![]() |
Il nostro ultimo saluto a Giovanni Paolo II:
Elisabetta Nardi |
Mercoledì 6 aprile, in piena notte alle ore 1.00, un appuntamento particolare a Pollenza Stazione (Macerata): un pullman di pellegrini parte alla volta di Roma. Anche da questo angolo delle Marche ci uniremo ai tantissimi pullman che da tutta Italia, e dall'estero, cercano di raggiungere Piazza San Pietro per rendere l’estremo omaggio a Giovanni Paolo II, che già tanti chiamano "il Grande". E sappiamo che un fiume di altra gente con altri mezzi, in treno, aereo o con mezzi privati, sta confluendo verso Roma.
Già nel pullman si respira aria di commozione per l’evento che tutti noi pellegrini ci apprestiamo a vivere. Chi non serba, infatti uno speciale ricordo nel cuore per questo Papa che ha dato tutto se stesso per testimoniare fino in fondo il Vangelo?
![]() Giovanni Paolo II in uno dei suoi numerosi viaggi in Polonia. |
Finché Giovanni Paolo II era in vita ci eravamo quasi abituati ad assistere ai suoi numerosissimi viaggi in ogni parte del mondo, lo abbiamo visto venire anche da noi, nelle Marche, e l'ultima volta - l'ultimo suo viaggio! - è stato proprio nel celebre santuario mariano di Loreto, nel settembre 2004. Ogni volta erano folle oceaniche, occorrevano spazi straordinari per accogliere quanti - in ogni parte del mondo - venivano per ascoltarlo, per udire le sue parole, spesso nella loro lingua, date le note capacità "poliglotte" di questo Papa… Vederlo dunque non era più qualcosa di eccezionale, con l'osservazione che se molti meditavano le sue parole, per altri sembrava si fermassero nell'orecchio, non sempre arrivavano in fondo al cuore, come lui avrebbe voluto… |
Ma poi, lentamente, ecco… il silenzio! Progressivamente la malattia gli aveva reso più difficile comunicare, il suo parlare diveniva meno comprensibile, i suoi movimenti sempre più difficoltosi, tanto che ad un certo punto doveva essere trasportato, eppure tutti noi, puntualmente, ogni domenica lo aspettavamo incollati al televisore per la preghiera mariana dell'Angelus e per ricevere la sua benedizione, perché la visione anche veloce di quell’ "ammalato speciale", se da una parte ci rattristava per le sue condizioni di salute, però ci rassicurava nel profondo…
Ora non c’è più! O meglio, come la Chiesa si esprime, "è nato al Cielo"! Dopo un periodo di più intensa sofferenza quel suo corpo, martoriato dalla malattia e segnato dai postumi della violenza di un attentato, ha cessato di reagire alle cure e si è fermato per sempre!
Uno sgomento ha preso tutti, ed ecco il bisogno, la necessità che abbiamo sentito di partire, da tutta Italia, da tutto il mondo, per riempire i nostri occhi con un ultimo sguardo a quel corpo privo di vita, ma che resta la reliquia di un Pontefice che ha segnato la storia della fine del secondo millennio e ci ha introdotti nel terzo, ripetendo senza sosta che la nostra sola speranza è Cristo, e che Maria - di cui era straordinariamente devoto - è la via più sicura per arrivare a Lui.

La fila è lunga e occorre molta pazienza, ma c'è serenità e l'opportunità di conoscere tanti pellegrini
provenienti da ogni parte d'Italia e dall'estero. Qui un gruppo di maestre mostrano felici i disegni
e i pensieri che i loro piccoli alunni hanno dedicato al Papa... [Foto di Elisabetta Nardi]
La notte passa lentamente mentre il pullmann si avvicina a Roma, nella nostra mente si affollano questi e altri pensieri ripensando al suo pontificato, ed ecco che Il mio gruppo arriva nella capitale verso le 4.30 del mattino, e subito ci affrettiamo a raggiungere l’inizio della fila che si snoda da Borgo Pio per poi sfociare in via della Conciliazione e quindi in Piazza S.Pietro e all'interno della basilica… sappiamo bene che sarà un percorso di molte ore… L’aria primaverile è piuttosto fredda, è ancora buio…
Il nostro gruppo di cinquanta pellegrini era guidato da Giovanna e Marina, due attive catechiste, e ci mettiamo in fila tenendo bene in evidenza un cartello con scritto il nostro luogo di provenienza: "Stazione di Pollenza".
La fila sembra scorrere bene anche se con grande lentezza, i negozi sono ancora chiusi, ma non siamo certo soli: oltre alle migliaia di pellegrini ci sono le forze dell’ordine che vigilano e i volontari della Protezione Civile che distribuiscono bottiglie d’acqua.
