Carmelo S.Anna - Carpineto Romano
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Lettera del Priore Generale |
Introduzione -- Le monache carmelitane -- Modelli della vita claustrale -- B.Francesca d’Amboise -- B. Giovanna Scopelli -- B.Arcangela Girlani -- S. Teresa di Gesù -- S.Maria Maddalena de’ Pazzi -- S.Teresa di Gesù Bambino -- Il futuro -- I Laici Carmelitani -- La Regola e i laici carmelitani -- La sfida -- Conclusione
Introduzione
1.
La Famiglia Carmelitana celebra in questo anno 2002 il 550° anniversario della Lettera del Papa intitolata: "Cum Nulla". Emessa dal Papa Nicolò V, è indirizzata al B. Giovanni Soreth, Priore Generale del tempo (7 Ottobre 1452).2.
Risposta del Papa alla richiesta da parte dell'Ordine di riconoscere i privilegi del priore della casa carmelitana di Firenze per aggregare laici all’Ordine, la Bolla pontificia aprì la via a quel riconoscimento ufficiale di ciò che avveniva ufficiosamente da almeno cento anni.3.
Le origini dell'associazione laicale con gli Ordini religiosi risalgono al monachesimo dell’XI secolo. Quanti desideravano condurre uno stile di vita simile ai religiosi ma non erano monaci o suore venivano denominati: conversi (gli uomini) o conversæ (le donne). Queste persone laiche prendevano i voti e vivevano in comunità. Ne sono prova i monasteri femminili aggregati all’Ordine dal XIII secolo in poi. Il più antico gruppo di sorores (sorelle) conosciuto nell’Ordine risale al 1300 quando il Priore Generale Gerardo di Bologna aggregò un gruppo di Venezia all’Ordine. Si ha notizia del più antico gruppo di "laici carmelitani" a Lucca, sempre in Italia, nel 1284.4.
Prima della Bolla "Cum Nulla" c’erano già uomini e donne associati all’Ordine a vario titolo. Questi individui e gruppi erano considerati appartenenti all’Ordine, indipendentemente dalla loro condizione giuridica. L’Ordine è stato sempre ricco di creatività e ha condiviso il carisma con altri che ad esso si ispiravano. Il riconoscimento ufficiale è venuto più tardi. È il modo normale con cui accadono le cose. Anche oggi in diverse parti dell’Ordine è riscontrabile questo. Le nuove avventure sono sempre un rischio ma possiamo imparare dal passato che Dio può trarre cose meravigliose da inizi molto piccoli.5.
La Bolla "Cum Nulla" aprì la porta all’entrata nell’Ordine delle sorelle di vita apostolica, impegnate per la diffusione del regno di Dio in tutto il mondo. Queste donne carmelitane testimoniano la buona novella che Gesù Cristo portò principalmente ai poveri. L’anniversario della Bolla è un’opportunità perché tutta la Famiglia Carmelitana rifletta sui diversi modi di vivere i valori fondamentali carmelitani. Con questa lettera desidero soffermarmi particolarmente sull’importanza per la Famiglia Carmelitana delle nostre monache e laici carmelitani.Le monache carmelitane
6.
