Carmelo S.Anna - Carpineto Romano

Come prepararci alla Pasqua?

Cristo vuole fare di noi delle creature nuove

Oggi si può ancora parlare di ascesi?

Il Concilio Vaticano II dopo aver mostrato che l’uomo è creato a immagine di Dio, aggiunge: “L’uomo si trova diviso in se stesso. Per questo tutta la vita umana, sia individuale che collettiva, presenta i caratteri di una lotta drammatica tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre” (Gaudium et Spes 13).

Nell’uomo infatti anche dopo il battesimo, rimangono le conseguenze del peccato originale come inclinazione al male e disordine degli istinti. Si capisce allora come sia impossibile progredire nel cammino senza un deciso sforzo di orientare le inclinazione negative. Il combattimento spirituale, non è solo contro ciò che è fuori di noi, ma soprattutto contro il nostro io corrotto, contro le passioni che albergano in noi e che tendono a dominarci, a farci schiavi contro quei desideri disordinati che ci tolgono la pace interiore.

San Paolo dice che bisogna spogliarsi non solo delle cose ma di se stessi per rivestirsi di Cristo e diventare creature nuove ad immagine di Dio stesso (cfr Colossesi 3, 9-10; Galati 3, 27; Efesini 4,23). Il comportamento ascetico deve essere parte di un cammino di conversione di tutto l’uomo e deve attuarsi a tutti i livelli: idee, sentimenti, comportamenti, azioni e non si deve fermare alla rinuncia, alla penitenza fine a se stessa ma a un riorientamento delle energie positive.

Infatti non basta solo eliminare il disordine nella nostra vita, le tendenze al male, ma è necessario camminare nella via del bene maturando quei germi di bene che il Signore ha seminato in noi e che devono qualificare la nostra vita fino a poter dire con san Paolo: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”.

Il cammino ascetico poi non può essere uguale per tutti, perché ogni persona è diversa nelle inclinazioni, nei difetti, nelle doti. È necessario quindi conoscere se stessi per sapere su quali campi muoversi. Chi si riconosce pigro dovrà imporsi delle rinunce diverse da chi invece sa di essere superbo. Inoltre la mortificazione non deve essere solo interiore, non basta mortificare solo il desiderio, ma occorre dirigere anche le azioni perché l’io è incarnato nella persona e sarebbe un’illusione agire o solo a livello interiore o solo a livello esteriore.

Ogni tempo, poi, richiede il suo tipo di ascesi. Sarebbe impensabile ai nostri giorni fare le grandi penitenze che facevano i padri del deserto. A noi oggi sono richieste altri tipi di rinunce come ad esempio: rinunciare al superfluo, a certe mode, alla ricerca sfrenata del benessere e del piacere a tutti i costi, all’eccessiva preoccupazione e occupazione di sé, ecc. La moderazione nell’uso delle cose non consiste nel loro rifiuto, ma nella capacità di non dipendere da esse, di saperne fare a meno se necessario.

Per progredire nella vita spirituale bisogna essere liberi da tante schiavitù, saper fare a meno di tante cose inutili che rallentano e soffocano il cammino. Imparare da santa Teresa di Lisieux a cominciare dalle “piccole cose” ossia le piccole rinunce, i piccoli sacrifici come il trattenere una battuta di risposta, rendere dei servizi senza farli notare, raccogliere un filo, ecc.

È illusorio mirare alle grandi rinunce se poi non si sanno fare le piccole che la vita pone sul nostro cammino ogni giorno. La Quaresima è il momento propizio per cominciare questo cammino ascetico con serio impegno pensando comunque che le sole forze umane non bastano, che una penitenza fine a se stessa non serve ma che solo la Grazia di Dio ci muove e ci sollecita ad una trasformazione interiore ed esteriore, ossia ad una conformazione a Cristo.

L’unzione di Maria a Betania

Ci troviamo in Quaresima. Manca poco tempo alla Pasqua. Gesù si trova a Betania in casa di Simone (Matteo 26, 6-13). Gesù sa che tra poco lo prenderanno e lo trascineranno davanti al tribunale, da Caifa prima e da Pilato dopo. Questo tempo lo dedica a chi è più bisognoso, condivide fino in fondo la vita dei suoi simili, del suo tempo.

Ma ecco una donna: ha con sé un vaso di valore – magari qualcuno pensa che vale più quello che porta che lei stessa! Questo vaso contiene olio profumato, molto prezioso. Questa donna compie un gesto inusuale! Versa quest’olio sul capo di Gesù, compie un gesto “profetico-regale”, come si ungevano i re. Essa par riconoscere il Messia, il re tanto atteso da Israele.

