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Carmelo S.Anna - Carpineto Romano "Risposta all'Amore che chiama" Carla ci parla della sua storia vocazionale |
Il testo che segue è una sintesi della lettera che Carla, concluso il suo Noviziato, ha inviato al Vescovo Mons. Lambiasi, che ha presieduto la liturgia della sua Professione Temporanea, che si è svolta nella chiesa del Carmelo l'11 febbraio 2001.
La mia famiglia - Il lavoro
"Mi chiamo Carla e ho due fratelli: Giuseppina e Antonio. La mia mamma si chiama Ida, il mio papà Ciro ed è morto molti anni fa’ in seguito ad un delicato intervento chirurgico. Abitavo con la mia famiglia a Cercola, vicino Napoli. Ringrazio il Signore per la famiglia che mi ha donato perché, anche nelle difficoltà, siamo sempre stati uniti.
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Papà era una persona molto buona con tante qualità; la cosa che più gli premeva era di poter trovare un lavoro stabile e, dopo tanti anni di sacrifici, era riuscito a sistemarsi come desiderava. Anche mamma lavorava per aiutare la famiglia; dapprima lavorò come bidella in una scuola e poi, per vari anni, fece la governante in una famiglia presso cui tutti noi ci trasferimmo.
Ricordo quegli anni con tanta gioia e un pizzico di nostalgia nel cuore. Dopo appena qualche anno, però, quella buona famiglia dovette trasferirsi altrove per motivi di lavoro, e poiché con noi viveva anche la nonna materna - che non se la sentiva di cambiare ancora casa alla sua età - la nostra famiglia rinunciò a seguire quei buoni signori, con i quali siamo però sempre rimasti in ottimi rapporti.
Intanto anche io crescevo e non desideravo più andare a scuola; cominciai a lavorare: dapprima presso dei miei parenti e presso una stireria, dove sono rimasta per 17 lunghi anni. Sebbene fossi cosciente che il mio non era certo uno di quei lavori che rende e offre anche una certa realizzazione o appagamento personale, a me bastava: ero contenta nel mio piccolo.
Potevo condurre la mia vita autonomamente: avevo le mie cose, potevo uscire con gli amici e permettermi tutto quello che gli altri facevano. Sono sempre stata una persona molto allegra, mi è sempre piaciuto avere tanti amici con cui stare insieme e, in queste mie amicizie, ho sempre coinvolto tutta la mia famiglia.
Il primo cammino di fede e una prima guida spirituale
Con il trascorrere del tempo ho iniziato un cammino in parrocchia, con un gruppo di Neocatecumenali, ed ecco che sono iniziate le prime "crisi" d’identità, i primi conflitti con me stessa e con gli altri, e viceversa. Il gruppo di cui facevo parte, come per ogni realtà nuova che si avvicina, mi poneva degli interrogativi e mi metteva a confronto con altre persone, diverse da me. Mi cominciavo a scoprire come una persona con mille paure, con tanti "pregiudizi" su di me, nel senso che cominciai a pensare seriamente che tutto quello che avevo fatto fino ad allora non era giusto per una persona che aveva intrapreso un cammino spirituale... e caddi in una specie di avvilimento.
Ero in ricerca di un equilibrio con me stessa e con gli altri. Conobbi un padre francescano, p. Luigi, che mi aiutò molto, cercando di farmi sentire uguale agli altri, di non sentirmi sempre inutile anche se potevo sbagliare, e mi inculcò una specie di "motto": "l’importante è aver provato".
Dopo vari anni di accompagnamento spirituale, proprio mentre stavo incominciando a trovare un minimo di equilibrio, questo bravo padre morì in un incidente stradale. Altra crisi: avevo perso un sostegno. Ma con l’aiuto del Signore e attraverso varie vicissitudini compresi forse la lezione più importante che quel buon padre mi aveva dato: ciò che mi aveva insegnato non era opera sua, ma il Signore si era servito di lui per farmi arrivare a capire che solo in Cristo bisogna riporre la propria fiducia.