Le Costituzioni delle monache carmelitane così si esprimono: "L’Ordine ebbe, fin dal secolo XIII, con la sua diffusione in Europa, alcune donne particolarmente unite al suo spirito, le quali ben presto si legano con gli stessi vincoli dei religiosi. La bolla "Cum Nulla" di Nicolò V, dell’anno 1452, mentre approvava una situazione di fatto, poneva le basi per un ordinato sviluppo del Carmelo femminile, affinché "la madre di Dio fosse venerata dalle religiose così come lo era dai religiosi dell’Ordine" (desiderio espresso dalle monache di Ten Elsen al B. Giovanni Soreth, in risposta ad una lettera del 14 Ottobre 1453: in AOC, 11 (1940-42), 41)" (Costituzioni n. 19). Da inizi modesti è sorto un movimento che ha interessato donne di tutto il mondo, consacrate al servizio di Dio e del prossimo con una vita gioiosa di preghiera e di penitenza. Questo stile di vita ha generato molte sante la maggior parte delle quali rimane sconosciuta eccetto che a Dio. La figlia più famosa del movimento claustrale carmelitano è la grande S. Teresa di Gesù che con spiccato ingegno nelle sue molte fondazioni rielaborò gli elementi tratti dalla tradizione carmelitana. Vivendo in un’epoca di grande fermento e sconvolgimento, incorporò il meglio del passato in una visione nuova e creativa della vita contemplativa, una visione che influenza tutte le monache carmelitane. E infatti tutti i carmelitani guardano a S. Teresa come a una impareggiabile fonte di ispirazione e guida per la vita spirituale. Nelle Costituzioni delle monache, si usano le parole di S. Teresa per descrivere la chiamata ricevuta da Dio: "Ci sentiamo "chiamate all’orazione e alla contemplazione perché in ciò è la nostra origine e siamo progenie di quei santi padri del Monte Carmelo che, in grande solitudine e nel totale disprezzo del mondo, cercavano questo tesoro e preziosa margherita" (S. Teresa di Gesù, Mansioni V, 1, 3)". (Costituzioni n. 61).7.
Le monache di clausura carmelitane ricordano a tutta la Chiesa l’esigenza assoluta dell’amore di Dio. Danno una risposta radicale alla chiamata del Signore consacrando la propria vita interamente alla preghiera. Lo scopo di questo genere di vita è la contemplazione e così le monache di clausura sono spesso chiamate "monache contemplative". La contemplazione è il cuore del carisma carmelitano. Vivendo in questo modo radicale, testimoniano la centralità della contemplazione per tutti i carmelitani e la loro vita silenziosa testimonia al mondo che solo Dio può rispondere ai desideri infiniti del cuore umano.8.
Nel corso dei secoli troviamo molti modi di pensare la contemplazione. Talvolta è stata confusa con certe esperienze estatiche ed emotive di preghiera. La contemplazione può o non può includere tali esperienze ma sembra spesso svilupparsi in una dimensione di oscurità e di aridità. È contemplativo chi ha una relazione matura e intima con Dio. Le relazioni umane che arrivano alla vera intimità sono passate attraverso vari stadi ed entrambe le parti sono maturate. Naturalmente nella relazione umano-divina, Dio non cambia mai ma noi sì, e davvero dobbiamo. Le relazioni umane possono insegnarci tantissimo sulla relazione con Dio, ma hanno i loro limiti. È Dio che ci cerca e ci sollecita per introdurci nell’itinerario di trasformazione verso il fine della vita umana: l’unione con Dio nella quale noi diventiamo simili a lui. La vita in una clausura carmelitana ruota intorno alla riposta alla chiamata di Dio a crescere in questa relazione con lui.9.
Maria, nostra Signora, era una vera contemplativa nel senso che si trovava sulla stessa lunghezza d’onda di Dio, anche se non sempre comprendeva ciò che avveniva. "Meditava tutte queste cose nel suo cuore" (Lc 2,51), cercando la volontà di Dio negli eventi della sua vita. È il modello della vita contemplativa.10.
La Chiesa ha sottolineato spesso l’importanza dell’esempio della Madre di Dio per i contemplativi. Troviamo: "Le monache rivivono e continuano nella Chiesa la presenza e l’opera di Maria. Accogliendo nella fede e nel silenzio adorante il Verbo, si pongono al servizio del mistero dell'Incarnazione, e unite a Gesù Cristo nella sua oblazione al Padre, divengono collaboratrici del mistero della Redenzione. Come Maria nel Cenacolo con la sua presenza orante custodì nel suo cuore le origini della Chiesa, così al cuore amante e alle mani giunte delle claustrali è affidato il cammino della Chiesa" (Verbi Sponsa 4).11.
