Relazione dell'Ing. Ruggiero Altavilla

all'VIII Assemblea annuale della Fondazione Antiusura

31 Ottobre 2000

NOTA: Questo intervento segue la Relazione di P.Massimo Rastrelli s.j. all'VIII Assemblea della Fondazione Antiusura.

Anche quest’anno tocca a me illustrare il bilancio e la situazione economica della nostra Fondazione: è passato un’altro anno e io, invecchiato ancora un pò, sono stato costretto all’uso del bastone. Vi è un momento nella vecchiaia nel quale bisogna effettuare una scelta: o le gambe o la testa... ed io ho sacrificato le gambe per continuare ad avere sempre una mente lucida al servizio della Fondazione.

Esaminando il bilancio dell’anno 1999 si ha, a prima vista, l’impressione che il trascorso anno non sia stato felice per la nostra Fondazione. Difatti nel 1998, per l’usura, avevamo ricevuto, dai nostri benefattori la somma di Lit. 878.076.358, vi risparmio i dispari che, comunque, potrete trovare nel testo, mentre nel 1999 le donazioni si sono ridotte a L. 493.004.559, circa la metà; per la prevenzione poi mentre nel 1998 avevamo ricevuto dallo Stato la somma di L.3.900.000.000 nel 1999 l’assegnazione è scesa a 1.500.000.000, bisogna anche tener conto che, per la diminuzione dei tassi, nel 1999 abbiamo incassato, per interessi bancari, una somma inferiore di cento milioni a quella realizzata nel 1998. Si noti anche che non abbiamo intaccato i residui di gestione degli anni precedenti ma abbiamo avuto, sempre nel 1999, un residuo di gestione di L. 1.651.942.110.

L'Ing. Ruggiero Altavilla

Da un semplice conto risulterebbe che la somma che avremmo potuto impiegare per ulteriori finanziamenti, sia per l’usura che per la prevenzione, è di Lit. 1.500.000.000 + 493.004.559 - 1.651.942.110 = Lit. 341.062.449; è opportuno chiarire, a questo punto, che non ci è stato possibile, nel bilancio, separare completamente il conto usura da quello della prevenzione dato che vi sono molte voci di spesa comuni ad ambedue i conti.

Se si considera che nell’ ammontare dei benefattori è compresa la somma di 150.000.000 pervenutaci dalla Fondazione Banco di Napoli, che non avendoci mai fatto mancare il suo aiuto, anche quest’anno, generosamente, ci ha donato, si vede come è stato basso il contributo degli altri benefattori; gli altri anni avevamo avuto notevoli donazioni dai Comuni e dalle Province, dai 100 milioni di Battipaglia ai 50 di Benevento, Avellino ed anche da un piccolo Comune come quello di Mugnano mentre la Provincia di Salerno ci diede 150 milioni e nel 1999 ce ne ha dati altri 30.

Quest’anno invece tutte le Amministrazioni sono state sorde alle nostre richieste: Abbiamo quindi programmato una vasta azione di pubblicizzazione onde indurre sia i privati che, sopratutto, le grandi Amministrazioni, che sinora sono state assenti, a darci il loro aiuto.

Ma la prima impressione, se esaminata più a fondo, dimostra che il 1999 è stato un anno migliore del precedente; difatti se andiamo a vedere la situazione patrimoniale del 1998 noteremo che la somma da noi posta a garanzia dei finanziamenti concessi, che, naturalmente, comprendeva anche le garanzie prestate negli anni precedenti era di Lit. 5.843.224.592 mentre nell’anno 1999 le somme date in garanzia sono diventate 8.767.293.136 con un aumento di ben L. 2.924.068.544.

A questo punto Voi vi domanderete dove abbiamo presi questi soldi, domanda più che legittima; è stato forse un miracolo? No! E’ indiscutibile che Padre Rastrelli sia un sant’uomo, ma non è stato ancora abilitato a compiere questa specie di miracoli; già ne ha fatto uno, notevole, nel creare e portare al livello attuale la nostra Fondazione.

