riuscita soltanto a rinsaldare la volontà di Antonia e dei volontari di andare avanti! Le richieste di ricevere bambini, in situazioni a dir poco difficili, crescono sempre di più. Casa Betania, sulle colline di Bubq, diventa sempre più stretta, per cui bisogna pensare ad un ampliamento.

Si studia allora un progetto, che all’inizio sembrava troppo grande e irrealizzabile, ma che in realtà era l’unico in grado di poter dare speranza e futuro ad altri bambini.

Il grande progetto prende forma

Il grande cuore di Antonia ha progettato un autentico villaggio, costituito da dieci moduli abitativi e da una costruzione di tre piani, per poter accogliere famiglie in difficoltà e il maggior numero possibile di bambini. Amici e benefattori si mobilitano e il progetto prese avvio. Acquistato il terreno, in zona pianeggiante, ad una ad una sono sorte le casette, grazie all’incessante lavoro di volontari.

Vengono piantati alberi, costruiti, viali, scavato un pozzo, avviato il progetto di una stalla e un frutteto. Viene alla mente la profezia di Isaia: "Il deserto fiorirà!…"

Nel 2004 il Villaggio è stato terminato, e con una certa comprensibile malinconia si è lasciata definitivamente la casa che ha visto nascere l’opera. Attualmente il villaggio accoglie più di 80 bambini, volontari e alcune famiglie.

La grande costruzione centrale è invece ancora in costruzione, sia pure in stato avanzato, mancano fondi per completarla, ma la Provvidenza certamente verrà ancora una volta in aiuto. In tutto questo i lavori sono lo sfondo, ma l’amore è in primo piano.

Tra gli ultimi arrivati sette fratelli, da uno a tredici anni, provenienti del nord dell’Albania. Il loro padre, violento e sempre ubriaco, percuoteva continuamente i figli e la moglie. La povera donna, durante l’ennesima baruffa, ha ucciso il marito con un fucile. Ed ecco che i bambini vengono portati a Casa Betania. Qui si può dire che rinascono a nuova vita. Nessuno di loro era mai andato a scuola. Pascolavano qualche mucca, erano denutriti e subivano continue percosse. Ora sono felici e sereni.

Ci sono poi tre fratellini che in pochi mesi hanno perso il papà e la mamma. I loro zii li hanno "scaricati" a Casa Betania. Sono psicologicamente provati e manifestano una certa irrequietezza, ma col tempo e con l’amore comprenderanno che il Padre che è nei Cieli ha cura di loro.

Dall’Italia arrivano periodicamente medici specialisti: pediatri, dentisti, oculisti, ecc. Visitano e curano i piccoli e portano qualcuno di loro, bisognoso di cure particolari, in Italia. E’ questo il caso di un bambino il cui volto è stato devastato da profonde ustioni.

P.Ernesto Santucci a Casa Betania, dove da anni si reca regolarmente per
l'assistenza spirituale ai piccoli e ai volontari. Grazie ai benefattori i locali
che accolgono i bambini e i ragazzi vanno attrezzandosi sempre meglio e sono
in stato avanzato i lavori per l'immobile centrale previsto dal progetto.

Ogni mese parte dall’Italia un camion di aiuti umanitari, le adozioni a distanza hanno ormai superato le 400 unità e - per fortuna - si tratta di aiuti di persone responsabili che danno il loro contributo con continuità.

Sono già sei anni che Casa Betania è sorta in Albania. Le richieste di aiuto ed accoglienza sono in costante aumento, superiori purtroppo alle possibilità del Villaggio e del gruppo di volontari che ha scelto di dedicarsi agli altri "senza se e senza ma".

Ultimamente la carità di Casa Betania ha varcato anche le porte di alcune carceri albanesi. I detenuti di Kruya e di Burrell ricevono periodicamente alimenti, vestiario, visite mediche specialistiche e - cosa ugualmente essenziale - conforto spirituale.

E’ per me motivo di grande gioia spirituale la Messa che celebro ogni sabato sera a Casa Betania. Quei volti di bambini, che seguono attentamente la preghiera liturgica, mi richiamano le parole del Signore: "Lasciate che i piccoli vengano a me!" E al momento della pace tutti vogliono stringere la loro piccola mano nella mia, mi si accalcano attorno tirandomi per la casula…

E dopo la Messa, a cena, con i volontari ci scambiamo le nostre idee, aspirazioni, desideri, progetti per il futuro. La nostra speranza è di poter presto dire a tanti altri bambini: "Sì, credici e gioisci, l’Amore ti ha trovato, da molto tempo ti cercava!"


Nota: Altre informazioni nel sito www.associazionebetaniabubq.org


Home Page

gesunuovo@yahoo.it

Rivista: "Il Gesù Nuovo"