25° di Fondazione del Carmelo S.Anna
in Carpineto Romano

22 Aprile 1979 - 2004

[articolo dell’Osservatore Romano - 15 aprile 2004]

Le monache del Carmelo sant’Anna, in Carpineto Romano, nella diocesi di Anagni-Alatri, celebrano in questi giorni il venticinquesimo anniversario di presenza nel piccolo paese poco distante da Roma: il monastero nacque infatti il 22 aprile 1979.

Dalle cinque monache che erano all’inizio ora ne sono in sedici; dalla comunità di Carpineto sono nate altre realtà, come il Carmelo di Cerreto (Grosseto), altre sono rinate, come quello di Sutri (Viterbo), ed altre stanno per nascere. "Un bisogno di novità ci portò dal nostro monastero di origine di Jesi (in provincia di Ancona) a quello di Sutri, nell’alto Lazio." Qui ebbe inizio l’avventura di quattro monache con Dio.

Benedizione inviata da Giovanni Paolo II
in occasione del 25° di fondazione
del Carmelo S.Anna

Un sogno... una realtà... Fu Don Goffredo Gavillucci, parroco in Carpineto Romano, in visita al monastero di Sutri, a lanciare la sfida: "A Carpineto c’è casa e chiesa: venite!". L’entusiasmo ce la farà cogliere e senza esitazione le monache partono. Il Vescovo della Diocesi di Anagni-Alatri, Mons. Florenzani, fu d’accordo.

Il 22 aprile 1979 le religiose toccavano il suolo di Carpineto Romano, che vide i natali del grande Papa Leone XIII, mediatore - in un certo senso - per l’entrata al Carmelo di S.Teresa di Gesù Bambino all’età di quindici anni.

Si correva sui sentieri dell’orizzonte di Dio e le cinque "pioniere" perseguivano un ideale suggerito dal Vaticano II: "La clausura si apra per farsi conoscere da vicino, se vuol essere ancora segno e fascino per i giovani".

Così, tra un pensiero e l’altro, le consacrate erano nella canonica di S.Giovanni, nuova dimora che sarebbe diventata per le sparute monache... sosta definitiva! "Per una settimana assistemmo al via-vai della gente interessata -spiegano - che voleva sapere, capire, conoscere." Forse tutti i cinquemila abitanti che Carpineto contava allora passarono al Carmelo. "Non c’è tregua!" ci dicevamo. "C’era chi veniva spinto da fede e speranza e chi mosso solo per curiosità. Ma tutti ci dimostrarono fiducia. Volevano sapere della nostra vita, della spiritualità carmelitana e ‘indagavano’ il motivo della nostra presenza in paese." Poi, d’improvviso, cadde il silenzio attorno allo sparuto gruppo e le quattro mura imbiancate di fresco suscitarono mille pensieri e iniziative.

A poco a poco la piccola Comunità tornò alla normalità di vita. Le giornate intense, il pieno ritmo di preghiera quotidiana, fanno quasi per incanto dimenticare che qualche cosa sta nascendo e deve trovare sviluppo.

Le giornate sono tutte uguali solo apparentemente, ciò che cambia è lo spirito che le anima. Ci si alza alle 4.30 e verso le 5.10 si è tutte in coro per la celebrazione dell’Ufficio delle Letture e Lodi Mattutine. Si termina la celebrazione verso le 6.30. Poi è tempo di preghiera personale: al Carmelo vi sono due ore di preghiera "solitaria", una al mattino e una alla sera. Così dalle 6.30 alle 7.30 della mattina e dalle 18.30 alle 19.30 della sera la monaca carmelitana rimane in cella per la meditazione personale.

La nostra comunità insieme a Mons.Iannone,
vescovo ausiliare di Napoli, carmelitano.

Alle 7.30 si partecipa alla Celebrazione Eucaristica. Dopo la Messa facciamo qualche minuto comunitario di ringraziamento al Signore che è in noi sotto le specie dell’Eucaristia e poi celebriamo in canto l’Ora Media (Terza). Verso le 8.30 circa ci si reca in refettorio per la colazione. Fino alle 9.30 si riordina la propria cella e le varie zone del monastero. Poi quelle di noi che sono in formazione hanno ogni giorno la loro lezione spirituale, mentre le monache di voti solenni si recano ciascuna al proprio lavoro.