Così ho iniziato un vero cammino, non mancando mai alle celebrazioni, impegnandomi con il gruppo per quanto mi era possibile, meditando la Scrittura; intanto il tempo passava e incominciavo a sentire dentro un qualche cosa di diverso ma non sapevo spiegarmelo o, a dire il vero, avevo paura di ciò che mi stava accadendo. Così mi sono impegnata in tante attività in parrocchia.
Il mio parroco mi inviò a fare il corso per ricevere il ministero straordinario dell'Eucaristia, ho fatto un corso di psicologia per aiutare i tossicodipendenti, ho lavorato con il Centro pastorale giovanile; tutte cose che mi davano sempre di più da pensare e, soprattutto, che mi davano modo di "scrutarmi" interiormente. Il ministero straordinario era particolarmente per me un modo concreto di voler esser una persona tutta dedita al Signore…ma quando poi c’era da dare la mia risposta concreta, ecco che tutto mi crollava addosso: paura, giudizio degli altri, scusanti; comunque ero sempre prevenuta.
Un fidanzamento e una "svolta" inattesa…
A un certo punto mi sono anche fidanzata con un ragazzo, ma senza pensare a com’era, a quello che mi avrebbe potuto dare; insomma, non ho pensato a niente, per me l’importante era far tacere quello che sentivo dentro, e così in pochi mesi di fidanzamento avevamo deciso di sposarci, preparando tutto quello che ci voleva per un matrimonio. Ma il Signore a questo punto non ha solo sconvolto i miei piani, ma tutta la mia vita!
Di ritorno da Vercelli (il mio fidanzato non era di Napoli), ecco come avvenne l’incontro col Signore: vado dal parroco per comunicargli la data del matrimonio. Subito mi sentii rispondere: "Guarda bene quello che fai, perché non è questa la tua strada, anche se comunque sei padrona della tua vita". Ho cominciato allora a pormi una "cascata" di domande…e - rientrando in me stessa - mi sono "ricordata" che in realtà volevo sfuggire una realtà che sembrava più grande di me.
Ho chiesto a don Antonio (il parroco) di aiutarmi a capire, e così, attraverso i vari incontri, rendendomi soprattutto disponibile all’ascolto della Parola di Dio e cercando di capire che cosa il Signore voleva da me, ho disdetto tutto, rompendo anche il fidanzamento. Tutti hanno iniziato a dirmi che non era giusto, e io ho ascoltato per quel che ho potuto, ma alla fine mi sono sentita più libera nei miei sentimenti e nelle azioni. E ho continuato per qualche mese la mia attività in parrocchia al Centro pastorale, le uscite con gli amici, qualche viaggio, la mia vita normale come sempre.
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Il primo "contatto" con il Carmelo…
La scelta del Carmelo è stata come "programmata" dal Signore. Qualche mese prima il mio giovane parroco – tramite E-mail – aveva iniziato un rapporto spirituale e di amicizia fraterna con le Carmelitane di Carpineto. Una sera, trovandomi in parrocchia, il sacerdote mi disse che era arrivato un pacco spedito dalle suore. Io ed un’altra ragazza che era con me aprimmo il pacco, contenente dei libri inviatigli da Sr Elvira, la Priora. Allora il parroco prese subito il telefono per ringraziarle, presenti noi due.
Rispose una di loro e il sacerdote, le disse a un certo punto che lì con lui c’era una persona che, essendo molto timida, aveva bisogno di essere "spronata" a parlare; credevo che il parroco si riferisse all’altra ragazza che era con me e invece, con mio grande stupore, mi sentii chiamare: "Carla!". Mi fu detto che diventai di mille colori nel giro di un secondo solo! In ogni caso, per educazione, andai a rispondere al telefono. E rimasi "intrappolata"!
Una voce giovanile e allegra mi disse di chiamarsi Noemi e che era monaca da quasi 14 anni; io le dissi il mio nome e, non so né perché né per come, lei mi raccontò "in breve" la sua storia vocazionale e, come se l’avessi da sempre conosciuta, mi ritrovai a parlarle del mio lavoro e che avrei desiderato andare a conoscerla insieme alla sua Comunità, ma che temevo di dover chiedere qualche giorno di permesso… Suor Noemi subito mi rispose che lei, intanto, mi avrebbe accompagnata con la preghiera perché potessi prendere coraggio e ottenere il permesso desiderato…
Il Signore è il miglior "giocatore di scacchi" mai conosciuto… e sa decisamente come muovere le sue pedine! Fu così che qualche giorno dopo i titolari della stireria dissero che dovevano andare fuori per un viaggio… e che ci avrebbero dato due giorni di ferie: la mia gioia naturalmente arrivò al settimo cielo… e subito pensai che la preghiera delle "mie" monache aveva funzionato!
