Carmelo S.Anna - Carpineto Romano
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Lettera del Priore Generale |
Introduzione -- Le monache carmelitane -- Modelli della vita claustrale -- B.Francesca d’Amboise -- B. Giovanna Scopelli -- B.Arcangela Girlani -- S. Teresa di Gesù -- S.Maria Maddalena de’ Pazzi -- S.Teresa di Gesù Bambino -- Il futuro -- I Laici Carmelitani -- La Regola e i laici carmelitani -- La sfida -- Conclusione
S. Teresa di Gesù (1515-1582)
23.
Di quando in quando Dio coltiva persone che sono specialmente dotate per affidare loro qualche opera particolare. Le linee principali della vita di S. Teresa di Gesù sono ben conosciute. Divenne monaca carmelitana nel monastero dell’Incarnazione ad Avila nel 1536. In questo monastero Teresa ricevette la sua prima formazione come carmelitana e là ritornò come priora.24.
Nel 1554 visse in monastero una profonda esperienza di conversione in seguito alla quale fece voto di non smettere più la pratica della preghiera personale. Nel 1562 Teresa fece la sua prima fondazione: il monastero di san Giuseppe ad Avila. Sebbene la fondazione incontrasse molte difficoltà di natura politica locale, ebbe l’approvazione del Provinciale di Castiglia, fra Angelo di Salazar. Fra Rossi, Priore Generale dell’Ordine, durante la sua visita in Spagna nel 1568 per controllare la realizzazione delle riforme del Concilio di Trento, si accorse della portata spirituale di Teresa e le diede l’autorizzazione di "aprire tanti monasteri quanti i capelli che aveva in testa". Vide che il desiderio di un nuovo stile di monastero non intendeva essere un rifiuto del Carmelo, ma il voler vivere in profondità l’ideale carmelitano in modo originale e creativo. In monastero trovò molte monache che condividevano lo stesso pensiero.25.
S. Teresa ricevette grandi doni nella preghiera e soprattutto la capacità di descrivere le sue esperienze per aiutare molti nel loro cammino verso Dio. Teresa è una persona di molta praticità quando afferma che per una vita di preghiera in monastero e ovunque sono necessari: "l’amore l’uno per gli altri, il distacco da tutte le cose create e la vera umiltà – l’ultima è la più importante di queste tre e comprende tutto il resto" (Cammino di perfezione 4, 4). Queste tre virtù si riferiscono alla nostre relazioni fondamentali: con gli altri, con il mondo attorno a noi e con Dio. Scrive spesso del bisogno di purificare il nostro amore perché possa portare del bene a coloro a cui è rivolto assistendoli nella crescita. Distacco significa porsi nella giusta relazione con gli altri e con le cose coinvolgendoli in un processo di purificazione.26.
Quando Teresa scrisse le sue opere, era una grande mistica. Dopo aver sperimentato quei momenti di luce e tenebre propri dell’esperienza dell’uomo in preghiera, seppe andare oltre; poté volgere serenamente il suo sguardo al passato e aiutare coloro che nel cammino incontravano tribolazioni. Insegnò con grande autorità e con profonda comprensione della condizione dell’uomo. Lei stessa per quasi venti anni lasciò la preghiera personale intesa come intima conversazione con Dio. E quando riprese a farla, promise di non smetterla più per nessuna ragione. Quando scrive sulla preghiera il suo obiettivo è aprirsi per ricevere il dono della contemplazione e pone in rilievo l’importanza della conoscenza di sé per compiere il cammino spirituale (Castello Interiore 1,8). Nella contemplazione noi non dialoghiamo più con il mistero di Dio; siamo introdotti nel mistero di Dio. Ci prepariamo a ricevere questo dono se e quando Dio vorrà concederlo attraversa la fedeltà nella preghiera e nella vita quotidiana. Chi riceve il dono della contemplazione, è trasformata. La verifica di una crescita autentica nella preghiera è che la persona diventa più semplice, più umile, più amorevole, e così via. È vitale che l’individuo continui a cercare Dio e non se stesso. S. Teresa sta molto sul pratico. Mette in guardia contro la centralità di sé nell’orazione. La via per l’unione con Dio non dipende da ciò che si sente pregando, ma dal come si risponde a Dio nella vita di ogni giorno.S. Maria Maddalena de’ Pazzi (1566-1607)
27.
