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Catechesi Rubrica a cura di Delia Colonnello |
La Giustizia e il suo fondamento
Ogni uomo e la collettività degli uomini, nell’atto di farsi consapevoli della propria origine ultima e del proprio fine ultimo, tentano di relazionarsi a Dio. Dio è la base della legge morale.
E’ importante prendere atto del fatto che Dio stesso ha deciso di rivelarsi. Dio è Trinità di Persone. Le Persone divine si rivelano proprio per realizzare un rapporto personale con noi in quanto persone.
Essere persona significa essenzialmente essere che si sviluppa e si relaziona agli altri.
Anche nei rapporti interpersonali, la prima base di conoscenza è nella rivelazione che la persona fa di se stessa: il mondo intimo resta chiuso impenetrabilmente fino a quando, la persona stessa non decide di rivelarsi.
Noi diventiamo alienati dalla realtà, quando il nostro "io" immagina di essere tutto, e riduce ogni cosa sotto il profilo della utilità e del piacere e perde il bene totale e reale.
Il bene, infatti, spesso viene identificato con il piacere, l’utile e il conveniente.
Esiste l’uomo che vuole prevalere. Il voler prevalere stordisce le persone: ciò genera una patologia di ambiente. Tra i vari esempi: le competizioni fra i partiti.
Alcuni Stati perseguono nella follia di creare più strumenti di morte che incentivi di vita.
Ed è significativo il fatto che l’accordo internazionale che ha avviato la distruzione delle testate atomiche è stato firmato l’8 dicembre, festa dell’Immacolata, avviando un processo opposto a quello della costruzione di questi ordigni di morte.
Gesù, nel discorso escatologico, dice: "Sapete chi è il Cristo?" Il Cristo è colui che vede un altro affamato, assetato, nudo, carcerato, ammalato e dice: questo è Gesù affamato; questo è Gesù assetato, questo è Gesù nudo; questo è Gesù carcerato; questo è Gesù ammalato.
Coloro che valorizzano il Cristo nell’altro, amano.
L’uomo non deve essere visto solo come soggetto produttivo, perché - anche quando non può produrre - ha sempre un valore altissimo che gli proviene dall’essere creato a immagine di Dio.
Si è nel giusto quando ci si relaziona alla reale entità delle persone. Per vedere l’uomo nella sua reale entità e valore, dobbiamo vederlo in ciò che Dio dice di Lui, dal momento che solo Dio sa chi è l’uomo e quanto vale.
Solo se siamo capaci di unirci nel bene, siamo uomini maturi.
Edith Stein (1891-1942), la filosofa tedesca, che passò dall’ebraismo alla perdita della fede, ritrovò poi nella croce la religione e tutto. Edith Stein, dopo un lungo e significativo cammino interiore, ad un certo punto capì che neppure con l’essere suora carmelitana avrebbe espresso la totale e piena realtà della dedizione a cui veniva chiamata da Dio. Bisognava che fosse proprio crocifissa, come Gesù Cristo, e lo fu.
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Per questo con la sua vita ed ancor più con il suo accettato martirio, offerto per la "salvezza del suo popolo" e di tutti gli uomini, illuminò il mondo, e determinò, attraverso la sua offerta, una speranza di salvezza anche per i suoi assassini.
La giustizia viene definita in astratto la virtù morale del "dare a ciascuno il suo". Invece per capire che cosa sia, bisogna domandarlo a Dio.
C’è la giustizia di Dio, c’è la giustizia delle persone, c’è la giustizia delle collettività, c’è la giustizia dello Stato, c’è la giustizia della legge.
Ci sono anche tante giustizie non "esattamente giuste". Anche la giustizia formulata nelle leggi dello stato è spesso colma di parzialità e di iniquità.
Per esempio, i magistrati non consideravano l’usura come reato, perché il codice non ne vedeva la realtà perversa. Per questo - dissi a me stesso - affinché i magistrati facciano qualcosa, bisogna cambiare la legge.
Bisogna inquadrare la giustizia nel suo giusto principio. Se la giustizia consiste nel dare a ciascuno il suo, quale sarà la conseguenza di tale giustizia? E da questa errata considerazione di se stessi che proviene la massificazione del denaro nelle mani di pochi.
Nella retorica propaganda di una pretesa legalità, ci vediamo rimandati ad una legalità sempre più formale, che altro non è che sostanziale ingiustizia.
Guardando in profondità dobbiamo dire che non possiamo fermarci a quello che è il principio etico, già di per se stesso tanto alto, che si esprime con le parole : "Non fare agli altri quello che non vuoi che gli altri facciano a te stesso ".
L’amore deve essere la capacità di andare oltre se stessi.
Esempio: come nasce una famiglia? Perché una ragazza sente di amare un uomo più di se stessa, un giovane sente di amare una donna più di se stesso. Per questo l’amore è un miracolo che avviene - come il regno di Dio - nel cuore dell’uomo.
E dobbiamo definire talvolta ambigue quelle correnti di una così detta scienza psicologica che riducono l’uomo a soddisfacimento dei propri bisogni.
Bisogna concludere che la prima giustizia è credere che Dio ti ami, e perciò non ti chiudi nella percezione del bisogno, nella obbligazione dei doveri: puoi vederti nella ricchezza dell’esser gratuitamente amato, e nella ricchezza sorgiva dell’amare.
In questa prospettiva l’amore scaturisce vivo e spontaneo.
Nella fedeltà alla Parola di Dio, sperimentiamo il valore della vera giustizia.
La Parola di Dio vissuta, fa camminare in quella unione tra Dio e l’uomo, per cui l’uomo può "essere" quello che Dio richiede, può essere il progetto di Dio realizzato, può vivere ed essere la nuova giustizia. Così la nostra giustizia sarà più grande di quella degli "scribi" e dei "farisei".
La giustizia non sarà più intesa come adeguamento a dei codici, o ubbidienza a tradizioni umane, ma consisterà nel lasciare operare Dio nella nostra vita, aspirando sempre a dei valori assoluti. La vita diviene così, per iniziativa di Dio, luogo di realizzazione di autentici miracoli.
Perciò gli uomini si affidano ai Santi, ed è bene soffermarsi sulla loro vita, perché niente è più forte, nel motivare le nostre azioni, che il modello vivente di una "vita riuscita".
Ricordiamo che noi stessi siamo i Santi attraverso cui Dio vuole operare miracoli.
Dobbiamo proclamare i prodigi di Dio nella nostra vita e con la nostra parola. Se non si parla di prodigi, non si parla neppure del Dio dei prodigi, e non si è né cristiani, né cattolici. Ma noi, grazie a Dio, lo siamo. Noi siamo prodigio di Dio. Dirlo è giustizia.
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