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Giovanni Paolo II: una "nascita al Cielo" Egidio Ridolfo s.j. |
I giorni che hanno preceduto e seguito la morte di Giovanni Paolo II possono senz'altro definirsi "storici", tanto vasta è stata l'eco suscitata in tutto il mondo, che ha coinvolto non solo i cattolici, non solo i cristiani, ma anche i credenti di altre religioni, e al di là di ogni aspettativa. Persino tanti che si definiscono non credenti hanno parlato del valore della sua vita e della eccezionalità della sua testimonianza.
Ecco perché Piazza S.Pietro, non appena si è diffusa la notizia dell'aggravarsi delle condizioni fisiche del Pontefice, si è spontaneamente riempita di persone in preghiera, che volevano restare in stretta comunione con quell'uomo che sentivano ormai parte della loro vita, e che da dietro la finestra illuminata dell'ultimo piano del Palazzo Apostolico stava vivendo le ultime ore della sua esistenza terrena, l'ultima tappa della sua personale "Via Crucis". Giovanni Paolo II era ormai quasi impossibilitato ad esprimersi, mai come ora il suo fisico era diventato per lui una prigione … eppure, come ha dichiarato ufficialmente il suo portavoce Navarro Vals, avendo avvertito il grande afflato di preghiera e di affetto che saliva non solo dalla piazza ma dal mondo intero, ha avuto la forza di far comprendere queste parole che ha ripetuto più volte: "Vi ho cercato, siete venuti a trovarmi, per questo vi ringrazio…" |
![]() Giovanni Paolo II durante la sua ultima partecipazione |
Si riferiva a quanti, di ogni ceto e condizione sociale, di ogni paese, pregavano per lui, ma soprattutto ai giovani, per i quali ha sempre nutrito un affetto speciale, quei giovani che sulla scorta della Sacra Scrittura aveva chiamato "sentinelle del mattino", "sale della terra", "speranza del mondo", specie durante le "Giornate Mondiali della Gioventù", dove tra il Papa già malato e i giovani si era stabilito e via via rafforzato un feeling particolare: i giovani percepivano infatti attraverso la sua presenza, la sua parola, l'amore che Gesù ha per ognuno di loro, il suo desiderio di elevarli a Sé, valorizzarli al massimo, dare loro quella pienezza di vita che niente e nessuno sarà mai in grado di dare.
Come Giovanni Paolo II amava ripetere, siamo creati ad immagine e somiglianza di Dio", Dio ha messo in noi la nozione e il desiderio dell'infinito, dell'eternità. "Un baratro è l'uomo, e il suo cuore un abisso", dice la Scrittura, un abisso che solo la presenza di Dio è in grado di colmare.
L'esistenza terrena di Giovanni Paolo II si è conclusa alle 21.37 del 2 aprile 2005, dopo quasi 27 anni di pontificato, la folla che è accorsa sterminata aveva certo la comprensibile tristezza legata al distacco fisico, ma anche la serenità e la certezza che il Papa era quanto mai presente in mezzo a loro, e hanno iniziato a "dialogare" con lui in un modo più profondo, a pregarlo, a invocarlo come si fa con i Santi.

L'intensa partecipazione dei fedeli durante le solenni esequie di Giovanni Paolo II,
celebrazione presieduta dal Card. Ratzinger.
Tanti giovani hanno lasciato segni tangibili di questo "dialogo", attraverso biglietti più o meno colorati, disegni simbolici, lumi di ogni foggia che con la loro piccola fiamma oscillante simboleggiavano il fremito di tanti cuori, di tante anime scosse dall'evento ma "accese" e protese verso l'Alto…
La salma del Pontefice è stata poi scesa processionalmente nella Basilica di S.Pietro, ed ecco l'altro evento che - per le dimensioni che ha preso - era del tutto inatteso: l'accorrere spontaneo e senza interruzioni di fiumi sempre più grandi di folla di ogni paese, anche qui i giovani in grande maggioranza.
File che si allungavano a dismisura: sette, dieci, fino a dodici ore di lunghissima, davvero eroica attesa, anche di notte, solo per dare un estremo e breve saluto al Pontefice. Si stima in almeno un milione il numero di persone che si sono incolonnate per questo estremo omaggio, con una significativa percentuale proveniente dalla Polonia, nazione d'origine del Papa, per la quale Giovanni Paolo II era ed ancora di più ora è divenuto simbolo di riscatto storico, di libertà e lotta contro ogni totalitarismo.
Presentiamo in questo stesso sito la testimonianza di Elisabetta Nardi, insegnante di inglese, una delle mille e mille persone che hanno sentito l'impulso di venire a Roma nonostante conoscessero bene la difficoltà di un simile viaggio, un viaggio visto quindi come un vero "pellegrinaggio", come qualcosa di "dovuto" a un grande uomo che ha segnato la loro vita come quella della Chiesa e del mondo contemporaneo.
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