Carmelo S.Anna - Carpineto Romano
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Il cammino di avvento ci porta a Gesù |
Carissimi/e,
inizia l’anno liturgico e tutto ci porta alla venuta del Verbo. La Chiesa, saggiamente ispirata dallo Spirito, ci nutre quotidianamente con la Parola e i sacramenti, con eventi forti e significativi. Da poco si è concluso il XXV congresso Eucaristico Nazionale, numerosi sono stati gli interventi del Magistero nelle parole di Papa Benedetto XVI, mentre la chiesa italiana continua il suo percorso formativo sulle sfide educative.
Ma il cammino di avvento ci porta a Gesù, la sequela o meglio la preparazione alla sua venuta è concreta e reale attraverso le quattro domeniche che precedono il Natale. Ogni domenica ci aiuta a vivere l’avvento senza dispersione e senza confusione.
Che bello quando un bimbo rimaneva incantato a guardare il Bambino Gesù nel presepio, nudo sulla paglia. Oggi è forse scomparso l’incanto anche dei piccoli. Sono troppo "informati". Oggi è diventato molto importante lo scambio dei doni! Quando qualche dono giunge anche a un povero allora possiamo dire: E’ Natale!
E’ Natale quando non ci si chiude agli altri, quando tutto si condivide, anche un posto a tavola. Con i vari bisogni di oggi soltanto così si festeggia il Natale. Non è più il Natale della neve, delle luci scintillanti, dell’aria piena del suono delle campane…
Natale è offrire un sorriso a chi soffre, una carezza a un bimbo che piange, un pasto a chi ha fame. Questo è Natale vissuto, il Natale che infonde pace e gioia.
Auguri, fratelli e sorelle. Buon Natale di gioia e di bontà.
Spiritualità
L’avvento e il Natale
Ogni anno ci apprestiamo a vivere, all’inizio dell’anno liturgico – che non corrisponde con l’anno sociale al 1 gennaio- l’Avvento e il Natale. Siamo nell’anno B. Che significa? Che nella liturgia Eucaristica, nei lezionari, nei messali si segue il ciclo B, come esiste il ciclo A, e infine il C. Questa tripartizione serve –se non lo abbiamo capito- a leggere quasi tutta la Sacra Scrittura –liturgica- cioè quella che si legge durante l’anno, suddivisa in tre anni, di modo che abbiamo un quadro quasi completo del piano della salvezza.
L’avvento ci prepara al Natale. Nelle collette dell’anno B troviamo la sintesi delle 4 domeniche di avvento:
Come possiamo vedere dalle Collette, all’attesa della venuta del Signore, viene affiancata la nostra richiesta, fiduciosa ed umile perché attendiamo vigilanti, perché possiamo camminare verso il regno, perché possiamo preparare la via al Signore, perché possiamo rallegrarci con Maria della venuta del Verbo. Nel cammino siamo in compagnia di Giovanni Battista, che non vuole "rimproverarci", ma aiutarci indicandoci il Messia, spronandoci alla testimonianza –forte e coraggiosa-, e facendosi lui stesso, nostro precursore, come lo è stato di Gesù.
Silenzio e ascolto di Dio
Viviamo nella società del rumore e non solo di quello esteriore, ma anche di quello interiore che rende la persona spiritualmente vuota e superficiale. Schiavo dell’effimero l’uomo non conosce più niente di stabile e duraturo su cui costruire la propria esistenza, non sente più il bisogno di aprirsi al mistero. Ma senza vita interiore l’essere umano è in balia delle proprie impressioni o emozioni passeggere e la tentazione è quella di riempire il vuoto con surrogati che lo rendono schiavo e il rumore, spesso, è uno di essi. Fare rumore dissolve l’interiorità. L’uomo diventa incapace di entrare nel proprio mondo interiore, di conoscerlo e di aprirsi al trascendente. Lo diceva a suo tempo Paolo VI "noi uomini moderni viviamo fuori della nostra casa e abbiamo perfino perduto la chiave per potervi entrare". Una vita che ha perso il suo nucleo interiore si fa sempre più instabile, mutevole, fragile, senza meta, diventa un labirinto, senza un filo conduttore che la orienti. Senza silenzio l’uomo vive al di fuori di sé, incapace di ascoltare le ispirazioni, i desideri più belli che sorgono nell’intimo perché non ha l’orecchio per ascoltare il suo mondo interiore, che nemmeno sospetta. Chiuso nel proprio mondo, col cuore indurito dal rumore, l’uomo vive difendendo il suo piccolo benessere, incapace di un vero incontro con gli altri e con Dio.
