Le "Case-famiglia S.Giuseppe Moscati"
in provincia di Treviso
per una efficace prevenzione antiusura

Massimo Rastrelli s.j.

Abbiamo la gioia di comunicare a tutti i nostri amici e sostenitori l'avvio di un'importante e valida iniziativa, ai fini della prevenzione da mettere in atto contro l'usura. L'iniziativa ha preso avvio da un problema noto a tutti: la difficoltà a trovare un lavoro.

La prima "casa-famiglia"
aperta a Preganziol (Treviso)

Molti giovani, nel momento importantissimo della loro vita, quando dovrebbero responsabilizzarsi anche attraverso il lavoro, quando non riescono a trovare una occupazione facilmente si sbandano. Questo a sua volta crea problemi nelle famiglie, che assistono impotenti al disorientamento dei figli. Da qui nasce spesso la depressione, e in altri casi si cede alla seduzione di un facile guadagno che può essere trovato "in nero", o in attività chiaramente non oneste.

Da Napoli abbiamo allora preso contatto con imprenditori della provincia di Treviso e da dati ufficiali abbiamo saputo che moltissime imprese abbisognano di circa 20.000 operai. Abbiamo quindi pensato di organizzare una "scuola" per preparare i giovani a questa mobilità Sud-Nord. In questo ambito si è cercato di impostare una formazione della coscienza, anche per rispondere positivamente ad altre esperienze del genere che si sono rivelate scoraggianti.

Molti imprenditori del Trevigiano hanno infatti già cercato di assumere giovani di Napoli e della Carnpania, ma spesso li hanno trovati inaffidabili. Questi giovani infatti andavano al Nord, ma tornavano con troppa frequenza al Sud, con conseguente stanchezza per i viaggi e scarsa resa di lavoro. Questi giovani, col cuore restano a Napoli, ma sul lavoro appaiono demotivati e distratti. Dopo pochi mesi infatti abbandonano tutto e tornano a casa.

La "scuola" che abbiamo iniziato tende quindi a far prendere coscienza di tutta la problematica psicologica ed affettiva della mobilità verso il Nord. Si cerca di attuare una efficace "vaccinazione" contro la debolezza dei giovani in rapporto alla meta di un proficuo inserimento nelle fabbriche e in quell'ambiente inizialmente estraneo.

A questo punto emerge un’altra difficoltà, perché i giovani non hanno bisogno soltanto di lavoro ma di una casa: qualcosa come una "casa-famiglia". Molti giovani infatti hanno trovato difficoltà di inserimento anche perché esposti ad esperienze scoraggianti causate da precarietà di alloggio, aggregazioni non compatibili, alti costi di sopravvivenza. A conti fatti si sono visti costretti a spendere tutto il frutto del loro lavoro.

Trovavano allora più utile trovare lavoro anche "in nero" qui al sud, anche se questo comporta la mancanza di inquadramento legale, di previdenza sociale, senza sicurezza per il presente e per il futuro.

Alcuni degli ospiti della "casa-famiglia"

L'iniziata istituzione di case-famiglia ha mutato radicalmente questa situazione, a vantaggio dei giovani che rientrano nel progetto "lavoro ai meritevoli". Preparati moralmente e psicologicamente, aiutati socialmente e inizialmente sostenuti anche finanziariamente, essi oltre che a trovare immediatamente un lavoro al Nord, trovano anche una sicura, stabile ed economica sistemazione logistica ed ambientale.

Dopo una breve prova, se vengono confermati nel posto di lavoro e si trovano bene, possono avviare il loro inserimento stabile. Hanno quattro mesi di tempo per cambiare ufficialmente la loro residenza legale ed organizzare una loro sistemazione autonoma, con l’aiuto degli stessi datori di lavoro.

Il progetto conta sulla capacità di merito della persona, e la necessità di dover meritare stimola e mobilita dal di dentro i giovani capaci. Il piano di inserimento prevede per ogni giovane una spesa complessiva di 700.000 lire mensili, per l’alloggio e il vitto. Sulla base di questo dato è possibile capire facilmente il vantaggio del progetto. Infatti anche il reddito minimo iniziale, di 1.300.000 -1.500.000 lire mensili, consente un risparmio netto mensile di circa 600.000 lire.

Questo progetto è stato presentato a diversi Sindaci, agli ambienti imprenditoriali e sociali della Provincia di Treviso e ha trovato pieno consenso. Ma quel che è importante è che tutto questo non si è fermato allo stadio di progetto, ma si è realizzato concretamente.

Treviso: alcuni dei collaboratori e benefattori delle "case-famiglia"

Da giugno ad ottobre 1999 tutto è stato preparato: i giovani a Napoli e le necessarie strutture di accoglienza in Provincia di Treviso. Il 28 ottobre la prima casa è stata aperta e otto giovani hanno iniziato la loro prova. Un'esperienza interessante ci ha sorpreso: a rendere disponibili le case non sono stati ambienti di periferia e popolari, ma quelli residenziali e benestanti. Hanno collaborato in questo progetto famiglie di dichiarata e vissuta fede cattolica.

Un grande ringraziamento va ai collaboratori di Napoli e di Treviso: non sono pochi, e tutti impegnati personalmente con sacrificio. Un grazie speciale va alla signora Anna Chianese, Italina De Lazzari, Maria ed Angelo Forlin, Ebe e Giancarlo Albanese, Rosera Carmen e suo marito.

Come previsto, in novembre e dicembre ’99 abbiamo aperto altre due case, portando a 20 il numero dei giovani inseriti nel mondo del lavoro.

Ringraziamo Dio e la sua Provvidenza. Affidiamo a San Giuseppe Moscati, cui queste residenze sono state dedicate, quest'opera di evangelizzazione, attuata mediante strutture cristiane di onestà, a servizio della persona, della famiglia, dell'impresa e della vita, nel rispetto della laboriosità e dignità della persona, che avvia la serena formazione di nuove famiglie.

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