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Maria luce di speranza Egidio Ridolfo s.j. |
Entrando nella piccola chiesa del Castello di Aliforni (a poca distanza da San Severino Marche), l'attenzione si polarizza su un grande composito affresco che ha al centro la Madonna di Loreto, secondo la raffigurazione corrente dei secoli scorsi.
Iniziando ad osservare il tutto, da subito si ha la percezione di come il volto di Maria, la sua espressione, comunica serenità e dolcezza, ma è anche uno sguardo forte, che ispira certezza di protezione a quanti aprono a Lei il loro cuore e le si affidano come figli alla loro Madre.
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Particolare dell'affresco nella chiesa del Castello di Aliforni di San Severino Marche. [Foto di Roberto Cappelletti] |
Un corteo festoso di Angeli attorniano con leggiadri movimenti la Madre di Dio, sottolineano il suo essere Regina del Cielo e della terra, Regina dell'universo, ma si intuisce che l'artista ha voluto sottolineare come questo non crei distanza, disagio, timore, perché Maria è Regina ma è soprattutto nostra Madre, e non c'è niente di più immediato e più bello che il rapporto tra un figlio e colei che lo ha generato.
È questa la nostra comune esperienza, ma il cristiano sa che la maternità di Maria nei nostri confronti non è meno reale, concreta, anzi, supera ogni più puro amore materno che in terra si possa sperimentare.
E' soprattutto il Bambino, che Maria con delicatezza sorregge, che sembra proprio volerci confermare, esortare ad avere per Maria la più grande fiducia. Lo sguardo è assorto nel viso della Madre, con la mano sinistra sfiora lievemente il suo manto, l'atteggiamento tutto esprime gioia: si compiace di Lei ma vuole "coinvolgerci" in questa pura familiarità.
Varie sono state le ipotesi sull'identità dell'autore dell'affresco. Un recente studio di Raoul Paciaroni lo attribuisce a Nicola di Ulisse da Siena. In ogni caso l'artista ha saputo rendere magnificamente la profonda sintonia di volontà e di amore tra Gesù e la Madre, i due volti sono accomunati da una "luce" tutta particolare, che si svela come "trasparenza" dell'anima e del corpo glorificato.
Se come accennavo la solennità dell'insieme esprime la regalità di Maria, allo stesso tempo sottolinea lo splendore della sua umiltà, e occorre sottolineare come in questo l'artista sia riuscito veramente ad esprimere in immagini il celebre inno di Dante, che per la sua profonda ispirazione la Chiesa ha da tempo adottato come cantico liturgico: "Vergine Madre, figlia del tuo Figlio, umile e alta più che creatura…"
Il fondamento di tutto questo resta naturalmente il Vangelo. Gesù si è fatto nostro Redentore, ha offerto interamente se stesso per noi, si è fatto nostro cibo nell'Eucaristia, ma proprio al momento del supremo sacrificio, quando già la malvagità e stoltezza del peccato lo aveva appeso ad una croce, proprio allora ha voluto donarci quanto aveva di più caro: Maria sua Madre.
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Unica a conservare la fede in quel tragico momento che Gesù aveva accettato per la nostra salvezza, mentre tutti gli altri discepoli, salvo Giovanni, erano fuggiti lontano, Maria "stava ai piedi della croce", trafitta dal dolore ma ferma nel suo volere assistere il Figlio fino alla fine, e con nel cuore la speranza della sua Risurrezione.
E' questo il momento in cui Gesù si rivolge alla Madre ed esprime con parole sublimi la sua ultima volontà d'amore: "Madre, ecco tuo figlio!". E a Giovanni, nel quale ogni cristiano è rappresentato: "Figlio, ecco tua Madre!"
Tornando all'affresco di Aliforni, notiamo come gli Angeli abbiano tutti il loro sguardo rivolto verso di noi… La scena è degna della Gerusalemme celeste, ma - ancora una volta - l'artista ci comunica che tutto questo ci riguarda: gli sguardi di questi Spiriti celesti esprimono come la Gerusalemme del Cielo è in continua comunicazione con noi ancora pellegrini sulla terra.
Anche gli Angeli insomma sono della nostra "famiglia", e rivolgendo a noi lo sguardo ci invitano a partecipare della loro fede e del loro amore, assicurandoci del loro reale interesse nei confronti di ognuno di noi: non per niente la Chiesa parla di "Angeli custodi"… La Chiesa è questa "grande famiglia": Cielo e terra sono in continuo "dialogo", la preghiera è la "connessione" continua tra queste due realtà, i Santi sono nostri "fratelli maggiori" che intercedendo presso il Signore si preoccupano di aiutarci a tenere la giusta via per raggiungerli, e Maria, nostra Regina, ma anche nostra Madre e Sorella, pur nella gloria della Trinità non dimentica alcuno di noi, non è "quieta" se non quando come vera Madre ci avrà "generato" al Cielo…
Non è poco per l'artista autore di questo affresco, a metà tra la grande arte delle cattedrali e l'arte più popolare, in questa piccola chiesa di Aliforni, essere riuscito a trasmettere questa autentica "catechesi", che è poi sempre stato il motivo d'essere dell'autentica arte sacra…
Certo, l'affresco e l'insieme della chiesa, dedicata a Maria SS.Annunziata, si rivela bisognoso di un attento restauro, che auspichiamo possa realizzarsi al più presto, ma intanto non possiamo non dire il nostro "Grazie" a Giovanna, un'insegnante che da anni si prende cura di questo Tempio, a lei caro anche per motivi familiari. E' grazie alla sua opera che ancora oggi la chiesa del Castello di Aliforni può rispondere alla sua vera vocazione: raccogliere i fedeli del circondario per l'assemblea liturgica domenicale, la preghiera e altre liturgie.
Certo, l'organo tace ormai da molti anni, anch'esso in attesa di restauro, lo sostituisce una modesta tastiera elettronica, ma per il resto affreschi, altari, luci, arredi liturgici, conservano la loro funzione propria, si animano periodicamente per la presenza di Gesù Eucaristia, per la presenza viva dei credenti, e concorrono a confortarli, istruirli, incoraggiarli, così come hanno fatto per le tante generazioni che nei secoli precedenti ci hanno preceduto...
Sappiamo come tante chiese nella nostra Italia così ricca d'arte, di testimonianze della fede dei nostri padri, restano desolatamente sbarrate tutto l'anno, o al più - pur restaurate - servono solo come "scenario" di mostre d'arte, di artigianato o per concerti musicali. Questa piccola ma preziosa chiesa di Aliforni è invece - grazie alla "custode" sopracitata - ancora oggi uno "spazio sacro", in continuità con l'ultima solenne consacrazione del 14 giugno 1851, ad opera del Vescovo di Camerino Mons.Mazzuoli.
Così ancora oggi le tre campane di questo piccolo tempio mariano possono far risuonare i loro ritmici rintocchi, ora profondi ora tintinnanti, nel vasto orizzonte che il Castello domina, una volta fortezza militare, oggi solamente luogo ideale per la preghiera e la meditazione.
* Sul Castello di Aliforni, vedi pure: La chiesa di Maria SS.Annunziata nel castello di Aliforni di San Severino Marche , di Otello Marcaccini.
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