D’altronde come ne potrà percepire la presenza se vive fuori di sé? Come potrà senza ascolto interiore intuire che "l’uomo è un essere con un mistero nel cuore più grande di lui stesso" (H. von Balthasar). Per molti, oggi, Dio non è soltanto un Dio nascosto, ma un Dio impossibile da incontrare. Forse mancano degli autentici testimoni che insegnino che cosa significhi pellegrinare nel profondo del cuore per incontrarsi con la propria volontà.
Bisogna educarsi al silenzio senza il quale è impossibile incontrare e ascoltare Dio, l’unico che può colmare il vuoto dell’uomo, assetato di infinito, di senso, di verità, di libertà. Un silenzio che trasforma e risana, che fa scoprire la vita, il mondo, le cose con una luce nuova. Solo scoprendo questo spazio interiore, l’uomo può incontrare Dio e dare alla vita un fondamento e un orizzonte nuovo. Il profeta Elia percepì la presenza di Dio non nel vento impetuoso, non nel terremoto, non nel fuoco, ma nel sussurro di un vento leggero. Così per noi. La presenza di Dio non la percepiamo nell’agitazione, nel rumore, nelle tante parole, ma nel silenzio che si fa ascolto interiore, ascolto di Dio.
Sia questo tempo di Avvento il tempo propizio per imparare a fare silenzio e per intraprendere il pellegrinaggio interiore che ci porta alla sorgente stessa della vita, di noi stessi.
La gratuità di Dio
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Dio ci ha amati e continua ad amarci gratuitamente, senza nulla esigere in cambio, se non l’amore per Lui e per i fratelli. "In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio ma è Lui che ha amato noi, e ha mandato il suo Figlio perché avessimo la vita" (1Gv 4, 10). Ancora: "Dio ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati ci ha fatti rivivere in Cristo. Per grazia, infatti, siete stati salvati. Per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede, e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere perché nessuno possa vantarsene" (Ef 2, 4,9).
Per questo il Signore "merita" tutta la nostra lode, perché Egli "perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue malattie; salva dalla fossa la tua vita, ti corona di grazia e di misericordia; non ci tratta secondo i nostri peccati, non ci ripaga secondo le nostre colpe" (Sl 102, 3.4.10).
"Il Signore ci ha fatto dono della sua sapienza; l’ha diffusa su tutte le sue opere, su ogni mortale secondo le sua generosità, la elargì a quanti lo amano" (Sir 1, 7-8).
Sapendo che tutto ci viene elargito gratuitamente, che cosa ci chiede in cambio, il Signore, se non che anche noi possiamo essere generosi e misericordiosi con il nostro prossimo? "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date" (Mt 10,8). Lui ci ha dato per primo l’esempio perché anche noi potessimo imitarlo. Infine il Signore ci invita gratuitamente al suo banchetto: "O voi tutti assetati, venire all’acqua, chi non ha denaro venga ugualmente; comprate e mangiate senza denaro e senza spesa, vino e latte". (Is 55, 1).
Per questo in Lui esultiamo di gioia e diciamo: Ti rendiamo grazie Signore Dio dell’universo, che sei e che eri. A te la lode e la gloria nei secoli. L’avvento e il Natale ci ricordano anche questo: Dio che viene in noi.
Cronaca del Monastero
Dal 20 al 30 agosto nella nostra Chiesa di san Giovanni abbiamo avuto esposta la mostra itinerante sulla devozione a san Michele Arcangelo di Padre Pio da Pietrelcina, con riferimento alla preghiera di Leone XIII al principe degli Arcangeli. Il Prof. Vincenzo Comodo docente di sociologia della comunicazione e della vita consacrata presso l’Ateneo Regina Apostolorum e ITVC "Claretianum" in Roma.