Proprio il lento procedere ci dà modo di osservare lungo i muri dei palazzi moltissimi e spesso molto belli manifesti di commiato a Papa Wojtyla, immagini, disegni e colori di ogni tipo e lingua, foto forti e tenere che mostrano il Papa in atteggiamento di benedire i fedeli, o con l’immagine del Cristo della Divina Misericordia apparso a S. Faustina Kowalska, o ancora mentre stringe a sé un bambino…

Quando è già giorno pieno, il nostro gruppo di Pollenza Stazione (Macerata) entra in via della Conciliazione. Vediamo infine la Basilica di S.Pietro, ma l'attesa sarà ancora di parecchie ore...
[Foto di Elisabetta Nardi]
Tutti ricordano come fin da giovane Karol Wojtyla era stato conquistato dal messaggio che Gesù aveva affidato a Suor Faustina. E' stato proprio Wojtyla che ha istituito la festa della Divina Misericordia (dopo aver canonizzato Suor Faustina Kowalska), e non è certo casuale che il Signore abbia chiamato a Sé il Papa proprio la sera del 2 aprile, quando la Chiesa celebra i primi Vespri della festa della Divina Misericordia…
Comincia ad albeggiare… e la gente che abita nelle case del centro storico si affaccia alla finestra, sbalordita nel vedere quella fila già incredibilmente lunga ma ordinata… Ad ognuno che si affaccia la folla dei pellegrini lancia un saluto, quasi un richiamo a partecipare all’evento.
Si aprono i primi negozi, sono soprattutto le panetterie e i bar, i proprietari si impressionano a vedere quella "marea umana" già alle prime luci dell’alba e azzardano i primi pronostici: "Ci impiegherete almeno 10/12 ore!" E spiegano che il percorso è lungo dal momento che la folla viene fatta procedere verso San Pietro non in maniera diretta, ma serpeggiando per le varie vie laterali, per cercare di concentrare il più alto numero di persone nei pressi di San Pietro evitando di congestionare troppo la città.
In effetti il serpente umano si ingrandisce sempre più lungo le vie, il passo si fa più lento, verso le nove della mattina le pause si fanno sempre più lunghe, si procede sempre più a piccoli passi... Però non ci scoraggiamo, anzi così c’è almeno tutto il tempo per conoscere e parlare con persone da tutta Italia…o meglio da tutto il mondo! Un gruppo di maestre del Nord mostra come cimeli i disegni e le letterine dei loro bambini!
![]() Finalmente l'ingresso in Basilica! Cambia l'atmosfera: luci ovattate, |
Finalmente, e sono le 9.30, quando è giorno pieno, entriamo in via della Conciliazione. Qui osserviamo come la grande via è disseminata di maxi schermi che offrono in diretta la meta di tutti noi: le immagini tenerissime del Papa esposto alla venerazione dei fedeli all'interno della basilica… Questo ci dà la forza di continuare. Molti sono i segni di lutto che si vedono lungo la via: bandiere del Vaticano a mezz’asta e listate a lutto, cartelloni affissi sulle pareti dei palazzi che ringraziano Giovanni Paolo II, altri che reclamano una sua veloce canonizzazione. Il vedere davanti a noi la grande basilica di San Pietro fa credere a tanta gente di essere ormai prossimi all’entrata, ma non è così, c'è ancora una lunga fila da affrontare, il pellegrinaggio non è ancora alla fine… Comunque finalmente termina via della Conciliazione ed entriamo nel celebre emiciclo, tra le ampie braccia del celebre colonnato del Bernini. All'ingresso della Piazza è stata innalzata una particolare struttura attrezzata per permettere ai numerosissimi fotografi e cameramen di tenere sempre e facilmente gli obiettivi puntati su San Pietro e sulla folla di fedeli. |
E' certo che la folla aumenta e i passi diventano sempre più corti... Sapremo poi che essendo affluite molte persone sopra il ponte sul Tevere, la Protezione Civile e le forze dell’ordine sono state costrette ad aprire altri accessi per evitare che la città si paralizzi, e così il nostro gruppo della Stazione di Pollenza si vede sorpassato da migliaia di altre persone.
Ma nessuno protesta, la folla resta calma ed ordinata perché sentiamo ancor più nel cuore un grande desiderio di vedere Giovanni Paolo II costi quel che costi! La folla resta a volte silenziosa mentre altre volte diventa orante, preghiere e canti di ogni tipo che sembrano rimbalzare nei vari punti della fila e tengono alta la tensione spirituale.

Ed eccoci al momento culminante del pellegrinaggio: un ultimo saluto e una preghiera commossa davanti al
corpo di Giovanni Paolo II, immobile e inanimato, ma quanto mai vivo e presente e operante in Cielo, da dove
con Gesù ci ripete le sue celebri parole: "Non abbiate paura!" [foto di Elisabetta Nardi]
uniti nonostante la diversità di provenienza e di contesti sociali di appartenenza, tutti abbiamo un gran bisogno di raccontare e sentirci raccontare i fatti salienti di questo lungo e fertile pontificato, di ricordare le immagini di dolore e di amore che il Papa ha impresso nei nostri occhi e nei nostri cuori, di riferire aneddoti ed esperienze personali.
