Madagascar: "Volontari in prima linea" |
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a cura di Benedetto Ingrao s.j. |
Partenza per Fandana
Come si fa a rifiutare l'invito a cena fattoci dal carissimo P.Zocco? L'indomani mattina si partiva per raggiungere Fratel Fazio ad Andonaka, ed in vista del lavoro che ci aspettava a Fandana, e dei luoghi della nostra missione, era bene che arrivassimo in forma e… ben rifocillati!
Durante la cena i commensali si complimentavano con noi, per il coraggio e la serenità che dimostravamo per questa partenza verso il sud, in piena savana, in un territorio dominato dalla tribù dei Bara, "famosi" e chiamati per tradizione: "ladri di buoi".
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Fr.Fazio, ideatore del progetto |
Ma dopo un giorno di viaggio eccoci arrivati l'indomani a Fandana, nostro campo base. Qui siamo stati accolti sia dal caloroso abbraccio di Fratel Fazio come dal sorriso degli abitanti del villaggio, un benvenuto accompagnato dal goioso vocio di tanti e tanti bambini, uno scenario che a dir vero è divenuto per noi normale, dopo tante esperienze "missionarie" in terra malgascia, ma che rincuorava e ci faceva sentire "come a casa nostra".
Cronaca incresciosa: alcuni villaggi appena rasi al suolo.
Durante la nostra prima cena ad Andonaka - molto diversa di quella precedente con P.Zocco - Fr.Fazio ci mise al corrente di quanto era accaduto qualche settimana prima del nostro arrivo. Nella zona si era verificato un furto di bestiame ed i gendarmi fecero un sopralluogo in un villaggio sospetto. Ma gli uomini del villaggio reagirono ed uccisero uno dei militari.
Questo fece scattare la reazione degli altri gendarmi i quali, quella notte stessa, circondarono i villaggi sospetti intimando a tutti di uscire. E lì all’aperto molti uomini furono uccisi, mentre le donne ed i bambini furono portati via. Per essere sicuri della "bonifica" i gendarmi buttarono delle granate nei villaggi distruggendoli completamente, causando la morte di quanti erano ivi nascosti, donne e bambini per la maggioranza.
Una cinquantina di fuggiaschi arrivarono di notte a Fandana chiedendo aiuto al Fratel Fazio: furono provvisoriamente ospitati, rifocillati ed al sorgere del sole ripresero la loro fuga.
L'indomani un gruppo di gendarmi arrivò a Fandana chiedendo conto a fratel Fazio dell'accoglienza notturna data ai fuggiaschi, ed egli - con molta serenità e fermezza - rispose: "Erano infreddoliti ed i bambini avevano fame. Ho dato loro quello che mi chiedevano, del cibo e qualche vestito… Cosa che faccio con tutti i poveri." I gendarmi restarono ammirati e salutandolo andarono via.
Ascoltando questi fatti non potevamo certo non commuoverci, ma nessuno di noi si è lasciato prendere da ansie e paure, ma comprendevamo ora il perché degli elogi che ci erano stati fatti per il nostro scendere fino a questa regione del sud, abbiamo capito insomma che eravamo davvero "in prima linea".
Testimonianze dei componenti della missione "Fandana 2005"
Carmela Ingrao
Quest'anno P.Sorbi ha dato vita a due colonie, una a Mananjary, affidata a Luana D'Amato, Maria Grazia Cozzubo e Federica Ciappone, insegnante di Milano; l'altra ad Andonaka, affidata a Nicoletta Santonico, Giovanni Croazzo, Mauro Castorina e alla scrivente, Carmela Ingrao.
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La piccola scuola del villaggio, cui accorrono ragazzi anche da 15-20 km di distanza. |
Ad Andonaka il nostro campo base era a Fandana, il villaggio dove Fratel Fazio ha creato il campo base del suo grande progetto di esodo urbano. Oltre alla colonia per i bambini, il gruppo aveva il compito non facile della costruzione di una condotta idrica per portare acqua pulita al villaggio.
Fandana: villaggio posto ai confini del mondo, dove cielo e terra rossa predominano su tutto. Nella immensa savana dove lo sguardo non vede confini, il "punto di riferimento" era diventato per tutti la robusta figura di Fratel Domenico Fazio, gesuita che da 45 anni opera in Madagascar e da alcuni anni è impegnato in un progetto molto interessante a favore di centinaia e centinaia di famiglie.