I miei primi due giorni a Carpineto!
Il 16 ottobre 1998 parto. Vado a Carpineto "munita" della mia valigia e "attrezzata" con le mie sigarette. Da questo momento è cominciato tutto. Un conoscente delle suore era stato gentilmente inviato da loro per prelevarmi alla vicina stazione e condurmi fino a Carpineto e, durante il viaggio, fece… non poca "pubblicità" a quel Carmelo: mi disse che era una Comunità giovane, aperta a tutti quelli che bussano alla porta, donando sempre una buona parola ma soprattutto quel sorriso inconfondibile pieno di gioia e di amore per Cristo.
Mentre poi attraversavo il paesino nel suo centro storico, dove le monache sono "abbarbicate", mi domandavo come avessero potuto trovare un posto così silenzioso… quasi mi sembrò di essere capitata in un "angolo" di paradiso.
Il primo incontro fu con la Madre Priora, con lei mi sono sentita subito libera come se l’avessi conosciuta da chissà quanto tempo, e cominciai a confidarle le mie paure e tutto quello che provavo. Durante il dialogo notai affissa al muro del parlatorio la scritta "Vietato fumare" e seriamente mi domandai come avrei fatto in quei due "lunghi" giorni… La Madre mi rispose che il Signore mi avrebbe dato la forza… Beh! sembrerà incredibile, ma da quel giorno non ho più fumato ed è stata davvero una grazia del Signore.
Ho vissuto quei due giorni intensamente; alcune mi raccontarono la loro storia vocazionale e, in ciascuna, ritrovavo qualche "pezzettino" della mia… È stato come un rivivere, in sole 48 ore, 40 anni di vita. Perché allora avevo 40 anni, oggi ne ho 42. Inoltre, dimenticavo, il giorno del mio arrivo la Comunità era in festa poiché si festeggiava il 50° di Professione della Madre e, anche questa, fu un’occasione di sprone per me. Dedussi che anche in quel luogo di profonda pace e silenzio la vita era un’esplosione di gioia e bellezza.
Quei giorni volarono tanto in fretta, ma me ne ripartivo carica di una serenità quasi "strappata" a quelle mie sorelle con cui oggi vivo insieme. Venne dunque il giorno della partenza e anche questa volta, con estrema gentilezza, chiamarono un signore di fiducia per riaccompagnarmi alla stazione.
L'ultimo soggiorno in famiglia
Tornata a casa… tutti si domandavano che cosa fosse successo dato che, in due giorni, la fumatrice incallita (cioè io) aveva perso il vizio! Inoltre andavo a Messa tutte le sere e cercavo sempre dei momenti in cui rimanere sola a pregare e riflettere. Capivo in profondità di aver trovato finalmente la mia strada, ma la paura era sempre in agguato. La sindrome del "salto nel vuoto" mi torturò per circa tre lunghi mesi ma, nel frattempo, mi tenevo in contatto telefonico ed epistolare con le sorelle di Carpineto, il che mi permetteva di sentirmi già tra loro nello spirito, e così… un giorno mi reco al lavoro e dico una "bugia a fin di bene": "Mi devo ricoverare per degli accertamenti, ma non so quanti giorni mi occorrono".
D’altronde non era che una mezza verità in quanto davvero avevo bisogno di accertarmi su alcuni "malesseri" interiori che dovevo curare al più presto, perché ci andava di mezzo la mia salute spirituale e fisica!
E poi, se non avessi agito così, avrebbero pensato che "la pazza", dopo aver rinunciato improvvisamente al matrimonio, adesso cercava disperatamente un rifugio in un monastero! Gulp! La mia famiglia sapeva però dove e perché andavo, ma non mi ha ostacolata, anche se certamente non si aspettava che fosse, in partenza, una decisione già presa.