Entrò nel monastero carmelitano di S. Maria degli Angeli all’età di sedici anni nel 1582, anno della morte di S. Teresa. Era un monastero fiorente di circa ottanta monache. I primi cinque anni della vita religiosa di Maria Maddalena furono contrassegnati da visioni, estasi e altri fenomeni straordinari. Le sorelle della comunità scrissero le sue espressioni estatiche; a loro dobbiamo la nostra conoscenza di Maria Maddalena.28.
Caratteristica della spiritualità di S. Maria Maddalena è il grande amore per la Chiesa, la passione per la sua riforma e per la riforma della vita consacrata. È testimone eminente dello zelo apostolico e della dimensione ecclesiale, frutto della vera contemplazione. 29. Il monastero carmelitano è parte viva della Chiesa locale, non un rifugio dal mondo. La monaca carmelitana come S. Maria Maddalena affonda le sue radici nel cuore della Chiesa e nella sua missione di diffondere la buona novella del regno di Dio. La clausura separa fisicamente dal mondo la monaca carmelitana per renderla più libera di essere unita spiritualmente ad ogni essere umano: "La loro vita diviene una misteriosa fonte di fecondità apostolica e di benedizione per la comunità cristiana e per il mondo intero" (Verbi Sponsa 7).30.
S. Maria Maddalena de’ Pazzi nutrì profonda devozione alla passione di Cristo e vide in questo il luogo della ri-creazione dell’essere umano. La sua spiritualità è cristocentrica e allo stesso tempo mariana. Intese il cammino spirituale come ritorno dell’uomo a Dio e conflitto tra due amori: l’amore di se stessi e l’amore di Dio. L’orgoglio distrugge l’unione tra Dio e l’uomo, e tra uomo e uomo; l’umiltà ristabilisce l’unione. L’amore è la chiave della relazione umano-divina. La vita spirituale per la monaca fiorentina è circolare: ha il suo inizio e la sua fine in Dio. La persona trasformata, vivendo la vita di Dio, è di grande beneficio per tutta la Chiesa.31.
La liturgia fu il luogo di molte delle estasi di S. Maria Maddalena. Spesso dopo aver ricevuto la Comunione che percepiva come sacramento di amore, entrava in una preghiera profonda. La liturgia è elemento essenziale della vita della monaca carmelitana. Come gli eremiti sul monte Carmelo la monaca carmelitana va dalla solitudine della sua cella alla cappella, cuore del monastero, per poi tornare alla sua cella. Porta alla preghiera della comunità – che è la preghiera di Cristo: testa e membra - un cuore che è stato purificato dalla comunione con Dio nella solitudine della cella. Si rafforza con la preghiera della comunità per continuare la sua ricerca di Dio.32.
La celebrazione fedele della liturgia divina è parte integrante della missione di una comunità claustrale. La celebrazione quotidiana dell’Eucaristia e l’Ufficio divino sono una partecipazione alla continua preghiera di Cristo al Padre. L’intero essere della monaca carmelitana si allarga attraverso la sua vita di unione con Dio: essa si apre a tutti i bisogni della Chiesa e del mondo e li presenta per mezzo di Cristo al Padre nello Spirito Santo.S. Teresa di Gesù Bambino (1873-1897)
33.
La figlia più conosciuta di S. Teresa di Gesù è la santa di Lisieux. Pur facendo parte delle carmelitane scalze, il suo insegnamento ed esempio sono validi non solo per tutte le monache carmelitane ma anche per tutti i cristiani. Andò contro la spiritualità dei suoi tempi che tendeva a vedere Dio come un rigido"sorvegliante" e la vita spirituale come una serie di montagne da scalare. Teresa capì che Dio le era padre, che l’amava infinitamente e desiderava far di lei una santa. Era consapevole di non avere in sé la forza di scalare le impossibili montagne dell’altezza spirituale, ma sapeva che Gesù stesso l’avrebbe sollevata. Era necessaria unicamente una grande fiducia in Dio. Con questa fiducia, Teresa divenne una grande santa e dottore della Chiesa. Da sempre voleva essere missionaria e sembra che la sua volontà sia stata letteralmente realizzata ai nostri giorni dal momento che le sue reliquie sono venerate da milioni di persone in molti paesi.34.