Fratel Fazio ha chiesto ed ottenuto dal Governo malgascio la concessione di migliaia di ettari di terreno, dove ha iniziato la costruzione di quattro villaggi per l'insediamento di quelle famiglie di Fianarantsoa che - rimaste senza lavoro, senza casa e senza cibo - erano disposte a trasferirsi in campagna, dove Fr.Fazio aveva promesso loro che avrebbero trovato una comoda casetta, data in proprietà assieme a parecchi ettari di terreno, che dovevano rendere fertile a vantaggio proprio e per avviare un piccolo commercio alimentare.
Durante il primo anno di insediamento, oltre ad aiutarli a dissodare il terreno, si insegna loro la tecnica della coltivazione sia del riso che degli ortaggi. Veniva assicurato il cibo per tutto il nucleo familiare. Per questi aiuti un grande grazie va ai numerosi benefattori che Fratel Fazio ha saputo sensibilizzare per questa grande opera umanitaria e sociale.
Per affrontare a Fandana il problema della scuola, oltre alle aule scolastiche Fr. Fazio ha costruito un vero "pensionato", per i bambini che, venendo anche da villaggi per così dire "vicini" (questo in questa zona vuol dire distanti in media 15/20 km.) oltre all'alloggio trovano vitto e vestiario per tutto il periodo scolastico. Prima d'ora molti ragazzi ormai grandicelli non sapevano neppure cosa fosse una scuola. Fandana è il centro vitale del "Progetto Fazio", che comprende - oltre alla scuola, al dormitorio, alla cucina e refettorio - un piccolo dispensario.
La chiesa è semplice e accogliente, già diventata luogo di culto frequentatissimo. I cristiani, la domenica e le feste, arrivano anche da villaggi molto lontani, percorrendo a piedi parecchie ore di strada.
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Giochi organizzati per i ragazzi di Fandana e dei villaggi vicini. Sullo sfondo la caratteristica collina che domina la grande savana di questa regione del Madagascar. |
E' in questo ambiente che abbiamo dato vita alla prima colonia a Fandana, con oltre 250 bambini, molti provenienti da villaggi molto distanti (più di due ore di viaggio in camion). In modo inatteso ma gradito il nostro gruppo si è arricchito di una giovane dottoressa, laureatasi recentemente in medicina: la simpaticissima Annarita di Bari.
Le giornate della colonia e tutte le attività ricreative si sono svolte in un clima di festa e di gioiosa armonia, nonostante il fatto che molti ragazzi non solo non si conoscevano ma provenivano da tradizioni diverse. Ma hanno subito socializzato.
Evidentemente l'ora dei pasti era molto attesa. Grazie ad una "piccola" benefattrice italiana, di nome Adriana, abbiamo potuto somministrare quattro pasti al giorno: colazione, pranzo, merenda nel pomeriggio e cena. I cuochi ed i loro aiutanti sono stati veramente deali "eroi": dar da mangiare a più di trecento persone, compresi gli aiutanti e gli assistenti, li teneva inchiodati davanti ai fornelli a legna… il cui fumo era assicurato in abbondanza… data l'assenza di canne fumarie!
Oltre al cibo abbiamo dato ai ragazzi e agli assistenti libri formativi, libretti della Storia Sacra a fumetti, oltre ad album con disegni da colorare, cosa che li affascinava e li abituava a concentrarsi in attività positive per il loro sviluppo.
Anche a Fandana abbiamo messo in atto il detto malgascio che dice: "Non si torna a casa a mani vuote". Così il giorno della chiusura della colonia a tutti bambini è stato dato un pacco contenente viveri, vestiti, caramelle, quaderni, biro, ed una coperta. Anche gli assistenti ed i cuochi sono stati oggetto della nostra riconoscenza. La festa di addio è stata allietata da canti e danze preparati per noi, secondo la tradizione delle varie tribù di provenienza.
Nicoletta Santonocito
A proposito del giorno di commiato, vigilia del nostro ritorno in Italia, ricordo come quel giorno arrivarono a Fandana i Capi-villaggio di provenienza dei ragazzi, cosa questa che in molti ha destato meraviglia, avendoci descritto il carattere chiuso e freddo della gente della tribù dei Bara. Erano stati colpiti dall'invito fatto ai loro ragazzi per partecipare a questa esperienza di colonia, ed hanno sentito il bisogno di venirci a ringraziare per quello che avevamo dato ai loro bambini, aggiungendo che ora non si sentono più soli e abbandonati.
Una visita inaspettata è stata quella di una troupe televisiva malgascia, che dopo aver ripreso le realizzazioni del Fratel Fazio, ha filmato la sistemazione di centinaia di famiglie, che da povere e senza lavoro, senza tetto, e spesso senza cibo, a Fandana e negli altri villaggi già realizzati sono diventate proprietarie della casa e del terreno che loro stesse coltivano.
