Carmelo S.Anna - Carpineto Romano
Devozione e culto |
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Nelle nostre Costituzioni ci sono ben quattro paragrafi dedicati alla devozione e al culto della Beata Vergine Maria (Cost. cap. VI; §§ 82, 83, 84, 85), nostra Patrona, la "Superamabile", la Vergine Purissima.
In questi paragrafi non viene fatto l’elenco delle pratiche di pietà in onore di Maria né viene fatto l’elenco dettagliato di come e su che cosa si debba basare la nostra devozione a Lei. Ma viene ricordato sinteticamente il nostro amore filiale a Maria - considerata da sempre Madre e Sorella - e il nostro impegno primario, cioè l’imitazione delle sue virtù.
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e con Maria..." (At 1.14) |
In Lei vediamo, contempliamo il modello perfetto della nostra adesione a Dio; qualsiasi atteggiamento di fede, di ascolto, di preghiera, in Maria non manca. Guardando Lei siamo richiamati alla contemplazione delle realtà divine, e Maria rimanda sempre a questo, cioè invia nuovamente e sempre a Gesù.
Maria è, per eccellenza, il modello dell’ascolto della Parola di Dio, ed è anche il modello – senza voler esagerare - dell’ascolto dei fratelli e dei rapporti con essi.
Il nostro Ordine è nato per Maria e il nostro stesso nome di "Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo" conferma questa nostra intimità, familiarità con Lei. Lungo i secoli – visto che celebriamo l’anniversario dell’Anno mariano dell’Ordine - questa esperienza non è mai venuta meno, ma anzi ha preso sfaccettature e sfumature quanto mai impensabili.
Si riparla di Maria – nelle nostre Costituzioni – al numero 103 (cap. IX), intitolato: "Solitudine e silenzio":
"Nella pratica del silenzio ci ispiriamo allo stile di vita della Madonna, stile fatto di ascolto, di carità e di riflessione spirituale. Nel suo silenzio Maria appare donna sapiente, che ricorda e attualizza, interpreta e confronta, alla luce dell’evento pasquale, parole e fatti avvenuti nella nascita e nell’infanzia del Figlio; si interroga sul significato della Croce e accoglie il silenzio di Dio con il suo silenzio adorante".
E senza voler fare accostamenti forzati, viene in mente il passo degli Atti degli Apostoli che dice: "Tutti erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui" (At 1, 14).
Che vuol dire? Che dove c’è preghiera c’è ascolto, e dove c’è ascolto (di Dio, ma anche del fratello), c’è assiduità e concordia. E Maria è il modello dell’unità, della pace, della concordia. Non deve essere stato facile mettere insieme – anzi, tenere tutti insieme - i dodici apostoli, gli altri discepoli e anche le donne che seguivano il gruppo!
Maria ci dimostra quindi che una intensa vita di preghiera, nella quotidianità, un intenso rapporto con Dio, nella pratica continua della sua volontà, porta a un intenso rapporto di amore e di comprensione dei fratelli che ci vivono accanto.
Solo una vita di preghiera, una vita fatta di piccole o grandi cose, una vita all’insegna dell’amore porta frutti di pace, di unità, di concordia. Maria questo ci insegna con queste poche parole: "Fate quello che vi dirà" (Gv 2, 5).
Ma cosa ci dice Gesù? Se si continua con il passo evangelico delle nozze di Cana, Gesù ordina ai servi delle cose che noi diremmo assurde!: "Riempite d’acqua le giare!" (Gv 2, 7). E il miracolo qui non sta tanto nel fatto che l’acqua diventa vino – anche in questo per carità – ma nel fatto che i servi obbediscono a questo comando e sembra anche senza fiatare.
Maria ci vuole forse dire: "guardate, anche se Gesù vi ordina di fare cose strane… tranquilli, fatele, tanto solo del bene ne può venire, può venirne solo gioia, pace, armonia, con i fratelli ma anche con lo stesso Gesù e il Padre suo!
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