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Papa Leone XIII durante il suo lungo papato, rese obbligatorio (nel 1886), alla fine di ogni Messa, la recita di una preghiera a san Michele Arcangelo. Tale preghiera fu soppressa dopo il Concilio Vaticano II. "San Michele Arcangelo, difendeteci nella lotta, siate il nostro soccorso contro la malizia e le insidie del demonio. Che Dio lo comandi, noi ve ne supplichiamo. E voi, Principe della Milizia celeste, per la virtù divina, ricacciate nell'inferno Satana e gli altri spiriti maligni che sono sparsi nel mondo in vista di perdere le anime. Amen".
Se vuoi seguimi…
Vocazione: una proposta – una risposta
Quando si sente dire che c’è qualche ordinazione sacerdotale o qualche professione religiosa si resta sbalorditi e a volte un po’ dubbiosi. Che c’è di così strano nell’intraprendere il cammino di sequela se si è chiamati? Il salmista ci viene incontro: "Come potrà un giovane tenere pura la sua via? Custodendo le tue parole. Con tutto il cuore ti cerco: non farmi deviare dai tuoi precetti" (Sal 118, 9-10). Il Signore dice: "Vieni e seguimi" (Gv 1, 39), ed è l’invito fatto a noi –come ad altri/e- di oggi e di ieri. Il fascino di vivere "in ossequio di Gesù Cristo" (Regola carmelitana) si concretizza nella donazione totale di sé a Lui e ai fratelli.
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"I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le mie vie non sono le vostre vie" (Is 55, 8) dice il Signore.
Quando, già adulta, guardavo alla mia vita, mi sembrava di aver realizzato quanto di meglio avessi sempre desiderato: svolgevo il lavoro di ostetrica, che amavo moltissimo, frequentavo la Prelatura Personale dell’Opus Dei con le bellissime opportunità di formazione spirituale personale e apostoliche che mi offriva, godevo di numerose amicizie.
Tuttavia, parallelamente alle sicurezze umane, cresceva gradualmente in me un’inquietudine e una insoddisfazione che avevo imparato a trasformare in preghiera di richiesta per comprendere la mia vera vocazione soprannaturale.
Nel 2008, all’età di quarantaquattro anni, durante la veglia di Pasqua al momento di ricevere l’Eucarestia ho sentito come una voce interiore che ha cambiato per sempre la mia vita: "Io sto per darmi Tutto a te. E tu?". "Eccomi, Signore". Non potevo continuare come prima, facendo finta di nulla. È evidente: il Signore conduce le persone che Lui chiama dove, come e quando vuole!
Gli eventi che seguirono erano "ben organizzati". Non io, ma il Signore aveva predisposto le letture dei santi carmelitani che avrei fatto, l’incontro con le monache del Carmelo S. Anna di Carpineto Romano e la conseguente prima esperienza presso di loro fino ad oggi. Certo, avrei potuto conoscere altre comunità come, ad esempio, quella delle Carmelitane di Milano, città in cui lavoravo, o di Legnano, vicino casa. Ogni giorno ringrazio infinitamente il Signore per la bellissima accoglienza, l’affetto e la dinamicità che ho incontrato nella Comunità in cui mi ha condotta.
Al Carmelo è davvero iniziata per me una nuova vita fatta di cose estremamente semplici che, come tali, mi permettono quel raccoglimento e quella preghiera costante di intercessione e di lode davanti a Dio per tutti gli uomini. È nel silenzio e nel nascondimento del Carmelo che ho trovato la Vera Libertà, la Pienezza di Vita, l’Essenziale: tutto quello a cui anelava il più intimo di me stessa.
Sabato 19 novembre alle ore 16.00 – vigilia della solennità di Cristo Re dell’universo –, dopo due anni trascorsi al Carmelo sarà il giorno della festa per la mia Professione temporanea alla quale ti/vi invito con grandissimo affetto e commozione.
Ti assicuro la mia preghiera e chiedo la tua per la preparazione alla Professione.
Orari Messe di Natale
Vigilia, 24 dicembre ore 22.30: Messa della Notte
Domenica, 25 dicembre: ore 9.00 Messa
Lunedì, 26 dicembre: ore 9.00 Messa
Domenica, 1 gennaio 2012: ore 9.00 Messa.
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