In ogni momento della sua esistenza, la monaca carmelitana vive alla presenza di Dio, in preghiera per le molte necessità del mondo. Essa può scorgere in Maria, nella scena del vangelo delle nozze di Cana (Gv 2,1-11), un modello meraviglioso per la preghiera. Nostra Signora disse a Gesù molto semplicemente: "Non hanno più vino" e poi affidò tutto con piena confidenza alle sue mani. Le sue parole rivolte ai servi della festa: "Fate quello che vi dirà", riecheggiano intorno ai monasteri di monache e oltre nel mondo. Forse il momento nella vita di Maria che rappresenta perfettamente la vocazione della monaca carmelitana è quando stava in silenzio ai piedi della croce. Il suo silenzio era più eloquente di molte parole.12.
Per i carmelitani anche il profeta Elia è un forte modello di vita contemplativa. La Parola di Dio lo ha interamente trasformato ed egli con zelo ardente l’ha proclamata ai suoi contemporanei. Stava alla presenza di Dio, pronto a servire e obbedire pagando di persona. Elia sfidò il popolo perché smettesse di zoppicare su due piedi (cfr 1 Re 18,21) nel senso di servire Jahvè e Baal. Ogni uomo è chiamato a operare una scelta. Il contemplativo è consapevole della tentazione sottile di evitare le implicazioni che nascono nel rispondere alla chiamata di Dio, sostituendo la nostra volontà alla sua. Chi è stato toccato dal fuoco della Parola di Dio rifiuta di accettare placidamente ogni tentativo di manipolare il nome di Dio per scopi unicamente umani. Elia sul monte Horeb era disponibile a incontrare Dio nelle sue nuove e inattese manifestazioni e a comprendere come Dio sia presente anche quando tutte le apparenze mostrano il contrario (cfr 1 Re 19, 9-13). La monaca carmelitana ha una vocazione contemplativa e profetica, o meglio la sua vocazione contemplativa include e ispira la sua vocazione profetica. Non è chiamata a predicare in pubblico ma la testimonianza della sua vita ricorda a tutti noi l’importanza di ascoltare la voce di Dio nella brezza leggera o nel suono del solo silenzio (1 Re 19, 12). Quando sentiremo questa voce, saremo trasformati per sempre.13.
Il fine della vita claustrale e di tutte le normative che la regolano è di creare il luogo ideale per accogliere e vivere il sublime dono di Dio: la contemplazione, attraverso la quale l’essere umano si unisce a Dio e quindi si purifica e trasforma. Il contemplativo guarda tutte le cose create con gli occhi di Dio e ama come se avesse il Suo stesso cuore. La contemplazione non è una scienza esatta, ecco perché i mistici, quando tentano di descrivere la loro esperienza, scelgono di esprimersi in poesia anziché in prosa La contemplazione non è mai un dono personale, ma per il mondo. Essa trasforma la persona rendendola capace di vedere tutto dalla prospettiva di Dio. Ciò richiede una profonda conversione del cuore perché il contemplativo ha costantemente sotto il suo sguardo l’ingiustizia e la mancanza di unità nel nostro mondo e tenta di adoperarsi maggiormente a che i valori del Regno di Dio diventino realtà.14.
L’avventura della vita umana è un processo di crescita nell’amore e parte essenziale di questo processo è la purificazione del cuore: senza la quale non si può amare nella verità. La purificazione è dolorosa perché attraverso questa notte oscura tutte le nostre pretese e illusioni devono cadere. Arriviamo così a comprendere nelle profondità del nostro essere che noi viviamo soltanto in virtù della grazia di Dio È facile dirlo ma altra cosa è capirlo fino in fondo. Per prima cosa dobbiamo passare attraverso la notte oscura che non è una punizione ma un segno dell’amore di Dio per noi e un segno che Dio ci libera perché diventiamo ciò per cui siamo stati creati. L’oscurità è più intensa quando l’amore di Dio raggiunge le parti più intime del nostro essere, ma più buia è la notte, più si avvicina l’alba.15.
