La chiesa di Maria SS.Annunziata Otello Marcaccini | ![]() |
Dal volume di Otello Marcaccini: "Aliforni di San Severino Marche",
edizione a cura del Prevosto Don Domenico Martini, San Severino Marche 1947
Il Castello --
Il nome -- La Rocca -- Un po' di storia
L'antica Chiesa prepositurale -- La nuova Chiesa
-- La decorazione del 1911
La Chiesa del Castello era situata al di fuori delle mura e costruita in blocchi di arenaria segati e accuratamente sovrapposti Non era molto vasta giacché misurava 12,18 metri di lunghezza e 8,40 metri di larghezza. Lo stile è il gotico, come chiaramente si desume dalla parte rimasta intatta, a tre navate di identica altezza, divise da colonne, con l’altare maggiore rivolto ad oriente; la volta non molto alta con una ossatura sporgente di costoloni incrociantesi.
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della chiesa del Castello di Aliforni [Foto: Elisabetta Nardi] |
Davano luce alla Chiesa poche finestre, delle quali una è rimasta in corrispondenza del presbiterio, con archetto ogivale ricavato sulla pietra. Può dirsi però, dagli elementi rimastici, che lo stile non sia stato del gotico classico, ma che sia appartenuto al periodo di transizione con l’arte romanica.
La piccola Chiesa fu decorata, almeno nel presbiterio, da Lorenzo di Salimbene, uno dei tanti pittori della Scuola Sanseverinate fiorente nel '400. Si è conservato l’affresco principale che serviva da ancona per l’altare maggiore (1).
Esso svolge un tema caro agli artisti dei primo periodo della rinascenza: la gloria della Vergine. Ella è in piedi vestita di rosso con un manto celeste a risvolti gialli che la ricopre sino ai piedi, regge sulle braccia il Bambino. Sopra, un baldacchino a forma di uno snello tempietto gotico, sorretto da quattro esili colonnine, basate su ampio piedistallo, su cui si appoggiano, come per sorreggerle, quattro Angeli ad ali spiegate, che con le vesti svolazzanti a vivaci colori riempiono la scena di una smagliante festosità.
Lo sfondo: un drappo verde a fiorami, un cielo sereno. L’affresco ha in sé una ingenuità, un misticismo puro e soave, ed esprime nei volti una vitalità spirituale, e nei panneggiamenti un movimento composto ma non duro. Ai lati dell’affresco vi sono traccie di due santi Vescovi e Martiri, dei quali non può identificarsi il nome, come pure di un Santo.
Si entrava in chiesa da una sola porta a ponente ed una a mezzogiorno: una finestra rotonda avrà dato luce, una tenue e mistica luce alla navata e alle navate minori, non essendovi alcuna traccia di altre linestre nella parete a settentrione. Come tante altre la Chiesa Parrocchiale di Aliforni era dedicata a S.Maria.
Gli altari laterali erano due, addossati alle pareti e dedicati a Maria Vergine del Rosario e della Consolazione. I quadri relativi esistevano ancora nel 1759.
La chiesa di Aliforni, che può risalire all’epoca della costruzione del Castello, rimase così con le sue piccole dimensioni sino al 1824. In quell’anno era Prevosto della Parrocchia di Aliforni Don Alessandro Fiorani, il quale volle dare alla sua Chiesa una maggiore ampiezza. Si ricorse per il disegno ad un artista di chiara fama, Ireneo Aleandri (1795-1885), di San Severino, che l’anno prima aveva dato inizio all’imponente Sferisterio di Macerata. Il lavoro però andò a rilento, non si sa per quale causa, e solo dopo dieci anni, nel 1834, l’opera era compiuta.
Era rimasto però il vecchio campanile, e il Fiorani sentì il bisogno di elevarne uno più grande e consono alla nuova Chiesa. E nel 1842 un'esile torre campanaria, non paragonabile certo alla torre di vedetta del Castello, si innalzò ai di sopra dell’edificio sacro.