La vita in un monastero di clausura può apparire molto restrittiva ma S. Teresa insegnò col suo esempio e la sua "piccola via" che è possibile testimoniare il nostro amore per Dio in tanti modi, amore che Dio userà per la salvezza di tutti. La santa di Lisieux portò a un nuovo livello ciò che S. Teresa per prima aveva insegnato: "Dio non guarda tanto alla grandezza di ciò che noi facciamo quanto all’amore col quale lo facciamo" (Castello Interiore 7, 4, 15). La monaca carmelitana è chiamata a vivere interamente in Dio per la salvezza del mondo. Facendo le piccole cose con grande amore diventerà ciò per cui è stata creata, apostolo ardente dell’amore di Cristo fino ai confini della terra.Il futuro
35.
In linea con la tendenza generale in Europa e in Nord America la vita claustrale soffre per mancanza di vocazioni. In altre parti del mondo invece si assiste a una fioritura di vocazioni: ultimamente sono stati fondati due nuovi monasteri nelle Filippine. L’Ordine ha anche realizzato recentemente una fondazione in Africa (Machacos, Kenya). Il Consiglio Generale ha deciso di aiutare le monache a preparare la Ratio per la formazione iniziale e permanente di quante entrano e vivono la vita di clausura oggi. Questo processo è iniziato: ci sarà nel febbraio del 2003 il primo incontro degli assistenti delle monache con alcune rappresentanti dei monasteri e i membri del Consiglio Generale. Tutte le monache saranno coinvolte in questo lavoro prima della pubblicazione della Ratio che mi auguro possa essere entro la fine del 2005.36.
Nel pensiero comune il Carmelo è intimamente legato alla vita di preghiera e alla testimonianza di una vita interamente dedicata a Dio, tanto necessarie oggi nel nostro mondo lacerato dall’odio e dalle guerre. S. Edith Stein, compatrona di Europa, vittima dell’odio razziale e religioso, trionfò nell’abbraccio della croce di Cristo. La vita di clausura testimonia che l’amore di Dio è più forte dell’odio e un giorno conquisterà ogni cuore umano. Il documento post-sinodale Vita consecrata così si esprime: "Le comunità claustrali, poste come città sul monte e lucerne sul lucerniere (cfr Mt 5, 14-15), pur nella semplicità della loro vita, raffigurano visibilmente la meta verso cui cammina l'intera comunità ecclesiale che, "ardente nell'azione e dedita alla contemplazione", avanza sulle strade del tempo con lo sguardo fisso alla futura ricapitolazione di tutto in Cristo, quando la Chiesa "col suo Sposo comparirà rivestita di gloria (cfr Col 3, 1-4)", e Cristo "consegnerà il Regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni principato e ogni potestà e potenza, perché Dio sia tutto in tutti" (1 Cor 15, 24.28)". (VC 59)I Laici Carmelitani
37.
In questo 550° anniversario della Bolla Cum Nulla celebriamo anche l’incorporazione dei laici nella Famiglia Carmelitana. La maggior parte di loro appartiene a quello che è ancora chiamato il "Terzo Ordine". I termini "primo", "secondo", "terzo" sono stati presi dall’Ordine dei Serviti all’inizio del XVI secolo. Non intendevano riferirsi a una gerarchia ma semplicemente riflettere la realtà storica di alcuni gruppi, fondati ufficialmente prima di altri.38.