Avevano ripreso anche la nostra attività di colonia, ma noi non sapevamo che il servizio era andato in onda sulla TV malgascia, e questo spiega perché, durante il nostro viaggio di ritorno, in molti posti ci salutavano con calore, dicendoci di averci visti in televisione! La cosa a dire la verità ci ha commosso, facendoci dimenticare privazioni e fatiche.
Dott.ssa Annarita (Bari)
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La grande pietra a forma di cappello di vescovo Carlo Carretto ha definito il "sogno messianico fra terra e cielo, E' questo Fandana, sembra che manchi tutto… |
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La Dott.ssa Annarita "Sai bene, o Signore, quali desideri ho nel cuore... Dammi la capacità di amare, di avere un cuore aperto a 360 gradi..." |
Giovanni Croazzo e Mauro Castorina
Mentre le Signore dirigevano la colonia, a noi due - oltre che provvedere a reperire al mercato gli alimenti necessari, ed a preparare i giochi per i ragazzi - era stato assegnato il compito di costruire una condotta idrica per permettere all'acqua pulita di arrivare al villaggio.
L'impresa si è rivelata più difficile del previsto, sia per l'ubicazione della sorgente, sia per la mancanza dei materiali adatti, che erano arrivati in Madagascar, ma non erano ancora sdoganati. Costretti a sospendere i lavori, ne abbiamo approfittato per fare una capatina a Mananjary, dove il gruppo guidato da Luana D'Amato gestiva la colonia loro affidata.
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Tramonto sulla savana a Fandana. Da sinistra: Nicoletta, la Dott.ssa Anna Rita e Carmela Ingrao. Si sente la fatica, ma più grande è la gioia di aver fatto sbocciare il sorriso e la speranza in tanti cuori... |
E' stata una gioia per tutti, anche perché abbiamo portato numerosi pacchi con materiale ricreativo ed alimenti per i ragazzi. Gioia durata pochi giorni, fin quando cioè una telefonata di P.Zocco ci avvertiva che il materiale idraulico era già nei magazzini, a nostra disposizione.
Tornati a Fandana, con i materiali finalmente idonei, siamo riusciti in due giorni di lavoro a portare l'acqua pulita al villaggio. Se tutti erano contenti, come si può immaginare, questo ha fatto in particolare la felicità di tante mamme, sia perchè non dovevano più fare faticosi viaggi al fiume, sia perché l'acqua pulita preservava la salute dei loro bambini.
La mancanza di tempo non ci ha permesso l'installazione di più fontanelle dentro il villaggio, ma contiamo di farlo il prossimo anno, se come confidiamo qualcuno ci aiuterà con qualche contributo a sostegno di questa missione umanitaria di primaria importanza. Dove c'è l'acqua c'è la vita, ma dove c'è l'acqua pulita molte malattie scompaiono e così anche i bambini di qui, possono crescere come i bambini di noi "bianchi"…
Alla vigilia del rientro anche noi salutiamo calorosamente il carissimo Fratel Fazio, che si potrebbe definire il "Mosè" di questa gente, attorniato da tanti bambini un poco tristi, e alcuni con le lacrime agli occhi. Sapete perché sono tristi e piangono? Perché dicono: "I bianchi ora se ne vanno e noi dobbiamo ritornare ai nostri villaggi. Ritorneranno l'anno venturo?" Fratel Fazio ci guarda negli occhi, sorride e ci dice: "Tornate, vi aspetto!"
Chi è Adriana, la piccola benefattrice?
E' una vivace bambina italiana, e ormai si può considerae come la "sorellina" di migliaia di bambini malgasci, perché - grazie alla sensibilità dei suoi genitori - ha saputo rinunziare a tanti regali, a tanti giocattoli, a tante collanine e braccialetti d'oro che gli amici, i parenti, i nonni volevano regalarle ad ogni compleanno, onomastico, per la Prima Comunione ecc.
Con la voce della mamma e della nonna Nuccia ha detto a tutti: "Grazie per tutti questi regali che accetto con riconoscenza per il bene che mi volete. Voi tutti volete farmi felice ed è per questo che ho deciso di donare tutto questo bene ai miei fratellini più poveri, che non hanno il necessario per vestirsi, mangiare, andare a scuola, e neanche un giocattolo con cui divertirsi. A voi tutti che mi volete bene, un grande grazie. Adriana".
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moscati@gesuiti.it |