La benedizione della Chiesa del 1834 non bastò al longevo Prevosto, che desiderò venisse consacrata con un rito solenne. Così la sera del 14 giugno 1851 il Vescovo Mons. Mazzuoli si recò ad Aliforni con un gran seguito di Canonici ed altri Sacerdoti. Nella Casa Parrocchiale Mons. Mazzuoli racchiuse nella piccola pietra sacra le Reliquie dei S.S. Martiri Perpetuo, Purpurato, e di S.Prima, perchè esse, secondo la liturgia romana, fossero incluse neila mensa dell’Altare che doveva essere consacrato.
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[Foto: Roberto Cappelletti] |
Il giorno dopo, domenica 15 giugno, festa della SS. Trinità, il Vescovo, assistito dall’Arcidiacono e dai Canonici, nella maestà dei rito, consacrò la Chiesa terminando la lunga funzione con la Messa solenne. Il 15 giugno è quindi per la Parrocchiale di Aliforni giorno anniversario della sua consacrazione, la cui solennità esterna è rimandata alla prima Domenica di Settembre.
Qual’è stato il criterio che ha informato l’Architetto Aleandri nell’ampliamento dell’antica Chiesa di Aliforni? Egli, pur seguendo nei suoi lavori anche posteriori uno stile neoclassico, non aveva in disprezzo lo stile gotico, anzi volle, nella Chiesa di Aliforni, che ne rimanesse la parte principale e che le mura laterali servissero di base per la nuova costruzione. Difatti è rimasta intatta, sia all’interno come all'esterno, quella parte in cui era situato l’altare maggiore.
Ma l’Architetto, pur volendo seguire questo criterio di conservazione, ha voluto allungare la Chiesa e rialzarla nella maggior parte, dando un'orientamento opposto a quello primitivo, facendo cioè del lato ad oriente l'ingresso, con l'apertura di due ampie porte, e del lato opposto il presbiterio.
La nuova costruzione è a una sola navata divisa a tre campate, ricevendo luce da tre ampi finestroni semicircolari. La volta a botte più bassa di quella della navata è sorretta da sei colonne che danno un senso di misticità e insieme di imponenza.
Il Prevosto Mons. Consolati intese nel 1911 dare una veste decorosa alla sua Chiesa e affidò il lavoro pittorico ad un giovane allievo del Seitz, Guglielmo Ciarlantini di S.Ginesio. L’artista, che in questi generi di lavori era alle prime anni, ideò una decorazione che non si allontanasse troppo dallo stile della crociera antica, e intonò la sua opera alle forme simboliche ed allegoriche tanto care al gotico,
Nella volta, in uno sfondo ricchissimo di colori, sono rappresentati i simboli allusivi alla Vergine, tratti dal Cantico dei Cantici; quindi la mirra, la torre del Libano, la palma, la fonte sigillata, il pozzo di acqua viva, l’olivo, la torre di David e il platano che scorre lungo le acque. Campeggia sopra l’arco trionfale un cartiglio su cui sono scritte le parole che sono una sintesi meravigliosa delle allegorie sopra citate: Ecce Ancilla Domini.
Nelle pareti l’artista, in quattro grandi figurazioni a tempera, ha svolto gli avvenimenti più salienti della vita della Vergine. Nella prima a sinistra di chi entra: Gesù al Tempio, la visita di Maria ad Elisabetta. Nella parete di destra invece è raffigurata la Sacra Famiglia a Nazaret e l'ultimo quadro è dedicato alla Vergine Addolorata che insieme all’Apostolo Giovanni rifà la Via dolorosa del Golgota.