"La Pasqua ci dice che il centro
di tutta la nostra vita è Lui"

I discepoli non comprendono –quando mai!- pensano ad uno spreco, non sanno andare al di là del gesto materiale –e allo spreco!-. Volevano –se avessero potuto!- vendere quell’olio e il ricavato darlo ai poveri. Ma Gesù è il povero dei poveri, l’umile degli umili che non “considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo”(Filistei 2, 6).

Gesù in questo passo del Vangelo accetta di essere riconosciuto come il Figlio di Dio, loda la donna che ha fatto quest’azione, e ha intravisto già l’onore che si doveva al suo corpo prima della sepoltura. Le “azioni” buone saranno ricordate per sempre…e il Signore ricompensa i giusti. Noi pensiamo sempre di fare tanto per Gesù, ma non merita forse tutto il nostro amore, tutta la nostra lode, tutta la nostra adorazione? La Pasqua ci dice che il centro di tutta la nostra vita è Lui, non altri. Ma saperlo riconoscere e “ungerlo” con il nostro amore è da sguardi raffinati…e Maria aveva questo sguardo!

Fare del cuore la casa dell'amore

“Oggi ho immaginato che il mio intimo sia come un posto irto di aghi e di spilli. Come posso accogliere qualcuno nella preghiera quando non vi è spazio dove possa riposare tranquillamente? Se sono ancora agitato da preoccupazioni, da gelosia e rabbia, chiunque vi entri vi riporterà ferite. Allora ho avuto la percezione intensa che debbo creare una zona libera nel mio io più segreto per potervi invitare gli altri ad entrarvi e guarire. Pregare per gli altri significa offrire loro ospitalità in un luogo dove mi sia possibile prestare orecchio alle loro necessità e alle loro sofferenze. Se potessi avere un’interiorità dolce, un cuore di carne e non di pietra, uno spazio con dei posti dove si potesse camminare a piedi nudi, allora Dio e i miei simili potrebbero incontrarvisi, allora il centro del mio cuore potrebbe diventare il luogo dove Dio ascolta la mia preghiera per il prossimo e lo abbraccia con la sua carità”(H. Nouwen).

La Scrittura dice che il cuore dell’uomo è un abisso e difficilmente guaribile. Ciò è vero e lo sperimentiamo nella nostra esistenza ma il cuore è anche la casa dell’amore, il luogo dove Dio abita, dove possiamo incontrare il suo volto, quel volto di cui siamo immagine, quel volto che ci attende e ci chiama, quel volto che ci invita a incontrarlo nelle vicende della vita e nei fratelli, soprattutto se bisognosi, poveri e sofferenti…

Ma è un cuore che va purificato attraverso la preghiera e l’ascesi, che va liberato da tutto ciò che offusca la luce della divina presenza per diventare “grembo” che accoglie, che nutre, che guarisce generando a una vita nuova. Tale deve essere il cuore della carmelitana: capace di ascoltare il mormorio del vento leggero che porta al suo orecchio i desideri di Dio, e capace di ascoltare il grido dell’umanità sofferente, ferita dal peccato.

Cuore che si fa “spazio” di amore dove Dio e l’umanità si incontrano, dove ogni uomo si sente chiamato per nome dal Dio dell’attesa e della speranza: “Ti ho chiamato per nome, tu mi appartieni” (Isaia 43,1); “Io sono con te per proteggerti” (Geremia 1,8). Mediatrice tra Dio e l’uomo, la carmelitana si dona totalmente a Dio nella preghiera, nel sacrificio, nel nascondimento, nello zelo apostolico diventando segno e profezia delle realtà future e indicando all’uomo la direzione verso cui andare.

Sono felice
perché ho un nuovo giorno che Dio mi fa vivere.

Sono felice
perché sento Gesù sempre a me vicino.

Sono felice
perché ho ancora un giorno per amare.

Sono felice
perché ho ancora un giorno per fare del bene.

Sono felice
perché ho ancora un giorno per dimenticare i torti subiti.

Sono felice
perché ho ancora un giorno per perdonare.

Sono felice
-perché ho ancora un giorno per chiedere perdono a chi ho offeso.

Sono felice
perché se perdono anche Dio perdonerà le mie colpe.

Sono felice
perché ho mamma e papà in cielo a proteggermi.

Sono felice
-perché in cielo c’è la Madre Celeste a intercede per me presso Dio.

Sono felice
-perché ogni ostacolo che supero con Fede mi porta più vicino a Dio.

Sono felice
-di prendere ogni mattina il Corpo e Sangue di Gesù e portarlo con me tutto il giorno.

Sono felice
-di essere finalmente riuscito a dire il mio SÌ incondizionato all’invito di Gesù.

Sono felice
-di impegnarmi a fare la Sua volontà… ma ci riuscirò?

Sono felice
-perché con l’aiuto e l’intercessione di Maria Santissima tutto diventerà possibile

Sono felice
perché ho Fede in Dio.


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