Il Papa ha apprezzato molto lo stile di vita contemplativo e ha sottolineato la sua grande importanza per la Chiesa e per il mondo. Il valore di questo modo di vivere è che coloro che ad esso sono chiamati entrano coscientemente nel processo di purificazione e di trasformazione. San Giovanni della Croce ci dice: "... è più prezioso agli occhi di Dio per l'anima e di più grande profitto per la Chiesa una singola goccia di amore puro che tutti gli altri lavori messi insieme uniscono". (Cantico Spirituale B, 29.2). L’uomo che si è completamente purificato e dal quale risplende fortemente la presenza di Cristo, può fare molto più di quanto possiamo immaginare. In tal senso, un monastero carmelitano riflette l’amore e la presenza di Dio nel mondo.16.
Le Costituzioni delle monache carmelitane affrontano questo punto quando dicono: "La monaca carmelitana, fedele alla ricca tradizione dell’Ordine, presta un inestimabile servizio al popolo di Dio, consumando la vita nella presenza di Dio, nell’ardore della preghiera e nello zelo apostolico. A somiglianza di Elia, ispiratore del Carmelo, assume la linea profetica come caratteristica propria della vita, orientata all’ascolto interiore della Parola di Dio e ad una particolare testimonianza del Dio vivente e delle esigenze supreme del suo Regno. In intima unione con Maria, "libro nel quale è scritta la Regola nostra perché in lei è scritto il Verbo", si propone di vivere il mistero della sua vita interiore e dell’unione intrinseca con Dio in Cristo Gesù". (Cost. 22). E poi continuano: "Infatti, un’autentica vita contemplativa è necessariamente apostolica. Perciò lo spirito apostolico penetra tutta la nostra vita, di modo che l’orazione e l’immolazione sono animate dall’ardore ecclesiale e missionario, secondo l’esempio del nostro padre s. Elia: "Ardo di zelo per il Signore Dio degli eserciti (1 Re 19,10)" (Cost. 92).17.
La vita di clausura potrebbe sembrare un mondo molto piccolo e una riduzione in tal senso costituisce una tentazione costante per coloro che la vivono. Essa tende ad allargare il cuore della persona chiamata perché possa abbracciare il mondo intero. S. Teresa di Lisieux esclamava con gioia: "Ho trovato il mio posto nella Chiesa e questo posto, o mio Dio, me l’hai dato tu. Nel cuore della Chiesa mia madre, io sarò l’amore… così sarò tutto" (Man. B, 3V). Scoprì la sua vocazione personale e io direi la vocazione di tutte le monache carmelitane. Qualsiasi cosa facciano, dicano e pensino nel piccolo mondo del monastero ha un significato eterno e universale. In passato ho spesso incoraggiato a un contatto assiduo tra frati e monache per fomentare un maggior senso di famiglia tra di noi: siamo fratelli e sorelle. Abbiamo il compito sacro di aiutarci concretamente l’uno con l’altro, ma soprattutto in modo tale da poter vivere pienamente la nostra vocazione. Il modo più importante con cui le monache possono aiutare gli altri membri della Famiglia Carmelitana è attraverso il senso della preghiera e il sacrificio quotidiano. Dalla prospettiva contemplativa possono ricordare a tutti noi la comune vocazione profetica per testimoniare l’amore di Dio per i poveri.18.
Non riusciamo a valutare quanto la preghiera aiuti gli altri. È questione di fede e sappiamo dai vangeli quanto Gesù avesse stima della fede. La preghiera e il sacrifico di s. Teresa per gli altri sono ben conosciuti. Lei credeva che l’amore soltanto rendesse possibile agli apostoli predicare e ai martiri spargere il sangue. (Man. B, 3V). Tutta la Famiglia Carmelitana è unita nel e attraverso la preghiera che ci apre alla presenza e azione di Dio nella nostra vita.Modelli della vita claustrale
19.
