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Carmelo S.Anna - Carpineto Romano Spiritualità Chi è il Profeta? (1 Re 1,6) |
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È un uomo che parla in nome di Dio, che ha la capacità e il coraggio di spezzare le sicurezze che vengono dalle logiche umane per mettere davanti al popolo la grandezza della logica di Dio.
Essere profeta nella storia degli uomini non è semplice: bisogna armarsi della pazienza di Dio, riannodare i fili spezzati dall’orgoglio, farsi carico della vita e delle fedeltà degli uomini. E la storia si può ricucire solo dentro di noi, nella propria storia personale, non nel tentativo di cambiare gli altri o gli eventi, ma riannodando quei fili che uniscono la storia degli uomini con la storia di Dio. Qui sta il senso e il valore della vita consacrata di cui Elia, per noi carmelitani, è simbolo.
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[Foto: Rosa Cutrera] |
Ci troviamo nel Regno del nord; re è Acab. Il periodo storico è uno dei più delicati della storia di Israele. Il Regno si è diviso. Nascono le grandi potenze: assira e babilonese. Elia vede profilarsi all’orizzonte la distruzione religiosa ed ideologica di Israele e non ha paura di affrontare il re Acab il quale, manovrato da sua moglie Gezabele, vuole instaurare il culto di altri dei, venendo a creare, così, un sincretismo religioso.
Elia mette a repentaglio la propria vita pur di affermare l’unicità di Dio, riconducendo il popolo all’adorazione di Javhé.
Va da Acab e gli annuncia una ferita che il suo regno e il suo popolo stanno per ricevere: la siccità. A quel tempo gli eventi catastrofici erano visti come una punizione di Dio. Sembra una contraddizione che il Dio della Vita procuri la morte. Com’è possibile che per la colpa del re ci vada di mezzo tutto il popolo? C’è, di fondo, una domanda che da millenni l’uomo si porta dentro: da dove viene il male? Ma a questa domanda non c’è una riposta. Molti hanno voluto vedere nel male il castigo di Dio. È da dire anche che il male, la sofferenza, sono i "luoghi" privilegiati in cui l’uomo può, se vuole, incontrare Dio, proprio perché si sente spogliato, non ha più nulla di suo, né ambizioni né progetti da realizzare né un futuro da costruirsi.
In questa situazione ha soltanto due possibilità: o si dispera, o ritrova il senso vero e ultimo della sua vita: Dio.
Essere profeti oggi significa vivere la sofferenza come momento di relazione con Dio, di ritrovamento di se stessi. La carestia, la siccità, la morte, sono conseguenze delle scelte sbagliate dell’uomo. L’uomo si fa promotore della propria distruzione quando smette di adorare Dio che è Via, Verità e Vita e comincia ad adorare se stesso, la "propria" verità: allora è il caos.
Solo la relazione con Dio apre l’uomo ad una Alterità che gli consente di servire la verità, di costruire il bene.
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