In alcune Province i membri del Terzo Ordine sono chiamati con il nome generico di "laici carmelitani" sebbene tra i laici carmelitani sono comprese molte altre realtà e gruppi. In parecchi paesi esistono antiche fraternità e confraternite carmelitane. Sono diversi i gruppi che sorgono oggi nelle varie parti del mondo, espressione di quell’energia creativa propria dell’Ordine. Da non dimenticare i milioni di persone che vestono lo Scapolare di Nostra Signora del monte Carmelo. La vita carmelitana ha da sempre ispirato molti laici a vivere profondamente il vangelo in maniera talvolta eroica.39.
Mi soffermo con questa Lettera particolarmente sui membri del Terzo Ordine, qualunque possa essere il termine usato nei diversi paesi. Credo fortemente che i laici carmelitani, membri del Terzo Ordine, abbiano una vera vocazione e siano portatori del carisma carmelitano quanto i frati, le monache e le suore.40.
Gli elementi principali del carisma carmelitano sono ben conosciuti: preghiera, fraternità, servizio. Essi sono legati insieme dalla contemplazione. Come carmelitani siamo chiamati a seguire Gesù Cristo e a vivere il vangelo nella vita quotidiana. Nella nostra sequela Christi noi ci ispiriamo a due figure bibliche: Nostra Signora e il profeta Elia. Ogni carmelitano sia religioso che laico è chiamato a vivere questo carisma. La modalità con cui vivremo questi elementi sarà differente in base allo stile di vita assunto. I laici possono vivere il carisma carmelitano propriamente come laici. Gesù non chiedeva al Padre di togliere i suoi amici dal mondo, ma di proteggerli dal male (Gv 17,15). Tutti i carmelitani sono in qualche modo nel mondo, ma la vocazione dei laici è quella di trasformare il mondo secolare.La Regola e i laici carmelitani
41.
La Regola di S. Alberto è il documento carismatico che fonda tutte le forme di vita carmelitana. In questo breve testo troviamo in embrione gli elementi essenziali del carisma carmelitano, poi elaborati attraverso gli anni che seguirono. La tradizione carmelitana si è arricchita per la vita di moltissime persone, in particolar modo da quanti veneriamo come nostri santi. I chiamati a vivere secondo lo stile carmelitano operano in qualche modo effetti sulla tradizione, e lo trasmettono ad altri.42.
I religiosi carmelitani attraverso le Costituzioni rendono attuale la Regola di S. Alberto ai propri giorni. Allo stesso modo il Terzo Ordine possiede una Regola. La prima di cui abbiamo notizia è stata pubblicata nel 1675 da Filippo della Visitazione. Si diceva che fosse stata in origine del B. Giovanni Soreth (1455), ma sembra che non sia così. La Regola attuale del Terzo Ordine come le Costituzioni dei religiosi tende ad armonizzare l’ideale carmelitano con la realtà presente di quanti si impegnano a viverla. Per diversi anni si sono svolti discussioni e studio a livello nazionale e internazionale con lo scopo di aggiornare la Regola del Terzo Ordine. Spero di poter essere in grado al più presto di presentare un testo adeguato alla Santa Sede per l’approvazione e la pubblicazione.43.
Sparsi nel mondo molti preti diocesani e diaconi permanenti sono membri del Terzo Ordine. La loro vocazione è diversa dalla maggior parte dei laici. Tuttavia, per tutti i membri la spiritualità carmelitana vuole essere ispirazione ad una vita fedele al messaggio del vangelo nella vita di tutti i giorni.44.
La Regola del Terzo Ordine è centrata sulla missione dei laici radicata nel battesimo e attraverso la quale ogni cristiano condivide il sacerdozio comune di Cristo, la sua dignità regale e il suo ministero profetico. I laici esercitano queste funzioni partecipando pienamente alla vita della Chiesa. Estendendo i benefici della liturgia alla vita quotidiana, contribuiscono alla santificazione del mondo.45.