Se ripenso a quando Lui ed io, dieci anni or sono, stavamo soli in una stanzetta a contare sulla punta delle dita i pochi soldi di cui disponevamo nella affannosa ricerca di aiutare qualche poveretto e vedo l’attuale situazione, con una degnissima sede, cinque Sezioni distaccate, uno staff di prim’ordine ed un movimento di decine di miliardi debbo concludere che si è trattato veramente di un miracolo.

Ma, come Vi ho detto, non si tratta di un miracolo; la spiegazione è semplicissima: abbiamo attualmente in essere 881 prestiti per un totale di 12.573.200.000, dato che la maggior parte dei prestiti ha scadenza quinquennale ne risulta che ogni anno i debitori dovrebbero restituire L. 2.514.640.000: questa cifra è, da un lato, approssimata per difetto e dall’altro per eccesso; è approssimata per difetto in quanto molti dei nostri beneficati hanno voluto stabilire una scadenza più ravvicinata e quindi abbiamo debiti a 48, 36, 24 e persino a 12 mesi, in conseguenza la somma presunta dei rientri annuali dovrebbe essere più alta ma, d’altro lato è in eccesso in quanto non tutti onorano il proprio debito e quindi la somma dovrebbe essere più bassa.

Non è stato possibile fare un conto preciso in quanto ci risulta sempre molto difficile avere dalle banche, specie quelle delle Sezioni periferiche i dati necessari che spesso ci vengono forniti con mesi di ritardo e talvolta non sono attendibili; comunque questa è stata, dunque la nostra maggiore fonte di introiti che sommata ai 341 milioni di cui sopra ci ha dato la possibilità di fornire quel volume di garanzie.

I rientri quindi ci consentono di poter garantire molti prestiti, ma non possiamo contentarci solo di essi che, comunque, non sarebbero sufficienti a soddisfare la sempre maggior richiesta; speriamo con l’aiuto dei vecchi e di nuovi benefattori e con una sempre migliorata nostra organizzazione di aumentare sempre di più la possibilità di portare il nostro aiuto ai bisognosi.

Abbiamo anche avuto dallo Stato un aiuto in quanto ci è stato consentito di prelevare una quota degli interessi bancari per ripagarci di parte delle spese di gestione.

La questione dei rientri merita un discorso a parte: durante i primi anni di gestione abbiamo avuto una quantità enorme di insolvenze; eravamo ancora impreparati e troppo fiduciosi nelle promesse di sicura restituzione che i nostri beneficati facevano all’atto dell’elargizione: Ci siamo resi conto, in seguito, che persone le quali prima del nostro intervento pagavano i debiti contratti con gli usurai al tasso del 150% non onoravano i prestiti da noi a loro fatti ottenere al tasso del 5%: abbiamo dovuto prendere atto della diffusa malafede e siamo corsi ai ripari con un più attento esame delle pratiche, con la ricerca preliminare di informazioni, con il coinvolgimento in garanzia di tutti i familiari ed anche di loro amici che risultassero solvibili e sopratutto chiedendo loro una forma di garanzia come l’accredito di una pensione o di uno stipendio presso la banca erogatrice, garanzia non certo reale ma di notevole effetto psicologico. In tal modo le morosità si sono ridotte in modo sensibilissimo ed oggi abbiamo una percentuale di rientri che farebbe invidia anche ad una banca.