La vita claustrale carmelitana ha santificato molte donne la maggior parte delle quali è conosciuta solo a Dio. La Chiesa ha beatificato o canonizzato alcune di loro additandole come modelli per tutta la Chiesa. Queste hanno una risonanza che supera i confini della clausura e testimoniano che Dio appaga il desiderio del cuore umano. Seppur questa mia lettera non intende descrivere tutte queste donne sante, desidero brevemente presentare alcune figure di spicco che restano esemplari per una vita di clausura.B. Francesca d’Amboise (1427-1485)
20.
La B. Francesca d’Amboise è riconosciuta fondatrice delle monache carmelitane in Francia. Con suo marito che divenne duca di Bretagna nel 1450, regnò come duchessa per sette anni fino alla morte di lui. Dopo vari incontri con il B. Giovanni Soreth decise di diventare monaca carmelitana e procurò i finanziamenti per la fondazione del primo monastero in Francia, che si costituì a Bondon, vicino Vannes nel 1463, con monache da Liegi. La B. Francesca le raggiunse nel 1468. Nel 1477 fondò un secondo monastero a Nantes. Ebbe anche una profonda influenza sulla legislazione delle monache carmelitane. Insistendo sulla stretta clausura, anticipò di un secolo la legislazione del Concilio di Trento.B. Giovanna Scopelli (1428-1491)
21.
La B. Giovanna era nata a Reggio Emilia in Italia e fin da giovanissima cercava di vivere una vita dedicata a Dio. Appartiene alla preistoria della monache carmelitane ed è una delle principali figure del Secondo Ordine in Italia. Ricevette grazie mistiche da Dio ma dovette soffrire un lungo periodo di purificazione interiore. Si può comprendere il suo cuore carmelitano dalla relazione profonda che aveva con Nostra Signora. Il monastero, fondato nel 1485, ebbe come suo principale scopo la preghiera per la Chiesa. La B. Giovanna con ventidue giovani donne si misero sotto la congregazione mantovana dell’Ordine. Fu lei la priora del monastero così come la guida spirituale. Non c’era tradizione di monasteri femminili carmelitani in Italia cui guardare per ispirarsi, ma con il suo ingegno seppe adattare i valori fondamentali carmelitani alla nuova situazione. Simili sviluppi stavano accadendo in Francia come si è detto sopra, in Belgio e in Spagna, sempre nello stesso periodo.B . Arcangela Girlani (circa 1460-1495)
22.
Altra nota figura nel consolidarsi delle monache carmelitane in Italia è la B. Arcangela. Entrando nel monastero di Parma assieme alle sue due sorelle nel 1477 prese il nome di Arcangela perché desiderava passare la sua vita nella lode di Dio proprio come gli angeli in cielo. Divenne priora non molto tempo dopo la sua professione e a breve la sua santità fu conosciuta in tutta la zona. Le venne chiesto di realizzare una nuova fondazione a Mantova. La storia dice che i cittadini di Parma era dispiaciuti di perdere la loro santa mentre i cittadini di Mantova ne gioivano. Questo entusiasmo medievale non si verificherebbe più ai nostri giorni ma dà indicazione di come un monastero contemplativo non sia finalizzato esclusivamente alla santificazione delle monache, ma testimonia l’amore che Dio ha per tutti gli uomini e le donne.Introduzione -- Le monache carmelitane -- Modelli della vita claustrale -- B.Francesca d’Amboise -- B. Giovanna Scopelli -- B.Arcangela Girlani -- S. Teresa di Gesù -- S.Maria Maddalena de’ Pazzi -- S.Teresa di Gesù Bambino -- Il futuro -- I Laici Carmelitani -- La Regola e i laici carmelitani -- La sfida -- Conclusione
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