Si tratta di lavori semplici, manuali e quasi "meccanici", in modo che, chi li compie, possa attendere con la mente e il cuore al Signore elevando a Lui pensieri e affetti. Naturalmente quando si lavora da sole o insieme alle altre sorelle si sta in silenzio, comunicando lo stretto necessario.

Il silenzio, infatti, è come l’anima del lavoro medesimo e di ogni altra occupazione al Carmelo: è l’aria che si respira, l’atteggiamento del cuore, un modo di vivere.

Il lavoro si protrae fino alle 11.30 circa. Suona la campana per andare in coro per l’Ora Sesta; segue l’esame di coscienza e l’Angelus. Alle 12.00 siamo in refettorio per il pranzo. Durante il pranzo e la cena c’è sempre una sorella che legge a turno.

Terminato il riordino, comincia la ricreazione nella quale si sta insieme, si parla, si scherza, si ride, si gioca (soprattutto d’estate all’aperto), si riferiscono le telefonate che ci sono state, le novità, le visite che si attendono, si danno avvisi comuni e, quel ch’è più importante, durante la ricreazione ci si comunica la gioia dello spirito: magari trasmettendo le une alle altre qualche pensiero spirituale che si vuole condividere.

Una foto dei primi anni: la comunità nel terrazzo,
con sullo sfondo i monti dell'Appennino laziale.

In estate stiamo all’aperto sotto un pergolato di vite vergine che ricopre il nostro piccolo terrazzo; d’inverno, invece, si sta in sala di comunità. Mentre ci si ricrea, si legge talvolta anche la posta più "spicciola" e si fanno piccoli lavoretti distensivi, come corone, oggetti devozionali, oppure si confezionano gli Scapolari (preparati e cuciti precedentemente).

Alle 14.00 circa suona il silenzio stretto: ci si ritira in cella. Alle 15.15 circa ci si ritrova in coro per l’Ora Nona, la visita al SS.Sacramento e la recita del Rosario. Terminato questo momento di preghiera, segue la lettura per tutta la Comunità, presieduta dalla Madre Priora. Nuovamente segue il tempo di lavoro (come al mattino).

Alle 18.00 vengono celebrati i Vespri, che sono sempre accompagnati dal canto; dopo il Vespro segue l’ora di meditazione personale in cella e, alle 19.30, la cena. Dopo cena nuovamente riordino e ricreazione. Alle 21.00 suona la Compieta, che è la preghiera che completa la giornata nella pace e nell’amore del Signore. Alle 22.00 tutte le luci devono essere spente.

Naturalmente questo orario a volte subisce inevitabili modifiche, sia per motivi interni alla Comunità, sia anche per visite inattese e inaspettate o per gruppi che, passando, esprimono il desiderio di incontrare tutta la Comunità o pregare con noi.

Ci si guarda indietro stupite: venticinque anni già trascorsi così velocemente! E diciamo: "che abbiamo fatto?". Bisognerebbe, invece, chiedersi: "Chi ha fatto tutto quello che noi oggi ammiriamo e festeggiamo?". Tre parole per dire tutto: è stato Lui, Dio.

Se non fosse Lui l’artefice di tutto, se non fosse Lui il conduttore delle nostre storie e della nostra vita, se non fosse Lui che nel tempo ci ha singolarmente e comunitariamente chiamate alla Sua sequela, il tutto, oggi, non ci sarebbe e non ci sarebbe alcun 25° di fondazione da ricordare. La nostra storia continua e il Signore, come sempre ha fatto finora, ci guiderà nel tempo e attraverso i Suoi tempi.

Per tutto ciò, e per tutto quanto è avvenuto nel silenzio della nostra vita, noi "esultiamo in Dio senza fine": è questo il motto che abbiamo scelto come programma per celebrare il venticinquesimo di fondazione.