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eretto a poca distanza dalla chiesa di Aliforni nel 1946, su disegno del pittore Fammilume da Pollenza. [Foto: Elisabetta Nardi] |
Che cosa dobbianno dire del valore artistico? Il Ciarlantini volle darci una sacra decorazione unitaria, un’armonia semplice e delicata nei colorì e nei dettagli. Un complesso di forme vive che eleva, come era sua intenzione, l’anima dei fedeli oltre i confini dei sensibile e del reale.
Ai lati del presbiterio si ergono due cantorie, alquanto ingombranti a dire il vero, delle quali una, quella di destra, è stata tolta nei lavori attuali di restauro. In quella di sinistra vi è l’organo acquistato dal Consolati dal Capitolo di S.Maria Maggiore in Roma.
È un organo che porta una grande flrma: Catarinozzi da Afile, costruito nel 1716, dal timbro dolce e dai bassi che si accordano meravigliosamente con i suoni delle ottave superiori. Esso fu inaugurato, insieme alla decorazione, nel 1911, alla presenza di Mons. Giosuè Bicchi Vescovo di San Severino, dal Maestro Mari Direttore della Cappella Musicale della Basilica Liberiana.
A causa del turpe fenomeno dei furti di opere d'arte, un flagello che riguarda un po' tutto il patrimonio artistico di cui è ricchissima la nostra Italia, e che non ha risparmiato la pregevole chiesa di Aliforni, i preziosi arredi liturgici che erano presenti in questo tempio sono stati da tempo trasferiti in luogo sicuro, da parte delle competenti autorità.
E' stato messo in custodia anche il pregevole fonte battesimale che lo scultore francese Pulvier, non nuovo a San Severino per altri lavori eseguiti, ha scolpito nella seconda metà del secolo XVIII. È in legno a forma di tempio con tre formelle in funzione di sportelli mirabilmente intagliati. La formella centrale rappresenta il Battesimo di Gesù nel Giordano, quella a sinistra Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre, l'albero, il serpente tentatore; in quella di destra la cacciata dei Progenitori dal Paradiso: San Michele con la spada ritto sulla porta indica ad essi la via dei lungo esilio.
Nel campanile, costruito anch'esso dal Fiorani nel 1840, sono collocate tre campane. La maggiore del peso di kg. 200 ha una iscrizione che ci riporta all’epoca della sua fusione. "A. D. 1595 ad mentem sanctam, spontaneam honorem Deo et Patriae liberationem". La campana reca l’immagine dei Crocifisso e della Vergine con il Bambino. La seconda campana è del peso di 123 kg e la terza, a spese della Confraternita del SS.Sacramento, di 55 kg, ambedue fuse nel 1896.
È stato innalzato nel 1946, lungo la via poco sotto la Casa Parrocchiale, un piccolo monumento su disegno del pittore Fammilume da Pollenza. Il Prevosto Martini ha inteso con esso ricordare i morti dell’ultima grande guerra e nello stesso tempo le Sante Missioni svoltesi nel novembre 1945.
Esso consiste in una esedra dell’altezza di circa due metri, composta di massi di arenaria uniti insieme e divisi da filettature in cemento colorato. Nel centro, tra aiuole fiorite, su un blocco della stessa fattura, una grande croce di legno allarga le sue braccia; l’esedra è chiusa da due termini uniti da una grossa catena. Un’iscrizione, illuminata di notte da una lampada votiva posta nel centro del blocco, indica il duplice scopo. Lo stile rustico del lavoro si addice mirabilmente all'amhiente severo di ruderi e di massicce muraglie.
Nota
1. Lo studio recente di Raoul Paciaroni attribuisce l'affresco a Nicola di Ulisse da Siena. Vedi: Nuovo documenti su Lorenzo D'Alessandro e una conferma per l'affresco di Aliforni, Sanseverino Marche 2002.
* Sull'affresco della Madonna di Loreto nella chiesa del Castello di Aliforni, vedi pure: Maria luce di speranza - Considerazioni su un affresco di Aliforni, di Egidio Ridolfo s.j.
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