Dentro questa comune vocazione battesimale alcuni laici sono chiamati a partecipare al carisma di una particolare Famiglia religiosa. La Professione come membri dei laici carmelitani è una conferma intensificata delle promesse battesimali. Entrando nell’Ordine assumono in sé il carisma carmelitano, profondamente contrassegnato dalla preghiera. La preghiera sia liturgica che personale è parte vitale e integrante della vita del laico carmelitano. La partecipazione, quotidiana se possibile, alla Celebrazione dell’Eucaristia è la fonte della vita spirituale e della fecondità apostolica. L’Ufficio divino come partecipazione alla preghiera di Cristo è molto raccomandato ai laici carmelitani come fonte di grande aiuto nel cammino spirituale. La preghiera personale è essenziale per la vita dei laici carmelitani attraverso i modi tradizionali della spiritualità soprattutto la lectio divina, l’ascolto orante della Parola di Dio che apre alla relazione intima con lui in e attraverso Gesù Cristo. La devozione a Nostra Signora sarà una caratteristica del laico carmelitano perché è la madre del Carmelo.46.
Come tutti i carmelitani il laico carmelitano è chiamato a qualche forma di servizio, parte integrante del carisma dato all’Ordine da Dio. I laici ricevono la missione di trasformare la società secolare. Possono farlo in modi diversi secondo le proprie possibilità. Grande esempio per l’azione profetica è Elia la cui attività scaturì da una profonda esperienza di Dio.47.
Anche la fraternità è un elemento essenziale del carisma carmelitano. Il laico carmelitano può creare comunità in vari modi: nella propria famiglia che è Chiesa domestica; in parrocchia dove è chiamato ad adorare Dio insieme agli altri e a partecipare alle attività comunitarie; nella propria comunità laica carmelitana in cui trova sostegno per il cammino spirituale; sul posto di lavoro e nel proprio ambiente di vita. Proprio in questo ambito è necessario testimoniare l’amore ai fratelli così come Cristo ha insegnato per contribuire alla trasformazione del mondo secondo il piano di Dio.48.
La contemplazione è ciò che lega tutti gli elementi del carisma. Come tutti i membri della Famiglia Carmelitana, i laici carmelitani sono chiamati a crescere nella loro relazione con Cristo fino a diventare suoi amici intimi, in grado di influenzare il mondo per trasformarlo. I mezzi tradizionali per favorire la contemplazione sono spesso assenti nel nostro mondo, caratterizzato dalla frenesia dell’attivismo. Tuttavia i laici carmelitani devono impegnarsi a trovare il tempo, potendo accantonare per un momento gli affanni della vita quotidiana, per consentire a Dio di parlare al loro cuore nel silenzio. Rafforzati da questo cibo potranno continuare il cammino e guardare il mondo con occhi nuovi. I contemplativi sono in grado di intravedere in qualunque situazione la presenza di Dio e di constatare come Egli ci precede sempre in ogni evento. È nostro dovere scoprire Dio nella nebbia che avvolge ciò che ci circonda e proclamare questa presenza al mondo.La sfida
49.
Essere laico carmelitano non è una devozione aggiunta, ma uno stile di vita, una vocazione. Per tale ragione si richiede una buona formazione proprio come per i frati, le monache e le suore. La sfida principale da affrontare è tradurre gli elementi essenziali del carisma carmelitano nella vita quotidiana. Prendiamo ad esempio la devozione a Nostra Signora che è parte intima della nostra tradizione. Che senso ha tale devozione all’inizio del XXI secolo? Nell’anno 2001 l’Ordine ha celebrato il 750° anniversario dello Scapolare. Il Papa ha fatto notare nella sua Lettera per l’anno mariano carmelitano che, essendo lo Scapolare abito dell'Ordine, coloro che lo indossano devono avere qualche legame con l’Ordine e la sua spiritualità. Lo Scapolare è un simbolo efficace della presenza di Nostra Signora non solo in questa vita, ma anche nel passaggio da questa vita all’eterna vita con Dio. Lo Scapolare implica un impegno da ambo le parti. Nostra Signora è la patrona, sorella e madre dei carmelitani e come tale si prende cura di noi. D’altra parte noi dobbiamo cercare di mettere in pratica le sue virtù nella vita di tutti i giorni. La devozione carmelitana a Nostra Signora non si adempie semplicemente recitando preghiere, poche o molte che siano.50.