Risuonano nella nostra mente le parole del Papa Giovanni Paolo II: "Voi non avete solo una gloriosa storia da ricordare e da raccontare, ma una grande storia da costruire!" (Vita consecrata, 110). E’ nostro desiderio celebrare questo quarto di secolo rivelando e manifestando le opere di Dio (cfr Tobia 12,7), i prodigi che egli ha compiuto in noi e per noi.

Abbiamo così realizzato un calendario murale che, accompagnandoci ogni giorno di questo 2004, ci ricorda di lodare sempre il Signore. In un fascicoletto sono raccolte le nostre piccole, semplici storie vocazionali, che fanno parte di quella grande storia da costruire, nella Chiesa e per la Chiesa.

Testimoniare l'assoluto primato
di Dio è l'impegno fondamentale
di ognuna di noi.
[Crocifisso del XII sec. - Matelica]

Con un’altra pubblicazione ricordiamo la nostra decana, Suor Maria Dionisia del Cuore Immacolato di Maria (morta nel 1997). E abbiamo poi raccolto delle semplici preghiere perché il popolo santo di Dio si unisca con noi nella lode del Signore.

Le celebrazioni del venticinquesimo avranno il loro culmine nella settimana che va dal 18 al 25 aprile. Ogni giorno della settimana vedrà il ricordo di eventi particolari e di persone che ci sono state vicine in questi anni. Saranno fra noi il Consiglio Generale dell’Ordine, il Priore Provinciale della Provincia Italiana con il suo consiglio, i Vescovi carmelitani in Italia - Mons. Lucio Renna (Vescovo di Avezzano dei Marsi) e Mons. Filippo lannone (Vescovo ausiliare di Napoli), il nostro Vescovo, Mons. Lorenzo Loppa.

Una mostra fotografica commenterà la Regola del Carmelo con le nostre foto. Una giornata intera sarà dedicata all’adorazione eucaristica, perché solo ai piedi del Signore possiamo attingere la forza per continuare in quest’opera che Egli ha iniziato in noi.

L’ultimo giorno delle celebrazioni, domenica 25 aprile, doneremo a tutti i presenti delle candele: è un ricordo per questo venticinquesimo. Vuole essere anche un impegno perché ognuna di noi sia sempre più luce del mondo, e - con la vita di silenzio e preghiera - sappia sempre testimoniare l’assoluto primato di Dio.

Una delle immagini simboliche fortemente evocative del Carmelo delle origini è costituita dalla chiesetta dedicata a Santa Maria: essa indica la centralità dell’Eucaristia come forza plasmatrice della koinonia fraterna.

La Regola del Carrnelo propone questa centralità in un contesto più ampio, dove emerge evidente il legame tra preghiera e vita: l’ascolto personale della Parola che si fa lode comunitaria, esige dai fratelli la prassi della comunione dei beni, la quale trova nell’Eucaristia la sua profezia e il suo fondamento. E l’Eucaristia assume forma esistenziale nel dialogo e nella riconciliazione mediante la carità e in uno stile di vita semplice e sobrio, attento ai veri bisogni dell’altro, capace di adattamento nelle situazioni.

Nel Carmelo è preminente il primato della Parola di Dio letta, meditata, pregata, contemplata e vissuta. La Parola è energia plasmatrice della koinonia fraterna (Regola 4, 7-11, 17-18) e dinamismo di crescita nella formazione dell’uomo spirituale (14-16).

Una fraternità aperta al mondo con uno stile di accoglienza premurosa e di disponibilità totale, maturato nel discernimento. Si tratta di offrire, con la forza della testimonianza e della comunicazione della fede, i frutti più maturi deI nostro stare davanti a Dio come fraternità contemplativa orante.

Da questo stile di vita deriva la "bellezza", in senso teologico spirituale, ovvero come armonia di vita modulata sulle qualità dell’Amore divino: capacità di kenosi, di comunione e reciprocità, di dono e gratuità. Capacità di stupirsi, di meravigliarsi, quindi coinvolgersi di fronte al nuovo che Dio suscita negli eventi della storia.

Tale bellezza, dimensione "estetica" dell’uomo spirituale, è presente in modo rilevante nel Carmelo. La Regola qualifica 1’uomo spirituale come uomo "rivestito" delle qualità di Cristo.


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