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La prevista apertura di nuovi Casinò Massimo Rastrelli s.j. - 6 dicembre 2001 |
Da fonti di pubblica informazione veniamo a sapere che da parte di esponenti della Maggioranza si intende avanzare proposta di emendamento alla Finanziaria del 2002, per aprire Casinò in venti Comuni d'Italia. La Consulta Nazionale e le stesse Fondazioni Antiusura d'Italia ne sono profondamente addolorate e sconcertate.
Nel Convegno di Roma che la Consulta delle Fondazioni indisse sui problemi del gioco, emersero gravissimi danni economici per la sussistenza delle famiglie a basso reddito e dei più poveri. Già le sale Bingo costituiscono per se stesse un incentivo gravissimo all'immiserimento di larghe fasce sociali, come dimostra l'esperienza di tutti i luoghi in cui si pratica. Gli Psichiatri dimostrano ad oltranza l'irresistibile forza della febbre del gioco, che travolge le vittime dell'illusoria speranza.
All'apertura delle sale del Bingo abbiamo mandato persone a fare questa esperienza: in mezz'ora hanno perduto tutte dalle 25 alle 30.000 lire a persona, hanno visto la sala gremita e la gente accanirsi.
In un Dossier del TG 5 sul Bingo in Spagna, si portarono denunzie gravissime sull'indebitamento che il Bingo produce, sull'offerta di prestito ad usura, che pullula intorno alle sale da gioco, sulla distruzione delle famiglie a causa della presenza del giocatore e della giocatrice che arriva a giocarsi anche il pane quotidiano e il fitto di casa.
Già il Superenalotto immiserisce ad ogni giocata il 10% dei giocatori mentre il 17% sono sistemisti, persone cioè che non si limitano alla "innocente" giocata.
Ora si aggiunge anche la proposta dei nuovi Casinò. Da quando il Casinò di Venezia Lido ha aperto una succursale nei pressi dell'Aeroporto, interi paesi del Trevigiano si riversano nelle sale da gioco, ed una popolazione fino ad oggi responsabile nell'uso del denaro e nella operosità virtuosa e proficua, comincia ad aprire le falle della speranza in un facile guadagno, e comincia ad assaporare la tristezza della delusione che frustra e deprime.
L'esperienza mondiale parla di una perversa generazione di disperati prodotta dalla presenza e dalle attività dei Casinò. E i disperati che il Casinò produce non sono soltanto casi eccezionali, sono invece massa.
Lo Stato potrebbe forse giustificare questa distruzione psicologica, morale, economica, familiare e talvolta fisica di cittadini in massa, affermando che ha bisogno di 3.000 miliardi per monumenti e chiese, quando, quei 3.000 miliardi sono sottratti a persone e famiglie, che si riducono a non avere da mangiare e da pagare il fitto?
La produzione continua di gente annientata, bisettimanalmente per il Superenalotto, quotidianamente per i Casinò, e sei volte all'ora per il Bingo, non produce forse un immiserimento effettivo di persone e di famiglie e di imprese, che finiscono per inflazionare tutto lo stesso assetto economico nazionale?
Lo Stato potrebbe essere credibile e serio se affermasse, come da qualche parte si sente dire, che si mette proprio Lui a gestire il gioco d'azzardo, per impedire che lo gestisca la mala vita, quando, poi produce nell'indotto incontrollabili rapporti malavitosi, destinati ad aumentare in progressione geometrica, e non riesce nell'intento di escludere la malavita dal banchetto dei guadagni ?
E' forse, scatenando il vizio e la febbre del gioco che si attua un efficace controllo del vizio e del gioco? E che dire di quanto è stato stabilito, che cioè la concessione della licenza deve essere preferibilmente rilasciata a coloro che dimostrano di esercitarla in un bacino di utenza che permetta maggiori introiti?
La Costituzione vigente fa esplicito divieto allo Stato di gestire il gioco d'azzardo, come in tanti Convegni ebbe a dire il Procuratore Pier Luigi Vigna.
Noi, che siamo vicini ai sofferenti per miseria e per immiserimento dipendente da tante cause, siamo addolorati e sconvolti nel vedere il Legislatore avviarsi, superficialmente ed irresponsabilmente, in un cammino distruttivo senza ritorno, oggi per molti e domani o dopodomani per tutti.
Avevamo concepito speranza nel sentire che finalmente ci sarebbe stata una politica per la persona e per la famiglia. Restiamo, ora, contraddetti e confusi, nel vedere che si muovono volontariamente passi in senso chiaramente contrario e cattivo, verso una meta di generale danno e perversione.
Sentiamo anche affermare che si debbono aprire i Casinò perché altre Nazioni d'Europa li hanno. E a questa pretesa motivazione ci viene da dire: "Perché mai si guarda al fatto che li hanno, e nulla si dice sul gran male che l'averli apporta a quei popoli e a quegli Stati?
Già la disoccupazione rende viziose le sue vittime, che vivono adagiate, esclusivamente "consumistiche" e "non produttive", assuefatte a tutto pretendere e nulla rendere, lontane dalla virtù che l'impegno e la fatica dell'occupazione virtuosa e fedele comporta. Alla massa dei disoccupati, già allettata dalla seduzione del facile guadagno malavitoso, ora si viene ad offrire, a portata di mano, vicino a casa, la sala da gioco, mentre una propaganda illusoria e falsa incita al gioco. Non si costruisce certo con le sale da gioco la Repubblica fondata sul lavoro.
A disobbligo di coscienza, per contribuire lealmente e attivamente a quel "Bene comune" senza cui non sussistono né Stato, né civiltà, né dignità, né educazione e signorilità di comportamenti, invitiamo tutti coloro che hanno il mandato di servire la "Civiltà" ed il Popolo, che hanno il dovere di migliorare la nostra Nazione, affinché vogliano riflettere su questa evidente realtà da noi evidenziata.
Li invitiamo a documentarsi attraverso ricerche serie come quelle alle quali ci riferiamo, in modo da riconoscerne la reale portata di bene negato e di male effettivo, per gli uomini e le donne delle nostre regioni, indotte al gioco. Li preghiamo di voler condividere con noi la sofferenza che tanto male comporta se voluto, e che con certezza produce se attuato.
Pertanto, con tutta la forza del nostro impegno e della nostra testimonianza, intendiamo supplicare tutti e ciascuno di arginare e rimuovere questa causa di perversione e di male, e di legiferare costruttivamente, per il bene di una vita responsabile, dell'occupazione e della vita.
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