A questo punto debbo fare una precisazione: col passare degli anni nella nostra Fondazione è avvenuta un’involuzione che debbo chiarire; noi non siamo una banca, siamo un’istituzione benefica, per noi il termine "moroso" non deve avere lo stesso significato che ha per una banca; esso significa che, ricevuto del danaro dai nostri benefattori lo abbiamo impiegato per aiutare una persona che era in gravi difficoltà economiche: a questo punto abbiamo compiuta la nostra missione ma il nostro compito non è esaurito; poiché se il beneficato, grazie al nostro aiuto, riesce a risollevarsi e restituisce quanto da noi ricevuto dandoci la possibilità di portare aiuto ad altri è sicuramente meglio, faremo di tutto per ottenere il rientro ma, anche se esso manca, non dobbiamo considerare la morosità come una perdita ma solo come una operazione benefica comunque andata a buon fine, pertanto quella partita di giro che ci portiamo appresso di bilancio in bilancio e che, fatalmente, è destinata ad aumentare non deve essere considerata una operazione in perdita, poiché il fine è stato raggiunto.

Accade che per vecchie insolvenze, dell’ordine di centinaia di milioni alcune banche non si sono decise sinora, malgrado i nostri continui incitamenti, ad incamerare la relativa cauzione, si pensi che vi sono debiti concessi nel 1995 e morosi che sono ancora in essere nei tabulati bancari impedendoci di intentare un azione di recupero che potremo iniziare solo quando, avendo la banca incamerata la cauzione il credito verso i morosi diventerà di nostra proprietà.

Noi non ci doliamo dell’incameramento, quella somma l’avevamo già stanziata e quindi, come già illustrato, la nostra opera benefica era stata compiuta, ma esso ci permette, innanzi tutto di avere una situazione più chiara, e di adoperarci per tentare di avere un recupero.

Bisogna rendersi conto di quanto sia enorme e difficile il nostro lavoro, innanzi tutto dobbiamo cercare di avere, in tempo utile, e cioè perlomeno ogni due mesi l’elenco di tutti coloro che hanno pagato e di quelli che hanno trascurato di pagare qualche rata, il che ci crea la prima difficoltà dato che le banche, per le quali sembrerebbe quasi che noi rappresentiamo più un fastidio che non un occasione di operazioni vantaggiose, come dovrebbero essere considerati dei finanziamenti garantiti al 100%, ci fanno penare prima di accogliere la nostra richiesta; avuti tali tabulati dobbiamo calcolare per ogni debitore, tenendo conto dell’importo del prestito, del tasso d’interesse applicato e del numero di rate con esso concordato il valore delle rate pagate, che è diverso da una rata all’altra, il che è della massima importanza, in quanto ogni rata pagata aumenta la nostra disponibilità per ulteriori prestiti, ed il numero e valore delle rate insolute il che ci dà la possibilità di un pronto intervento di sollecitazione; il debitore che è indietro di un paio di rate viene facilmente riportato in carreggiata ma, se la situazione si incancrenisce non lo si afferra più. Fare questa operazione per gli 881 prestiti già citati è un lavoro enorme ma indispensabile.

Abbiamo istituito un Ufficio recuperi, a cui abbiamo affiancato dei legali che, generosamente, ci prestano gratuitamente la loro opera e siamo decisi ad agire giudiziariamente contro i morosi, sempre però dopo aver accuratamente accertato, a mezzo di informazioni finanziarie, se la morosità sia dovuta a materiale impossibilità o sia frutto di un puro calcolo speculativo; è quindi molto importante che la banche si decidano, finalmente, ad incamerare le cauzioni dei maggiori morosi dandoci modo di iniziare quella azione di recupero che la banca, garantita al 100% non ha alcun interesse ad intraprendere.

Ho voluto, in questa mia esposizione, non solo illustrarvi il bilancio ma anche chiarirvi quale è lo scopo primario della Fondazione, cioè il salvataggio dei bisognosi, mentre è secondario, se pur importante, il rientro dei prestiti concessi, condizione questa che esige che le donazioni siano sempre più abbondanti; mi auguro che ciò avverrà; la Divina Provvidenza ci ha sempre aiutati ed in essa noi confidiamo per l’avvenire.

Altre pagine sulla Fondazione Antiusura
S.Giuseppe Moscati


Home Page

moscati@gesuiti.it