Giornalisti di ogni parte del mondo tendono l’assedio a noi pellegrini cercando di capire cosa ci ha spinto ad affrontare varie ore di viaggio ed una fila così estenuante per vedere per pochi secondi il Papa. Le risposte, diverse nella formulazione e nelle lingue, paradossalmente sono tutte uguali nel contenuto: "Mi sono sentita spinta ad andare", "Sentivo dentro di me il bisogno di rendere omaggio a questo grande Papa!", "Ha confidato in noi e ci affidato la sua speranza, venire qui è dunque un atto dovuto, il minimo da parte nostra", "E' stato l'unico Papa della mia vita, per me era ormai una persona di famiglia", ecc.
Intanto la folla, transennata, deve fare nello spazio di Piazza S.Pietro un percorso obbligato e serpenteggiante, anche per permettere alle forze dell’ordine di tenere tutto sotto controllo la folla, ma il clima che si respira è rilassato. Nessuno ha voglia di creare disordine, la folla conserva l'atmosfera di preghiera - a volte silenziosa, a volte orante - delle ore precedenti, è stato così dall'inizio e anzi questa concentrazione, ora che ci avviciniamo alla meta, è più intensa.

Particolarmente significativo questo disegno che accosta la passione di Cristo alle sofferenze del Papa. E' uno dei tanti omaggi spontanei che tanti pellegrini hanno lasciato, insieme a fiori, lumi e immagini sacre, lungo il colonnato del Bernini. [foto di Elisabetta Nardi]
Mentre procediamo lentamente, gli sguardi sono rivolti a quella finestra che tante volte si è aperta per mostrare negli ultimi mesi un Papa sempre più inerme e sempre più sofferente, ma sempre più desideroso di comunicare e dialogare. Lo sguardo si dirige spesso anche a quel bellissimo mosaico di Maria "Mater Ecclesiae" ("Madre della Chiesa")… voluto proprio da Giovanni Paolo II e che per questo porta impresso il suo "motto:"Totus tuus!"
Queste parole ormai hanno il sapore di un testamento spirituale lasciato al mondo, il suo invito a confidare con sempre maggiore intensità nella Madre di Dio. Un appello che per noi che viviamo in prossimità del santuario della Madonna di Loreto assume una forza e una suggestione particolare e "personale"…
Ormai alle porte della Basilica, la folla viene divisa in gruppi per permettere un accesso più ordinato all’interno. Il nostro gruppo della Stazione di Pollenza si è mantenuto unito nonostante tutto, stiamo per entrare e l’emozione e la stanchezza si mescolano… Si salgono le scale di San Pietro, il grande portone è aperto per accogliere il maggior numero dei pellegrini, la chiesa - volutamente - è scarsamente illuminata, il che mette in risalto l'intensa luce che viene dalla vetrata dove è l'immagine, sotto forma di colomba, dello Spirito Santo, il che da all’insieme un afflato mistico e altamente significativo.
La folla viene divisa un'ultima volta in due file da una transenna. Ed ecco arrivo infine davanti al corpo di Giovanni Paolo II: so già che potrò fermarmi molto poco, ma l'intensità della preghiera supplisce alla brevità di quegli istanti.
Riesco a scattare delle foto in rapida successione e a dire una preghiera molto veloce. Il personale addetto non ci consente di fermarci di più. La commozione mi sorprende, sembra tutto tanto grande intorno a quel corpo così conosciuto eppure ora così immobile, inanimato… che mostra nel viso e nel corpo i segni di una passione lenta e sofferta.
Esco da San Pietro profondamente colpita da quella fugace ma indelebile visione. Mi ritrovo con il resto del gruppo, attraversiamo il colonnato per andar via, dappertutto osserviamo altri altarini creati spontaneamente dai fedeli di questo papa così amato. Chi lascia un cero, chi un’immagine, chi una poesia, chi la richiesta di una grazia, perché ormai nel cuore di tutti c’è la certezza che questo Papa è un Santo e che presto la Chiesa lo proclamerà tale anche ufficialmente.
Mentre lasciamo la piazza un nutrito gruppo di Carabinieri si reca a rendere omaggio al Papa. Raggiungiamo il nostro pullmann. Inizia il viaggio di ritorno: lo viviamo conservando quell'atmosfera che ha caratterizzato questo pellegrinaggio così unico: un'atmosfera che è allo stesso tempo di gioia e di tristezza, tristezza di aver perso un padre, certezza che diventa gioia per la consapevolezza di avere in Cielo un potente intercessore. Grazie, Giovanni Paolo II !
![]() |
moscati@gesuiti.it |