Negli ultimi anni come Ordine abbiamo riscoperto la lectio divina come metodo di preghiera e di conseguenza esperienza di vita. La lectio divina è un ascolto orante della Parola di Dio che come ogni forma di preghiera ci apre alla contemplazione. Nostra Signora è modello di ascolto della Parola di Dio. Ovviamente non basta ascoltare. Come Maria che la mette in pratica, così noi (Lc 8,21). Nel metodo tradizionale della lectio divina c’è un tempo per la meditazione sulla Parola ascoltata, riflessione che conduce alla preghiera che a sua volta conduce al silenzio, e un profondo silenzio apre alla contemplazione. San Giovanni della Croce scrisse: "Cerca leggendo e troverai nella meditazione. Bussa con la preghiera e ti sarà aperta la contemplazione" (Massime e Consigli 79).51.
Maria, madre del Carmelo, ascoltò la Parola e la visse. La ascoltò e meditò in qualunque forma le venne incontro negli eventi della sua vita. Nell’Annunciazione accettò e cooperò con la volontà di Dio, espressa attraverso il messaggio dell’angelo; ai piedi della croce accettò e cooperò con la volontà di Dio nel dolore. Nelle parole del Magnificat incontriamo Maria, la contemplativa, che guarda il mondo con gli occhi della fede e glorifica Dio per il compimento del suo progetto di amore.52.
Tutti i carmelitani vivono una particolare relazione con Maria. I laici carmelitani sono chiamati a vivere questa relazione, a imitare le sue virtù, ad ascoltare la Parola di Dio dentro e attraverso la vita di ogni giorno. Il mondo nel quale viviamo ci lancia molte sfide. Da molte parti le strutture sociali che sostengono la fede sono scomparse e la scelta della sequela di Cristo richiede coraggio. La vocazione dei laici cristiani è di essere un fermento nel cuore del mondo secolare. I laici carmelitani vivono questa vocazione ispirati dalla tradizione carmelitana. Nel Magnificat Nostra Signora dà gloria a Dio, consapevole della sua opera nella trasformazione del mondo, anche se le apparenze dovessero dire altrimenti. I laici carmelitani stanno con Maria ai piedi della croce, cooperando con la misteriosa volontà di Dio che vuole salvare tutti, uomini e donne. Vivendo il vangelo nella vita quotidiana come Maria, nostra patrona, sorella e madre, i laici carmelitani offrono il loro contributo alla trasformazione del mondo.Conclusione
53.
Negli ultimi anni il concetto di "Famiglia carmelitana" è diventato parte del nostro modo normale di pensare. Tutti i carmelitani, religiosi e laici, sono membri della stessa Famiglia e vivono la stessa vocazione in modi differenti secondo i diversi stati di vita. Eredi di una grande tradizione, abbiamo il dovere sacro di trasmetterla ad altri e lo facciamo in modo consono alla nostra vocazione personale.54.
Quali membri della stessa Famiglia siamo uniti l’un l’altro attraverso la preghiera e l’aiuto reciproco. In tal modo diventiamo testimoni efficaci nella Chiesa e nel mondo della vitalità del nostro carisma carmelitano che continua a ispirare molti nel vivere il messaggio di Gesù Cristo. Attraverso la secolare esistenza dell’Ordine molti sono stati i modi in cui gli individui hanno trovato ispirazione nel nostro carisma. La Chiesa ne ha ufficialmente approvato alcuni, mentre altri sono rimasti legati alla Famiglia in maniera blanda. Un nuovo modo di essere carmelitani sta emergendo ai nostri giorni in varie parti del mondo: può essere l’inizio di un nuova opera dello Spirito. Restiamo aperti alla sua ispirazione e con discernimento leggiamo i segni dei tempi. Il carisma del nostro Ordine possiede grande creatività. Ringraziamo Dio per averci chiamato al Carmelo e per tutti i nostri fratelli e sorelle.55.
Possa Dio benedire la nostra Famiglia e condurci tutti alla casa celeste. Possa Nostra Signora del monte Carmelo insegnarci come ascoltare la Parola di Dio e attuarla nella vita di tutti i giorni.|
P. Joseph Chalmers O.Carm. |
25 maggio 2002 |
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