La partenza definitiva: risposta all'Amore che chiama
Sono partita il 6 febbraio 1999. Dopo appena qualche giorno dal mio arrivo al Carmelo, durante un colloquio con la Madre, ricordo di averle detto che non mi sentivo più di tornare a casa, ma che volevo restare e provare a… "saltare" nel vuoto, un "vuoto", però, "pieno" della presenza del Signore che, ero certa, mi avrebbe presa tra le braccia se solo mi fossi "gettata" in Lui!
È proprio attraverso quest’abbandono di fede che ho potuto sperimentare l’Amore del Signore, l’Amore vero, quello che in qualsiasi momento ti infonde forza per andare sempre avanti. Ho scelto il Carmelo perché ho trovato la gioia che scaturisce da un incontro "a tu per tu" con il Signore, cercando di vivere sull’esempio di Maria.
Il Carmelo, infatti, è un "giardino" in cui il Signore trapianta i suoi fiori e Maria li cura con estremo amore. Anche attraverso S. Teresa del Bambino Gesù mi sono sentita attratta da una realtà misteriosa, ma vera e palpabile, che è il carisma carmelitano. La "clausura" è stata per me una scelta ponderata e decisa, nel senso che ogni persona innamorata cerca sempre un luogo appartato in cui poter stare insieme al suo amato e, per me, la vita contemplativa con clausura coincide e magnificamente esprime una vita di totale donazione, e non di chiusura al mondo esterno.
Ora, anzi, mi sento di vivere più intensamente per i fratelli con una continua vita di preghiera e un forte desiderio di donare un poco di quella gioia che il Signore dona gratuitamente e generosamente.
Quando sono arrivata in clausura non ho tanto notato una "grata" davanti a me, quanto una "porta" che si spalancava per farmi scoprire nuovi orizzonti fino ad allora nascosti ai miei occhi. Certo, ha anche incontrato qualche difficoltà nel corso di questi due anni trascorsi al Carmelo, ma anche in questo la Comunità mi sta aiutando a crescere e a conoscere me stessa, a vedere nella mia vita quei punti su cui lavorare, cose che – stando fuori e presa dalle preoccupazioni della vita quotidiana - non ero mai riuscita a vedere.
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l'11 febbraio 2001 |
Il mio "nome nuovo" al Carmelo
Mi sento viva dentro. Mi sento vera. Prima cercavo di essere sempre la prima in tutto, oggi al Carmelo sto cercando di imparare ad offrire tutto per amore del Signore, ed essere anche io, come le altre, di contributo per la mia Comunità. Mi sento aiutata da tutte e sorretta in questo da un amore fraterno, senza interessi e spassionato, spronata da un Ideale che è unico, perché condiviso da tutte, che è Gesù, Sposo, Amico e Fratello.
Adesso ho un nome nuovo: Suor Maria Carla del Verbo Incarnato; per me è un voler risorgere a vita nuova dopo la morte dell’ "uomo vecchio". Queste parole mi hanno da sempre colpita ogni volta che ascoltavo o leggevo il Vangelo di Giovanni. Dio si manifestò al popolo d’Israele come… un’ombra che li proteggeva. Dalle figure e dai simbolismi è poi passato a divenire vero Uomo: il Verbo, la Parola uscita dalla bocca dell’Onnipotente, la vera Luce, si è incarnato nel seno di una Vergine per portare la salvezza al mondo.
Ed io, piccola cosa, sono stata "adombrata", come "abbagliata" da questa Luce che oggi mi invita e sprona ad essere quel grembo verginale, accogliente, attraverso il mio "sì" totale, con purezza di cuore nel vivere ed imitare le virtù di Maria che ha riposto tutta la sua fiducia nel Signore che è Padre e in Gesù - Figlio.
Desidero vivere con serietà e responsabilità la Professione che emetterò con tanta gioia e gratitudine. Desidero vivere questa mia consacrazione con amore e con l’ "esuberanza" di chi ha scoperto la libertà che deriva dal fatto di essere figlia di Dio – sua sposa – e compagna di viaggio."
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