Carmelo S.Anna - Carpineto Romano
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Maria ci insegna a camminare nella Fede, |
Grande festa per l'Ordine Carmelitano...
Ogni anno, per il mese di luglio, si è soliti scrivere "qualcosa" su Maria. Perché? Non ricorre alcuna solennità conosciuta... Il 16 luglio è una grande festa per l'Ordine Carmelitano che ricorda Maria, Madre e Sorella, Signora del luogo — Domina Loci — Patrona e Madre dell'Ordine, Virgo Purissima, Stella del mare, Stella matutina. Questi sono alcuni dei tanti titoli con cui, nei secoli, ci siamo rivolti a Maria.
Scritti su Maria ne sono stati fatti tanti come molte sono le preghiere a lei indirizzate. Come ci rivolgeremo noia Maria? Con quali parole ci accosteremo a Lei? Ognuno di noi ha una preghiera nel cuore che sente propria e intima nel rapporto con Maria e Suo Figlio Gesù. «Tu Maria, hai tutte le grazie, le bellezze, la santità, la virtù, le hai perché sei unita a Cristo come nessun'altra creatura» (Paolo VI). E Maria diventa allora per noi la "signora" della nostra vita, la madre, la vergine purissima, la nostra stella del mattino, la guida sicura ai nostri passi verso Gesù.
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[La Vergine dona lo scapolare a S.Simone Stock] |
«Maria, madre di Cristo, Madre di Dio, Madre dei credenti, Madre nostra» (Paolo VI). Il Concilio Vaticano Il dedica a Maria un intero capitolo della Lumen Gentium, che è il documento che parla della Chiesa: La Beata Maria Vergine Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa. A ben riflettere, il titolo è già un condensato della nostra Fede. «L'unione della Madre con il Figlio nell'opera della redenzione si manifesta dal momento della concezione verginale di Cristo fino alla morte di luì» (Lumen Gentium 57).
«La beata Vergine per il dono e l'ufficio della divina maternità che la unisce al Figlio Redentore e per le sue singolari grazie e funzioni, è pure intimamente congiunta con la Chiesa: la Madre di Dio è pure intimamente congiunta con la chiesa: la Madre di Dio è figura della Chiesa" (Lumen Gentium 63). Noi tutti siamo invitati a imitare le virtù di Maria, come ci ricorda il Concilio. Ma quali sono? Parlare oggi di virtù sembra anacronistico, ma Maria è il nostro modello per la fede, per il sacrificio, per l'amore, per l'adesione alla divina volontà. Maria ci insegna a camminare nella fede, nella speranza, nella carità.
Sant'elia, modello ispirativo del Carmelo
Il 20 luglio è la solennità del profeta Elia, modello ispirativo per tutti i carmelitani. Come testo per la meditazione e la riflessione, riportiamo il Prefazio della messa propria:
È veramente cosa buona e giusta
proclamare le tue grandi opere
e renderti grazie
a nome di tutti gli uomini,
Padre santo, unico Dio vivo e vero,
per Gesù Cristo nostro Signore.
Tu hai eletto e suscitato i profeti
perché annunziassero
che tu sei il Dio vivo e vero,
insegnando al tuo popolo
a sperare nella salvezza.
Tra di essi
hai onorato della tua amicizia
il profeta Elia
perché, ardente di zelo per la tua gloria,
proclamasse la tua onnipotente misericordia.
Egli ha sempre camminato alla tua presenza,
e tu l'hai voluto sul monte Tabor
testimone della trasfigurazione,
a contemplare il volto glorioso
del tuo Figlio.
E noi
uniti agli angeli e ai santi
proclamiamo con gioia
l'inno della tua lode:
Santo, Santo, Santo...
Santi titolari del nostro Monastero
Gioacchino e Anna sono, per tradizione, i genitori della B. V. Maria, sebbene sulla loro vita non vi sia nulla di storico e di certo, ma siano solo nominati in uno scritto apocrifo. Nella Sacra Scrittura si narra che la madre del profeta Samuele, Anna, nell'affliggente sterilità che le aveva precluso il privilegio della maternità, si rivolse con ardente preghiera al Signore e fece voto di consacrare al servizio divino il nascituro. Ottenuta la grazia, dopo aver svezzato il piccolo Samuele, lo portò a Silo, dov'era custodita l'arca dell'alleanza e lo affidò al sacerdote Eli dopo averlo offerto al Signore.
Su questa falsariga il Protoevangelo di Giacomo, apocrifo del secondo secolo, traccia la storia di Gioacchino e Anna, genitori della Vergine Maria. Similmente si può trovare traccia di queste miracolose maternità anche in altri passi della Scrittura, come nell'Antico (Gdc 13, 1-7: nascita di Sansone) o nel Nuovo Testamento (Luca 1, 5-25: nascita di Giovanni Battista). Nell'apocrifo sopraccitato si narra che la pia sposa di Gioacchino, dopo lunga sterilità, ottenne dal Signore la nascita di una figlia: Maria, che a tre anni portò al Tempio, lasciandovela al servizio divino in adempimento del voto fatto.
Il fondamento storico, probabile pur nella discordante letteratura apocrifa, è comunque falsamente rivestito di elementi secondari, copiati dalla vicenda della madre di Samuele (cfr 1 Samuele 1, 1-28). Mancando nei Vangeli ogni accenno ai genitori della Vergine, non restano che gli scritti apocrifi, nei quali non è impossibile rinvenire, tra i predominanti elementi fantastici, qualche notizia autentica, raccolta da antiche tradizioni orali.
Tra gli scritti che parlano dei due Santi, ricordiamo S. Andrea di Creta, in uno dei suoi scritti (cfr Discorso, 1), dice che «Gioacchino e Anna erano due coniugi uniti, modesti e sobri, che vivevano nell'osservanza della Legge di Dio e con costanza e amore. Il loro pensiero era quello di onorare e osservare la Legge del Signore ogni giorno, ma che la loro gioia era turbata dalla sofferenza della sterilità». Anche Epifania e Gregorio di Nissa elogiarono nei loro scritti questa coppia di coniugi santi. «Dai frutti conoscerete la pianta, ci dice Gesù nel Vangelo (cfr Luca 9, 43-44; Matteo 12, 33).
Noi conosciamo il fiore e il frutto soavissimo derivato dalla pianta annosa: la Vergine, Immacolata fin dal concepimento, Colei che per divino privilegio fu esente dal peccato di origine per essere poi il tabernacolo vivente del Dio fatto Uomo. Dalla santità del frutto, da Maria, deduciamo la santità dei genitori di lei, Anna e Gioacchino».
O felice coppia, Gioacchino ed Anna!
A voi è debitrice ogni creatura, perché per voi la creatura ha offerto al Creatore il dono più gradito, ossia quella casta madre, che sola era degna del Creatore.
Rallegrati Anna «sterile che non hai partorito,
prorompi in grida di giubilo e di gioia tu che non hai provato dolori» (Isaia 54, 1).
Esulta, o Gioacchino, poiché dalla tua figlia è nato per noi un bimbo,
ci è stato dato un figlio, e il nome sarà Angelo di grande consiglio,
di salvezza per tutto il mondo, Dio forte (cfr Isaia 9,6).
Questo bambino è Dio.
[San Giovanni Damasceno. Discorsi 6]
O Vergine mite, [dal De Patronatu del carmelitano Arnoldo Bostio 1499] |
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