Per una cultura della vita: Carmelo S.Anna - Spiritualità |
Vogliamo vivere nella pace e nella gioia del cuore? In quella pace e in quella gioia che provengono solo dal Signore? Sì! E con tutto il cuore, giorno dopo giorno.
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Luce e Vita vera per sempre... |
...Vogliamo vivere nella calma e nella pace di tutto il nostro essere? In quella
calma e in quella pace che scaturiscono solo dal Signore, dall'avere affidato tutto a Lui? Sì! E non solo con noi stessi, ma anche con i nostri fratelli.
...Vogliamo vivere in pace con tutti? Con questi "tutti" con cui dobbiamo vivere ogni giorno, condividere la nostra strada e il nostro cammino, il nostro lavoro, la nostra vita? Sì, anche se a volte è pesante, noioso, duro.
…Vogliamo vivere non preoccupandoci troppo di noi stessi, per il nostro incerto domani? Sì! Anche il Signore ci chiede di vivere "alla giornata", perché: "A ogni giorno basta il suo affanno".
…Vogliamo vivere di gioia e di pace con tutti quelli che incontriamo,
dal momento che il Signore ci ha presi per mano e ci ha fatti incontrare? Sì! Perché è il Signore che ci apre il cuore all’amore, tenendoci per mano e portandoci insieme, risollevandoci anche quando cadiamo!
…Vogliamo vivere quest'anno con la coscienza più nitida, con radicale impegno, con
tutto noi stessi, come se fosse l'ultimo anno della nostra vita, l'ultimo che il Signore ci concede?
…Vogliamo vivere spendendo anima e corpo per la Chiesa, per le nostre famiglie, per la Comunità, per il mondo intero?
…Vogliamo arrivare all'ultimo giorno dell'anno guardandoci indietro e vedendo che veramente abbiamo dato tutto al Signore, pur sbagliando, pur cadendo, pur affliggendoci magari di tante piccole e grandi cose?
Non vorremmo di certo arrivare con la delusione nel cuore per aver vissuto male i giorni che il Signore ci dona - che sono sempre giorni di grazia - per non averli vissuti in pienezza, in pace, con amore e fedeltà completa al Signore. E allora, in cammino insieme... giorno dopo giorno, mano nella mano del Signore, seguendolo con la gioia nel cuore, con la speranza dentro, con l’amore come guida!
Per una cultura della vita: da "
exstasyati" a "estasiati"...Anche nel silenzio di un piccolo Monastero come il nostro arriva l’eco dei mitici "sabato sera" in discoteca... corsa folle verso il divertimento senza orario, senza freni, senza limiti imposti da un "sorpassato" buon senso o senza richiami da parte di una coscienza ormai opacizzata.
Il desiderio di felicità è inscritto nel cuore dell’uomo… ma è proprio vero che una piccola "pasticca" chiamata "exstasy"… può essere l’artefice di questa realizzazione?
Vivere da "exstasyati" significa, per paradosso, costringersi a vivere perennemente infelici, a due passi da quella felicità che si desidera, ma già di nuovo spenti nel momento in cui l’effetto chimico immancabilmente finisce…
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Il mistero della morte e risurrezione del Signore, che riviviamo in ogni nuova Pasqua, ci dice che la via della felicità passa per la Croce, altrimenti è solo illusione.
Perché felicità non è semplice "sballo", ma è pienezza di amore raggiunta nel silenzio pregnante di una preghiera che si fa vita, si fa contemplazione, si fa conoscenza diretta di Dio pur nel mistero... si fa estasi.
Ma come riemergere dalla falsa logica del "tutto e subito"… per arrivare a piegarsi a questa logica evangelica nella quale, invece, il tempo non si calcola e il guadagno non si soppesa; in cui c’è più gioia nel dare che nel ricevere… logica che si spinge fino all’estremo del dare la vita, del perdersi per la vita degli altri?
"Per arrivare a ciò che ora non godi, devi passare per dove non godi... e per arrivare a comprendere questo, devi passare ora per dove non comprendi", direbbe S.Giovanni della Croce (Salita al Monte Carmelo, L. 1, c. 11).
Per arrivare a "comprendere", a incarnare in me e attorno a me una cultura della vita, devo passare attraverso la stretta apertura della Croce e allora, stranamente, la kènosi del Figlio, che non considera un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma che spoglia se stesso assumendo la mia, la nostra natura umana, mi dà la chiave di interpretazione del Mistero.
Vivere da "exstasyati" è fuggire continuamente da se stessi, dalla vita "impastata" - nella sua complessità - anche di sofferenza e di smarrimenti, di delusioni e di fallimenti, per arrivare, poi, al limite assurdo di rivendicare un "diritto alla morte".
Vivere da "estasiati", invece, è cominciare a imparare il linguaggio dell’Amore, afferrando con forza i piedi del Maestro, riconoscendo in Gesù la Vita, e nella sua Vita iniziare a scorgere la Luce che splende nella nostre tenebre.
...C’è il silenzio sul Calvario, c’è il silenzio nel giardino del Sepolcro, ma non è il silenzio del non-senso: è, invece, il silenzio estasiato dell’universo intero, che contempla l’inizio di un’era nuova, l’era della speranza…Cristo Gesù ha vinto la morte e ha ridonato a noi la vita. Alleluia!
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